L’ondata dei sequestri di manager francesi potrebbe indurre il G20 a sequestrare i capitali presenti nei paradisi fiscali!

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Fonte: http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/04/londata-dei-sequestri-di-manager.html

Non so se il bellicosissimo presidente della repubblica francese, Nicolas Sarkozy, manterrà la promessa, fatta nel corso di un tour in provincia, di alzarsi e abbandonare il summit del G20/G21 che si apre domani a Londra, ma che oggi vedrà i faccia a faccia tra il nuovo inquilino della Casa Bianca e i leaders della Russia e della repubblica Popolare Cinese, ma credo proprio che ciò non si verificherà per il semplicissimo motivo che i principali protagonisti del tanto atteso incontro hanno già trovato un’importante intesa sul capro espiatorio prossimo venturo da dare in pasto a una davvero infuriata opinione pubblica e, cioè, i paradisi fiscali, quei luoghi più o meno ameni dove evasori fiscali di ogni ordine e grado, bancarottieri più o meno fraudolenti, dittatori di ogni latitudine, malavitosi più o meno organizzati, trafficanti di droga e di armi, terroristi più o meno teleguidati amano riporre i loro sudati guadagni al riparo dall’occhiuto interessamento delle agenzie fiscali dei paesi sparsi un po’ in tutto il mondo.

Ha iniziato la tostissima cancelliera tedesca Angela Merkel, che alcuni mesi orsono decise di attivare i servizi segreti della Germania che, trovata una prezzolata gola profonda operante nel principato del Liechtenstein, si impadronirono di una nutrita lista di contribuenti alquanto infedeli tedeschi e di altri paesi posti al di qua e al di là dell’Atlantico, una scoperta che, in un impeto irrefrenabile di generosità, Angela decise di spartire, a titolo peraltro gratuito, con le amministrazioni fiscali degli altri paesi interessati, mentre non si peritò di minacciare un allibito ‘sovrano’ del principato di Monaco di passare alle vie di fatto se non si fosse reso più disponibile alle curiosità del fisco tedesco e meno protettivo nei confronti di quella pletora di milionari che chiedono e spesso ottengono di eleggere a proprio domicilio fiscale la piccola località che interrompe la continuità francese della Costa Azzurra.

D’altra parte, è del tutto ovvio che in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo da poco meno di ventuno mesi, il ricchissimo bottino ospitato nelle località menzionate, alle Cayman, Jersey, Singapore, Hong Kong e chi più ne ha ne metta, un qualcosa che si aggirerebbe, secondo stime molto prudenziali, in ottomila miliardi di dollari, fa davvero gola ai governi dei paesi di tutto il mondo, anche perché, ove opportunamente sequestrato e unito allo sforzo finanziario complessivo dei paesi maggiormente industrializzati, potrebbe fornire un deciso contribuito per la realizzazione di quella massa d’urto che, seppur frazionale rispetto alle necessità, consentirebbe almeno di far fronte alle sempre più gravi emergenze che stanno letteralmente togliendo il sonno ai leaders politici mondiali e ai banchieri centrali statunitensi, europei e asiatici!

E’ bastato che un importante organismo sovranazionale facesse circolare nelle settimane scorse una nuova black list che includeva anche la Svizzera e il Lussemburgo, perché si avviassero frenetici contatti tra i governi di questi due paesi e gli Stati Uniti d’America per ottenere, a patto di concrete concessioni in termini di allentamento del segreto bancario e accordi di assistenza più cooperativi rispetto alle esigenze degli inquirenti e delle agenzie fiscali straniere, il depennamento da un elenco che per i governi dei paesi a caccia di risorse finanziarie aggiuntive è poco meno grave di quello dei cosiddetti paesi canaglia, un’altra lista che, anche grazie alla sfavorevole congiuntura economica, si sta davvero riducendo all’osso, anche perché è oramai chiaro ai più che, dopo la repentina riabilitazione del Colonnello libico, Muhammar Gheddafi, ci si appresta a perdonare anche l’Iran e la Siria, due paesi che possono svolgere un ruolo preziosissimo per risolvere la pluridecennale crisi mediorientale, quella irakena e, forse, anche quella afgana.

Ma Sarkozy ha in questi giorni ben altre gatte da pelare, in quanto dalle proteste più o meno civili dei lavoratori francesi nei confronti degli effetti davvero micidiali dellam tempesta perfetta sull’occupazione, si è passati davvero alle vie di fatto e siamo al terzo o quarto sequestro di top manager di imprese più o meno multinazionali che pensano di risolvere i loro problemi in patria attraverso energiche sforbiciate dei loro organici all’estero, Francia purtroppo inclusa, una nuova tendenza che ha ieri colpito anche il re del lusso, quel Francoise Henri Pinault, un figlio d’arte che si è anche regalato in moglie una delle più belle e intelligenti attrici americane, Selma Hayek, che ha passato ieri davvero un brutto quarto d’ora assediato nella sua auto da un centinaio di dipendenti che volevano fargli sentire le loro ragioni.

Solo chi non conosce la Francia e la sua davvero energica polizia, può non meravigliarsi per lo scarso interventismo dei gendarmi nelle sopra citate vicende, anche perché dopo il sequestro dell’amministratore delegato della 3M, conclusosi con un positivo accordo sui licenziamenti, è ancora in corso quello di quattro manager della statunitense Caterpillar (anche se nella notte uno è stato rilasciato per motivi di salute), un sequestro che va avanti da due giorni senza che i gendarmi irrompano in assetto di guerra nei locali della direzione locale della potentissima multinazionale che sta registrando un crollo del 50 per cento degli ordini delle sue enormi macchine utilizzate in particolare nell’edilizia.

Non vorrei infierire, ma non si è ancora sentita una parola di condanna per questa nuova forma di sequestri da parte di Sarkozy, mentre sono più che note le posizioni del presidente, così come quelle di Obama e e di Gordon brown sulla tragedia della perdita dei posti di lavoro che sta affliggendo i loro paesi e un po’ tutto il resto del nostro pianeta, così come sono note le posizioni dei tre leaders politici sulla questione dei bonus e delle liquidazioni plurimilionarie in euro, sterline o dollari non fa davvero molta differenza, che i banchieri, gli assicuratorie i top manager industriali continuano imperterriti a farsi attribuire dai più che compiacenti Board of Directors delle rispettive aziende, in molte delle quali iniziano a circolare testi con istruzioni per l’uso in caso di eventi come quelli che stanno avvenendo in Francia e che minacciano di verificarsi anche nel regno Unito e negli Stati uniti d’America!

Ricordo che il video del mio intervento al convegno della UIL sulla crisi finanziaria è presente nel sito dell’associazione FLIP all’indirizzo http://www.flipnews.org/ . Riproduzione della presente puntata possibile solo citando l’autore e l’indirizzo del blog

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