Due stupri e due misure

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Fonte: http://toghe.blogspot.com/2009/03/due-stupri-e-due-misure.html

di Fulvio Milone
(Giornalista)

da La Stampa del 13 marzo 2009

Racz resta in carcere, domiciliaci a un italiano che sevizia un ragazzo.

Uno specializzando del Policlinico di Messina, ieri, ha compiuto una violenza sessuale su un quindicenne che ha accompagnato la madre in ospedale.

La procura gli ha concesso gli arresti domiciliari e, soprattutto, non ha reso note le sue generalità: riservatezza giustificata da comprensibile garantismo, visto che l’indagato potrebbe poi risultare innocente.

Due romeni sono finiti in carcere a Roma il 18 marzo per lo stupro di una quattordicenne nel parco della Caffarella: i nomi con le foto, dati in una conferenza stampa, sono finiti su tutti i giornali; i siti web e i tg hanno trasmesso l’interrogatorio videoregistrato di uno di loro.

Del primo caso si sa poco. L’uomo avrebbe adescato il ragazzo, approfittando di un momento estremamente delicato per lui: sua madre stava facendo la chemioterapia.

Ha ammesso gli approcci, aggiungendo, però, che è stato il quindicenne ad avvicinarlo: giustificazione poco plausibile, che tra l’altro non fornisce alcuna attenuante al medico.

Ad ogni modo il provvedimento più blando come l’arresto in casa, e la riservatezza sul nome, potrebbero essere imposti dal fatto che la questura di Messina deve ancora chiarire come davvero siano andate le cose.

Della seconda storia, quella della violenza alla Caffarella, sappiamo con certezza che i due romeni non sono gli stupratori, perchè il test del Dna li scagiona.

Alexandru Loyos Isztoika e Karol Racz sono in carcere da 22 giorni, nonostante il Tribunale del Riesame abbia cancellato l’accusa di violenza sessuale.

Sull’estraneità del primo gli inquirenti nutrono dei dubbi, tanto che hanno ordinato di nuovo l’arresto di Isztoika per favoreggiamento nei confronti dei veri colpevoli, calunnia nei confronti di Racz (tirato in ballo da Alexandru nella confessione poi ritrattata), e autocalunnia.

Per queste nuove accuse Alex «il biondino» comparirà oggi davanti al giudice che dovrà convalidare o meno il fermo.

Le indagini continuano e dopodomani gli investigatori faranno un altro sopralluogo nel parco con la ragazza violentata.

Ma Racz che c’entra? «E’ un perseguitato – dice l’avvocato Lorenzo La Marca –. Con tutto il rispetto per la ragazzina che ha subito una violenza inaudita, anche lui è vittima in questa storia: nella vicenda della Caffarella è parte lesa, perchè Isztoika l’ha calunniato. E’ stato messo in mezzo come si fa con lo scemo del villaggio».

Caduta l’accusa per lo stupro nel parco, a Racz resta appiccicata addosso quella per un’altra violenza sessuale, compiuta il 21 gennaio su una donna di 41 anni a Primavalle.

Ma anche in quel caso le indagini vacillano.

La polizia scientifica ha accertato (come anticipato da «La Stampa» sette giorni fa) che il Dna dello stupratore non è suo.

La stessa vittima, chiamata in questura per il riconoscimento, non è certa che l’aggressore sia lui.

Racz, inoltre, sostiene di avere un alibi per quella sera («Ero in un campo nomadi, ho i nomi di chi può confermare»).

Karol «faccia da pugile» comparirà nei prossimi giorni davanti al Tribunale del Riesame e l’avvocato La Marca è convinto che giudici revocheranno anche l’arresto per lo stupro di Primavalle.

Nel frattempo, però, si dispera in cella.

Dice di essere un uomo finito: «Comunque si concluderà questa storia, per la gente rimarrò sempre il mostro della Caffarella e di Primavalle. So fare il fornaio, ma chi mi darà un lavoro? Di che vivrò?».

Racz, «lo scemo del villaggio», «l’escluso degli esclusi» come lo definisce La Marca, non ha precedenti penali, solo una multa per un biglietto non pagato in autobus.

Quand’era in Romania viveva in un orfanotrofio diretto da un italiano, dove lavorava («al nero», precisa l’avvocato), cuocendo il pane e i dolci.

E’ in Italia da tre anni, ha vagato fra Livorno e Roma.

Nella capitale guadagnava tre euro al giorno, facendo le pulizie nel settore serbo-bosniaco della baraccopoli di Primavalle.

Dormiva nella catapecchia del fratello, che è stato arrestato un mese fa.

«Dopo che l’hanno preso, mia cognata pretendeva dei soldi per ospitarmi, ma non ne avevo – dice –. Per questo, il giorno dopo lo stupro alla Caffarella, sono andato a Livorno – dice –. Lì avevo degli amici che mi avrebbero accolto. Ma la polizia ha detto che volevo scappare: mi ha arrestato ed è cominciato un incubo».

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