Legge 40: fine di una legge crudele

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La notizia che aspettavamo da tempo e che finalmente metterà fine ad una legge crudele, oscurantista ed illiberale come la Legge 40 sulla Pma. Le donne italiane potranno avere, non appena le indicazioni della Consulta saranno recepite dai legislatori, le stesse chances delle donne del resto del mondo e non saranno costrette ad andare all’estero per cercare di concepire un figlio attraverso la fecondazione assistita.
Quattro anni di applicazione della legge 40 hanno portato a quadruplicare il numero delle coppie che hanno deciso di investire nel turismo procreativo poiché in Italia non avrebbe potuto avere il giusto trattamento terapeutico e le stesse possibilità di riuscita.
Con la decisione della Suprema Corte salta il teorema che è alla base della legge 40: il limite massimo dei tre embrioni. I medici potranno finalmente usare criteri diversi per le 25enni e per le 40enni e si ridurranno, soprattutto, le pericolosissime gravidanze trigemellari (in Italia il 3,5%) che mettono a repentaglio la vita della madre e dei feti, e che hanno un elevato costo per la società.
Chi fino a ieri non ha fatto altro che tessere le lodi alla Legge 40, dopo la sentenza della Consulta, sarà costretto a farsi un esame di coscienza e valutare se sia davvero il caso di continuare a rappresentare gli interessi e i diritti delle donne italiane in Parlamento. A cominciare dal Sottosegretario Roccella che, dopo la presentazione dei dati sulla Pma in Italia presentati la scorsa settimana, ha continuato a dare un’interpretazione distorta e distorcente della realtà e che ancora adesso, dopo la decisione della Consulta, si limita a risposte ambigue non affrontando realmente il punto: la Legge 40 va cambiata, e al più presto; per dimostrare pieno rispetto per la libertà di scelta individuale e per la salute della donna prima che dell’embrione.

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