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Fonte: http://www.mentereale.com/

La vitamina B 17, contenuta soprattutto nel nocciolo (Gheriglio) di Prumis anneniaca (Albicocca), fu di nuovo al centro di interessanti studi, all’inizio degli anni ’70, da parte dei giapponesi.
E’ presente anche nei semini amari del Prunus amygdalus (Mandorla amara), della Prunus avium (Ciliegia), della Prunus domestica (Susina), della Prumispersica (Pesca), della Prunus spinosa (Prugna), della Malpighia punicifolia (Acerola), della Cydonia oblonga (Mela cotogna), nonché nei semini e/o nella polpa di diversi altri frutti.

Tale vitamina risulta particolarmente utile nella terapia oncologica, poiché sfrutta il diverso metabolismo delle cellule tumorali rispetto a quello delle cellule sane dell’organismo umano.
Le cellule neoplastiche, soprattutto se in anaerobiosi, presentano una elevata concentrazione di beta-Glucosidasi, con assenza di Rodanese: pertanto fagocitano subito la B 17, decomponendola poi per idrolisi in 2 veleni: benzaldeide e ioni cianuri; le cellule sane, invece, essendo normo-ossigenate e ricche di Rodanese, tendono a convertire rapidamente i due veleni rispettivamente in acido benzoico e tiocianati, entrambi innocui ed anzi utili per le stesse cellule sane. Secondo il giapponese Kanematsu Sugiura, la beta-Glucosidasi si ritrova nelle cellule tumorali di mammella, stomaco, utero, mesentere ed esofago, in concentrazioni molto superiori a quelle sane; l’enzima Rodanese è invece assente nelle cellule tumorali.

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