Veolia: contribuire al miglioramento della qualità della vita?

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Introduzione e traduzione di Monia Benini

Veolia è una multinazionale francese che da qualche anno ha invaso l’Europa comprando azioni di maggioranza di aziende di servizi essenziali come acqua (aumentandone le tariffe anche del 1000% come accaduto ad Aprilia) e rifiuti, oppure costruendo inceneritori in tutta Italia con risultati al vaglio della magistratura, come a Brindisi e Pietrasanta:Ma di cos’altro si occupa Veolia? Le attività sono descritte sul sito ufficiale, ma si può trovare qualche informazione utile anche attraverso la rete.
Una società francese gestisce i servizi di autobus israeliani negli insediamentiAdri Nieuwhof e Daniel Machover, The Electronic Intifada.
La campagna internazionale “Far deragliare Veolia e Alstom” sta acquistando slancio, attraverso il coordinamento degli sforzi per esercitare pressione sui giganti del trasporto francese Veolia e Alstom affinchè si ritirino dal progetto israeliano della tramvia di Gerusalemme che corre illegalmente in territorio palestinese. Con il suo coinvolgimento in questo progetto, Veolia è direttamente coinvolta nel mantenimento degli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati e la società svolge un ruolo fondamentale nel tentativo di Israele di annettersi irreversibilmente Gerusalemme Est (palestinese).
Veolia, per esempio, è fortemente coinvolta nel progetto con una quota del cinque per cento nel Consorzio City Pass che detiene il contratto con lo Stato di Israele per la costruzione della tramvia. La società francese ha anche un contratto di 30 anni in qualità di gestore della tramvia. Gli attivisti e gli avvocati provenienti da Israele, Palestina, Australia, Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito, condividono le informazioni e lavorano insieme per informare il pubblico, influenzare i governi locali e i politici, e intraprendere un’azione legale su questo problema.
Le attività di trasporto ferroviario leggero di Veolia a Gerusalemme non sono solo in violazione del diritto internazionale, ma anche in contrasto con gli impegni della società per quanto riguarda i codici di condotta e le convenzioni che regolano l’attività delle imprese multinazionali. Come società transnazionale, Veolia deve essere conforme alle norme internazionali che disciplinano la responsabilità delle imprese in materia di diritti umani. Questi includono: la Dichiarazione tripartita dei Principi sulle Imprese Multinazionali e la Politica Sociale (2000); le Norme delle Nazioni Unite sulla responsabilità delle imprese transnazionali (2003); le Linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali (2000), comprese le linee guida in materia di zone con governance debole; il Global Compact delle Nazioni Unite (2000).È da notare che Veolia non è solo uno dei partecipanti al Global Compact delle Nazioni Unite, ma (ironia della sorte, ndr) ha anche contribuito alla Fondazione per il Global Compact. I suoi primi due principi stabiliscono che le imprese dovrebbero sostenere e rispettare la protezione dei diritti umani internazionali nelle loro sfere di influenza, e assicurarsi che non siano complici di violazioni dei diritti umani. E’ evidente che attraverso la partecipazione nella costruzione e nella manutenzione del tram a Gerusalemme, Veolia si pone in flagrante violazione di tali disposizioni.
La dolorosa perdita da parte di Veolia di un contratto di $ 4,5 miliardi a Stoccolma è riecheggiata in Scandinavia. Alla fine del febbraio 2009 la commissione finanziaria della città di Oslo ha adottato una politica di chiusura delle attività con le aziende coinvolte in violazioni del diritto internazionale. Tale proposta politica deve essere ratificata dal Consiglio Comunale. I partiti a favore della scelta politica – il partito Laburista, il Partito Socialista di Sinistra e il Partito della Sinistra – detengono la maggioranza nel consiglio comunale. La forza trainante di questa posizione politica è lo storico membro del consiglio comunale della città Erling Folkvord del Partito Rosso. In un’intervista con la rivista elettronica Frontlinjer, Folkvord ha dichiarato: “questo sistema di trasporto stile apartheid rafforza l’occupazione e l’annessione di terre palestinesi. In questo modo il progetto contribuisce alla colonizzazione del territorio palestinese”. Veolia ha un contratto per la raccolta dei rifiuti a Oslo. Secondo Folkvord la nuova politica avrà conseguenze per Veolia a Oslo.
Veolia è non solo coinvolta nell’illegale tramvia a Gerusalemme. Nel dicembre 2008, The Electronic Intifada ha riportato i risultati del “Chi approfitta dell’Occupazione?”, da cui emerge che Veolia è anche coinvolto nel dumping illegale di rifiuti provenienti da Israele e dalla discarica degli insediamenti di Tovlan nella valle del Giordano. Veolia si rivela essere un fedele partner per Israele nella colonizzazione della Palestina. Dopo aver ricevuto un consiglio da qualcuno che partecipa alla campagna “Far deragliare Veolia”, la ricerca effettuata da “Chi approfitta dell’Occupazione?” conferma che Veolia ha in gestione i servizi di autobus 109 e 110 da Gerusalemme Ovest agli insediamenti nella West Bank; l’autobus Connex 110 passa attraverso la strada 443 in Cisgiordania e serve gli insediamenti di Mevo Horon e Givat Zeev. Gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati (OPT) e l’annessione di Gerusalemme est sono illegali secondo il diritto internazionale. Numerose risoluzioni delle Nazioni Unite e il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2004 sul muro di Israele in Cisgiordania hanno confermato che gli insediamenti violano l’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, in cui si afferma che “la potenza occupante non deve portare o trasferire parte della propria popolazione civile nel territorio che occupa “. Eseguendo servizi di autobus Veolia è direttamente coinvolta nel mantenimento degli insediamenti illegali negli OPT.
Nel dicembre del 2005, Amnesty International in Francia ha invitato Veolia a discutere le sue risultanze circa l’illegittimità della tramvia. La società rifiutò l’invito di Amnesty, ma informò di aver nominato un esperto legale indipendente per lo studio del file. A distanza di tre anni si può concludere che Veolia non è più tornata sulla questione delle attività illegali di Israele, che facilitano l’occupazione della Palestina.Gli attivisti ritengono che un giusto dibattito pubblico su questi temi potrebbe essere illuminato dalla pubblicazione da parte di Veolia dei pareri ricevuti: dopo tutto, che cosa ha da nascondere Veolia se è orgogliosa delle sue attività economiche nei Territori Palestinesi Occupati?

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