Bimbi vulnerabili meglio a casa propria che in affido

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Fonte: http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1145

I bambini vulnerabili (per es. coloro che hanno ricevuto abusi) stanno meglio con i parenti Winokur M, Holtan A, Valentine D. Kinship care for the safety, permanency, and well-being of children removed from the home for maltreatment. Cochrane Database of Systematic Reviews 2009, Issue 1. Art.No.: CD006546. DOI: 10.1002/14651858.CD006546.pub2. I bambini sono definiti vulnerabili quando non sono in grado di auto-proteggersi e si trovano in condizioni di insicurezza perché hanno un genitore affetto da malattia invalidante, vivono nella povertà, hanno subito violenza fisica o sessuale o sono loro stessi affetti da gravi patologie.
Per i bambini più vulnerabili, la possibilità di vivere insieme ai parenti stretti può essere l’opzione migliore, suggerisce un nuovo studio dei ricercatori Cochrane. Nell’ambito dei recenti casi di abusi su minori, lo studio potrebbe avere importanti implicazioni politiche. “Noi non sappiamo quale tipo di cura “fuori-dalla-propria-casa” sia migliore per i bambini. Ma la nostra ricerca suggerisce che i coloro i quali rimangono con i parenti stanno meglio di quelli che vengono inviati presso famiglie in affido” afferma il capo ricercatore Marc Winokur, che lavora al Social Work Research Center presso l’Università di Stato del Colorado, USA. Da 20 anni circa un numero crescente di bambini allontanata dalla propria casa e dai propri genitori per abusi o negligenza, è stata affidata alle cure dei parenti.
Questo riflette un cambiamento nel welfare e nelle politiche per favorire il benessere dei bambini vulnerabili. Nel 2005, circa 125mila bambini negli USA sono stati affidati ai parenti più stretti; lo stesso è avvenuto in Inghilterra, dove si è registrato un incremento dei bambini accuditi dalle famiglie o da amici, passando dal 6% del 1989 al 12% del 2005. Poca ricerca è stata effettuata sull’impatto delle cosiddette cure in famiglia rispetto ai tradizionali affidamenti – ovvero la custodia dei bambini da parte di genitori volontari, non legati da parentela. I ricercatori hanno revisionato i dati di 62 studi su bambini che hanno dovuto lasciare la propria casa. Le evidenze cumulate di questi studi hanno evidenziato che i bambini affidati ai parenti sviluppavano meno problemi di salute mentale e comportamentali. Inoltre rimanevano più a lungo nella nuova casa rispetto ai bambini dati in affidamento, che cambiavano più spesso famiglia. I ricercatori hanno evidenziato come la scelta della soluzione migliore sia strettamente legata alla storia personale del singolo bambino. Inoltre sottolineano come si sappia ancora molto poco dei fattori che in famiglia condizionano il benessere di questi bambini. Winokur ha invitato i politici a riflettere sui risultati positivi che hanno i trasferimenti dei bambini vulnerabili presso i loro parenti, trasferimenti che possono essere incoraggiati anche per i loro minor costi rispetto agli affidi. Infine ha sottolineato come gli affidi non devono essere dimenticati: ”Gli affidi rimangono un essenziale opzione di cura fuori-casa, siccome anche i bambini in affido positive ottengono importanti benefici e opportune sistemazioni dai parenti non sono sempre possibili”.

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