La tv del dolore

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Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/23218/la-tv-del-dolore/

di Mariangela Vaglio (Galatea)

Dove sono finite le interviste di una volta ? Oggi, come in una sorta di Grande Fratello collettivo, sembra di assistere piuttosto a delle sedute di analisi. Bei tempi, quelli della vecchia Tv. Quelli, per dire, in cui se qualcuno era intervistato era per qualcosa che aveva fatto, o sapeva fare, e in cui l’ospite, durante l’intervista raccontava di sé solo quel tanto necessario a chiarire alcuni aspetti della sua professione, o il perché di un certo impegno o di un progetto. Se invece si percorrono i palinsesti tv in un qualsiasi pomeriggio medio, ci si rende ormai conto che l’intervista professionale, o meglio, quella al professionista, è oramai un lontano ricordo del passato. Non perché non vengano intervistati professionisti dello spettacolo, sia chiaro, e neppure perché non vi siano fior fiore di giornalisti più o meno professionisti ad intervistarli. No, è che ormai le interviste tv sono diventate una succursale del confessionale del Grande Fratello, in cui la star, se anche ha una carriera di tutto rispetto alle spalle, viene invitata per raccontare bellamente i fatti propri, e più privati sono meglio è, manco fosse l’ultima velina passata per la Talpa. – LE CONFESSIONI DEI VIP – Venerdì 3 aprile, al pomeriggio, la tv era zeppa in ogni canale di questo esercito di volonterosi vip e semivip in fregola da confessione strappalacrime. Su Canale 5 una Barbara d’Urso in momentanea astinenza da starlette del Grande Fratello e Fattorie varie si accontentava di rimestare Povia, che non è più gay, non lo è mai stato, ma per non farsi mancare quel tocco di patetico che fa tanto vip inizio secolo, sdottorava sui suoi trascorsi da ragazzo che si faceva di spinelli e di altro, finché, beninteso, non ha trovato la sua strada grazie alla musica ed alla preghiera. Per non scontentare nessun ipotetico acquirente dei suoi dischi il Giuseppe Povia però assicurava che lui non è particolarmente credente, anzi è un credente così così, si potrebbe anche dire che non lo è per nulla: insomma, sulla laicità Povia pare confuso quanto il suo Luca rispetto al sesso, e come quello però lascia capire che basterà fare l’incontro giusto, a messa, per diventare il più santo dei chierichetti. Del resto, si sa, alle messe cantate c’è sempre bisogno di nuovi ragazzi del coro. – L’ APPARIZIONE DELLA MADONNA – Cambio d’ospite, ed ecco arrivare sul trespolo da intervistato Paolo Brosio. Avete presente Brosio, quello che si è fatto maltrattare da Fede per tutta Tangentopoli, stazionando davanti ad un Palazzo di Giustizia dove passavano grandi imputati senza riuscire ad incrociarne mai uno solo? E che dopo era divenuto una macchietta con mamma al seguito nelle trasmissioni culto di un Fazio ancora con venatura carognesca? Ecco, quel Brosio lì. Che avesse una vocazione al martirio ed una pazienza da santo era intuibile fin dall’inizio della sua carriera, solo che ora ha trovato una nuova collocazione, passando da Fede , nel senso di Emilio, alla Fede, nel senso di fervente conversione alla Madonna. Il Brosio, piantato dalla giovane moglie di punto in bianco, ha spiattellato nel confessionale catodico tutto il suo triste calvario: la moglie cubana che lo pianta dall’oggi al domani e si mette con un altro, con cui procrea allegramente un pargolo, e lui che ci dà dentro con droghe ed alcol, finché una mattina, strafatto, non vede la Madonna. Se quanto ha raccontato è vero, è strano che non l’abbia vista prima, con tutto quello che si sparava. Comunque, toccato dall’esperienza, il Brosio ora è convertito e contento, e gira per il video invitando i giovani a non darsi alla droga. In effetti, è meglio, se, anche quando si riesce ad uscirne, si rischia poi di finire come Povia o come lui. – SBATTI L’ OSPITE SUL LETTINO – Cambio di canale, e si va su Raidue, dove Alda D’Eusanio, veterana del genere, vuol dimostrare che le giovani leve della tv del dolore ad una vecchia volpe come lei fanno un baffo. Difatti si gioca la briscola intervistando Enrica Bonaccorti. Per chiederle qualcosa della sua attuale carriera? Per sapere come vive oggi una donna che, per qualche anno, è stata una indiscussa regina della Rai? Ma manco per i tacchi. L’intervista è tutta incentrata su fatti meramente personali e privati: la Bonaccorti racconta, con commossa partecipazione, come ha saputo della morte del padre, come ha vissuto il rapporto con la madre, parla di tanti sensi di colpa, di un suo vecchio primo amore mai dimenticato, della figlia. Insomma, una cosa a mezzo fra uno sfogo fra amiche e una seduta psicoanalitica, in cui lo spettatore di media sensibilità e buon gusto, dopo dieci minuti, comincia a sentirsi in imbarazzo come uno che ascolti da dietro la porta le confidenze delle vicine di casa. E soprattutto si chiede per quale motivo dei professionisti stimati dal pubblico per le loro capacità di intrattenimento (può piacere o no, ma Povia è un cantante, Paolo Brosio faceva più o meno il giornalista, Enrica Bonaccorti è una donna intelligente che ha fatto bene la conduttrice) si sentano però autorizzati a spiattellare al pubblico ogni loro più privato e personale tormento. Come se il nostro avvocato o commercialista ci tenesse due ore non a spiegarci le clausole di un contratto, ma a narrarci l’infelice storia della sua infanzia. Ragazzi, scusate, siete ammirati perché siete giornalisti o artisti. Siete pagati profumatamente per fare questo. Per favore, la seduta psicanalitica potete farla altrove e a spese vostre?

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