Pesticidi a colazione

Stampa / Print
Fonte: http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/376

Fonti
Nature 2005, 437: 24-25;
Boxer B, Waxman H. Human pesticide experiments, June 2005. United Sates Senate.La decisione finale è attesa per fine gennaio 2006, data entro cui l’Environmental Protection Agency (EPA) statunitense dichiarerà quale politica intende adottare in merito alle sperimentazioni umane di pesticidi. Tuttavia, a giudicare dalla proposta pubblicata sul sito dell’agenzia e sottoposta a commento pubblico per 90 giorni (il termine scadrà il prossimo 12 dicembre), l’industria dei pesticidi può ben sperare in un’apertura dell’EPA nei riguardi di una pratica che dire controversa sarebbe poco.Sebbene l’ente intenda vietare ogni tipo di sperimentazione che coinvolga bambini e donne in gravidanza, infatti, nella sua proposta ha di fatto ammesso la legittimità degli studi negli adulti, pur sottolineando che dovranno sottostare ai criteri etici e scientifici internazionali e che saranno valutati caso per caso prima di ottenere l’autorizzazione a procedere.Ma quali possono essere gli aspetti etici di sperimentazioni che prevedono la somministrazione di antiparassitari e diserbanti in dosi spesso di gran lunga maggiori rispetto ai livelli consentiti per legge?I pesticidi non sono farmaci, a differenza di questi ultimi sono studiati proprio per avere effetti tossici e non promettono alcun beneficio per la salute (ancora meno per l’ambiente). Tanto che nel 1996, con il Food Quality Protection Act, la stessa EPA abbassò di dieci volte la soglia dei residui consentiti negli alimenti e nell’acqua proprio per proteggere i bambini dagli effetti nocivi di queste sostanze.Quali, allora, le ragioni di questo cambio di rotta? La nuova normativa provocò la messa al bando di dozzine di veleni ma, paradossalmente, incoraggiò i produttori di pesticidi a riprendere i test umani (fino ad allora per la maggior parte rimpiazzati da quelli sugli animali) e a riesumare i risultati di studi a dir poco discutibili risalenti agli anni sessanta e settanta.Riuscire a provare che gli effetti sull’uomo sono meno gravi di quanto ipotizzato o anche solo stabilire con maggiore precisione la soglia oltre la quale una sostanza diventa pericolosa per la salute apparve alle aziende come l’ultima carta da giocare per contrastare la messa al bando di molte molecole prodotte.Preoccupata per il rifiorire di queste pratiche, l’EPA nel 1998 vietò l’uso dei test umani, formalizzando la moratoria nel 2001. Ma due anni fa, sotto la spinta delle multinazionali (sostengono i suoi oppositori), l’amministrazione Bush annullò il divieto, modificando la politica dell’Agenzia, che da allora ha accettato di valutare i risultati di ben 24 studi sponsorizzati dalle principali aziende produttrici e condotti a partire dagli anni sessanta fino al 2004.Sperimentazioni che rispecchiano gli standard etici stabiliti a livello internazionale? A giudicare da quanto è emerso dal report redatto da due senatori democratici che hanno analizzato 22 dei 24 studi condotti si direbbe proprio di no.In uno di questi esperimenti, le persone arruolate sono state esposte al MITC (metil isotiocinato), un pericoloso pesticida, parente stretto della sostanza chimica che uccise migliaia di persone a Bhopal, in India, nel 1984. In un altro i “volontari”, nella maggior parte studenti universitari e soggetti appartenenti a minoranze pagati 15 dollari all’ora, sono stati messi in una stanza contenente cloropicrina, un ingrediente attivo usato nei gas lacrimogeni, per periodi lunghi anche un’ora e per quattro giorni consecutivi. In altri esperimenti ai partecipanti è stato chiesto di ingerire a colazione, insieme al succo d’arancia, capsule contenenti pesticidi.Secondo l’analisi condotta dai due senatori, gli effetti negativi di questi studi sulla salute sono stati minimizzati. In uno degli esperimenti condotto dalla Bayer, per esempio, mal di testa, dolori di pancia, nausea, tosse ed eruzioni cutanee accusati dai partecipanti dopo aver assunto azinfos-metile per quasi un mese, sono stati attribuiti a malattie virali o alla loro dieta ma, ancora peggio, i soggetti sono stati spesso non adeguatamente informati sui rischi sanitari connessi con gli esperimenti o hanno firmato un consenso informato che di informazioni veritiere ne dava ben poche. E’ il caso, per esempio, di alcuni studi condotti in gran Bretagna nel 1998, nei quali il pesticida veniva descritto come un farmaco da assumere per via orale, o come una medicina per la cura delle piante. Il termine “veleno” non faceva mai la sua comparsa, al pari degli effetti collaterali più temibili, come disturbi respiratori e morte.La pubblicazione di questo report ha provocato dure reazioni nel Congresso americano, e lo scorso agosto, con l’Appropriation Act, è stato vietato all’EPA di utilizzare i fondi che ha a disposizione per condurre o analizzare studi che prevedano l’uso di cavie umane. Nel frattempo, però, dovrà decidere che tipo di politica intende adottare per il futuro e, come ha dichiarato a Nature Erik Olson del Natural Resources Defence Council (un gruppo ambientalista particolarmente attivo nella lotta alle sperimentazioni umane di pesticidi), “se le regole rispecchieranno le proposte pubblicate, saranno spalancati i cancelli per i test umani”.Simona Calmi, Pietro Dri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *