Ecco perchè in Italia c’è più ingiustizia

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I dati sulle dichiarazioni dei redditi 2007 diffusi oggi dal Dipartimento delle Finanze spiegano perchè l’Italia registra un tasso di ingiustizia sociale nettamente superiore agli altri paesi europei. Basti per tutti il dato sui più ricchi: è un’offesa all’intelligenza sostenere che a guadagnare oltre 100 mila euro sia lo 0,9% della popolazione; e che sopra i 70 mila euro si collochi appena il 2%. Sono percentuali di evasione fiscale da far paura, il vero scandalo italiano. Giustificato ora ex post con la falsa idea che a dichiarare i redditi reali e a pagare le tasse di conseguenza fallirebbero molte imprese. Balla colossale, tipica scusa dei furbi specializzati nel “chiagne e fotti”.

Per questo mi arrabbio quando vedo la destra populista cavalcare il sacrosanto furore della gente contro l’élite ristrettissima dei manager milionari. So bene che costoro hanno ricevuto retribuzioni illogiche, anzi, se le sono spesso elargite da soli. Ma farla finita con tale andazzo non comporterà alcuna limitazione delle disuguaglianze sociali se non venga richiamata contestualmente alla legalità la massa degli evasori. Nè possiamo illuderci di risanare il deficit di bilancio o tanto meno di investire in politiche di protezione sociale con questa falsificazione della ricchezza reale del paese.

da www.repubblica.it

ROMA – Il reddito medio degli italiani è di 18.324 euro. E’ quanto risulta dalle ultime dichiarazioni dei redditi disponibili (dichiarazioni 2007 su anno d’imposta 2006), diffuse dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. Il reddito complessivo è aumentato rispetto all’anno precedente del 5,7 per cento.

Otre 3 su 10 con meno di 10.000 euro. Il 35 per cento dei contribuenti italiani dichiara un reddito inferiore a 10mila euro. I più ricchi del Paese, coloro cioè che dichiarano oltre 100mila euro, sono lo 0,9 per cento del totale e sopra i 70mila euro è appena il 2 per cento degli italiani. La fascia di reddito più consistente è quella tra i 10mila e i 40mila euro (58,4 per cento). Il 51 per cento dell’Irpef è pagata dunque dal 10 per cento dei contribuenti con i redditi più alti.

Metà delle società in rosso. Sempre secondo i dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze quasi la metà delle società italiane è in rosso. “La quota di società con imposta positiva – si legge nel documento – ha raggiunto il 52,4 per cento del totale (circa 503mila), con una crescita del 3,5 per cento rispetto al 2005. Tali società con reddito positivo sono localizzate principalmente al Nord, anche se la loro quota nel Sud e Isole sul totale nazionale è aumentata dell’1 per cento rispetto al 2005″.

Al Sud si guadagna il 20 per cento in meno. Il Sud resta sul fronte dei redditi il fanalino di coda del Paese. Con un reddito medio complessivo di 14.626 euro gli italiani che abitano in queste regioni del Paese di fatto dispongono del 20 per cento in meno rispetto al reddito medio nazionale. Nonostante questo, nell’ultimo anno al Sud e nelle Isole il reddito risulta aumentato del 6,5 per cento rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda il tipo di reddito dichiarato, il 78 per cento è reddito da lavoro dipendente e pensione, il 5,5 per cento sono redditi da partecipazione, il 5,1 per cento redditi di impresa ed il 4,2 per cento redditi da lavoro autonomo. Tra queste tipologie di reddito, il valore medio dei redditi da lavoro autonomo (36.388 euro) è il più elevato (circa il doppio del reddito complessivo medio), mentre i redditi medi da pensione (13.046 euro) risultano essere i più bassi.

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