Stampa / Print
function fbs_click() {u=location.href;t=document.title;window.open(‘http://www.facebook.com/sharer.php?u=’+encodeURIComponent(u)+’&t=’+encodeURIComponent(t),’sharer’,’toolbar=0,status=0,width=626,height=436′);return false;} html .fb_share_button { display: -moz-inline-block; display:inline-block; padding:1px 20px 0 5px; height:15px; border:1px solid #d8dfea; background:url(http://b.static.ak.fbcdn.net/images/share/facebook_share_icon.gif?8:26981) no-repeat top right; } html .fb_share_button:hover { color:#fff; border-color:#295582; background:#3b5998 url(http://b.static.ak.fbcdn.net/images/share/facebook_share_icon.gif?8:26981) no-repeat top right; text-decoration:none; } Condividi

Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/01/episteme1.html

“E vedo che non possiamo sapere niente! Questo per certo m’incenerisce il cuore” (Goethe, scrittore tedesco del 1880 dall’opera “Faust”)“So di non sapere niente, e so a mala pena questo!” (Socrate, filosofo greco del 4° secolo a. C.)È curioso pensare come certi ragionamenti che ora appaiono sottili e sofisticati, che nel nostro mondo occidentale sono tornati alla ribalta ai primi del novecento dopo gli sconcertanti risultati dello studio della meccanica quantistica (fisica dei corpi microscopici) e della fisica relativistica erano già stati espressi in forme più semplici, ma fondamentalmente equivalenti, da alcuni filosofi del passato.
Quando ancora la distinzione fra poesia e filosofia non era ancora così grande, nel 500 a.C., il poeta e cantore (e filosofo) Senofane di Colofone scrisse:“Sicure verità conobbe mai nessuno e nessuno conoscerà,intorno agli dei e tutte le cose delle quali parlo,e se anche uno dovesse un giorno annunziare la più perfetta verità,questi non potrebbe saperlo: tutto è intessuto di supposizioni(…)non fin dall’inizio rivelano gli dei tutto ai mortali,ma nel corso del tempo troviamo noi, cercando ciò che è meglio”Non si potrebbe dare a mio avviso migliore semplificazione (teniamo conto che parliamo di un pensatore di 2500 anni fa!) di quello che è il problema fondamentale della conoscenza. La verità non si può neanche definire se non in maniera approssimativa, non è possibile per l’uomo giungere a nessuna verità assoluta, e se anche ammettessimo per assurdo che un giorno un uomo ci riuscisse, chi darebbe lui la garanzia che ciò che afferma corrisponde alla verità? Non esistono verità, ma solo congetture, supposizioni, teorie che funzionano abbastanza bene e che noi continuiamo ad utilizzare fin tanto che sembrano funzionano abbastanza adeguatamente. Non esiste verità ma solo interpretazione che consideriamo “vera” in quanto è “funzionale”, “utile” ad orientarci nella vita, a descrivere ciò che già conosciamo e a prevedere con discreta approssimazione ciò che potrà accadere nel futuro (come diceva Senofane “ma nel corso del tempo troviamo noi, cercando ciò che è meglio”): la scelta della nostra “verità” la facciamo in base a ciò che è meglio per noi.Il principio di falsificazione (non è vero quel che è vero, ma è falso quel che è falso)Il principio di falsificazione (enunciato dal filosofo Karl Popper) asserisce che non è possibile definire in positivo una qualsiasi verità, al contrario qualsiasi affermazione nel campo della “verità” è possibile solo in negativo. Tale principio rammenta in qualche modo la teologia negativa di Cusano il quale affermava che di Dio (fonte della verità assoluta) non si può dare definizione in positivo (affermare ciò che egli è) ma solo in negativo, ciò che egli non è.
Per essere più chiari non si potrà mai dimostrare che è “vero” che tutti i corpi vengono attratti dal centro dei pianeti, ma solo osservare che finora non è mai successo il contrario; tale osservazione ci fa supporre che tale comportamento si presenti in ogni luogo e in ogni tempo, ma la nostra supposizione non sarà mai una dimostrazione logica e assoluta. Possiamo solo dire che da più osservazioni ripetute siamo portati a formulare una legge (procedimento induttivo); se o quando si riscontrerà in qualche esperimento particolare (magari condotto in condizioni molto differenti da quelle dell’esperienza quotidiana, o forse a miliardi di anni-luce di distanza, o forse fra 10 miliardi di anni, o forse su un universo parallelo) una deviazione da questa regolarità, si potrà finalmente affermare che la proposizione “tutti i corpi sono attratti dal centro dei pianeti” è falsa. Con questo non si vuole necessariamente intendere che domani una penna lasciata libera di cadere verrà respinta anziché attratta dalla superficie terrestre, ma non si può neanche logicamente escludere che ciò avvenga. Semplicemente non siamo abituati a vedere un simile fenomeno e non lo riteniamo probabile, ma nessuno può affermare con certezza che sia impossibile.
Se un giorno vedessimo qualche oggetto lievitare a mezz’aria potrebbe essere che:a) le leggi fisiche siano cambiate nel tempo e/o nello spazio (difficile da credere per motivi che saranno chiariti in seguito)b) c’è qualche forza nascosta che opera senza che noi la siamo riusciti ancora a rivelarec) c’è qualche altro fenomeno già noto di cui non abbiamo tenuto correttamente conto; nel caso in questione possiamo in aver trascurato un parametro che ritenevamo in prima approssimazione non essenziale, quale ad esempio delle forti correnti ascensionali dovute a differenze di pressioned) il fenomeno avviene in condizioni sperimentali molto differenti da quelle finora osservate.
In altre parole alcuni dei parametri che entrano in gioco nella descrizione del fenomeno possono essere così differenti dai valori usuali al punto da modificare notevolmente la fisica del fenomeno stesso. Nessuno potrà mai assicurarci ad esempio, prima che venga fatta un’opportuna verifica, che in condizioni di temperature elevatissime o di forze elettromagnetiche fortissime (più elevate di quelle usualmente considerate e sperimentate) la caduta di un grave segua necessariamente le medesime leggi.
Quanto appena detto non va inteso come un tentativo per far dubitare del fatto che i corpi cadano verso la superficie terrestre, ma serve come esempio per capire i limiti del metodo scientifico che è basato su approssimazioni di fondo (scelta dei parametri essenziali). Tale esempio dovrebbe far comprendere inoltre che la natura non porta scritto al suo interno la forma delle leggi che ne regolano il comportamento e l’evoluzione: siamo noi che le deduciamo o che crediamo di dedurle (forse dovremmo dire che scopriamo delle regolarità con le quali riusciamo a costruire dei discreti modelli previsionali).
Siamo noi che interpretando i dati che ci fornisce la natura (o meglio i dati che noi raccogliamo estrapolandoli fra i tanti che ci può offrire la natura) creiamo teorie e modelli; non possiamo fare l’affermazione fin troppo forte e pericolosamente dogmatica che noi scopriamo le leggi della natura. In altre parole nessuno potrà mai garantirci che la nostra interpretazione sia quella “vera”, anzi ad essere più sottili dovremmo dire che:
a) non è detto che esistano delle leggi fisiche universali sempre e comunque valide (per quanto la conservazione dell’energia e della quantità di moto sembrano essere delle conferme indirette della costanza di alcune leggi fisiche)b) ammesso che esistano non è detto che coincidano con quelle che di volta in volta troviamo noi; d’altronde la storia della scienza insegna che leggi e teorie vengono continuamente cambiate, a volte solo affinate da lievi modifiche, a volte rivoluzionate da innovazioni sostanzialic) ammesso che un giorno trovassimo la “teoria delle teorie”, la “teoria del tutto”, nessuno potrebbe darci la garanzia che sia quella giusta. Solo un’asserzione dogmatica (fede assoluta nella scienza) e non dimostrabile potrebbe portare a tale supposizione.
Parafrasando potremmo dire che si può dimostrare solo il falso e mai il vero, o meglio ancora potremmo dire che il vero non è mai un “vero assoluto” come si pensa, ma relativo e precario. Ogni affermazione può essere vera solo fino a quando non si riesce a dimostrare il contrario, su ogni “verità” sta sospesa una spada di Damocle: se quella pretesa “verità” venisse contraddetta da una qualche esperienza, automaticamente se ne dedurrebbe la falsità (o quanto meno la sua limitata validità, relativa solo a contesti specifici, a condizioni particolari).
In fin dei conti si potrebbe affermare che tale principio non dice niente di nuovo, in fisica si impara che ogni legge ed ogni teoria ha un suo campo di applicazione, e nessuno ci può assicurare che al di fuori quel contesto tale teoria sia ancora valida. Ma gli uomini si affezionano troppo alle loro teorie e alle loro “verità” sino a farne degli idoli intoccabili.
Per altro ci sono sempre persone che prendono soldi e che gestiscono potere grazie alle vecchie teorie, persone che faranno di tutto per bloccare il progresso e per screditare gli “eretici” portando avanti la bandiera della loro “ortodossia”. State attenti a chi sbandiera la propria sicurezza mettendola al sicuro dietro affermazioni come: “tutti sanno che …”, “è universalmente riconosciuto che …”, “è stato scientificamente dimostrato che…”. Se a tali frasi non segue una dimostrazione sostanziata da una serie di dati affidabili allora vi trovate solo di fronte ai creatori di un dogma e non a scienziati, a portavoce di un’ortodossia scientifica che non serve il progresso ma che lo blocca. Solo il dubbio, solo la critica fondata su prove e dimostrazioni può servire al progresso, non l’automatica accettazione e la difesa acritica delle “verità” generalmente accettate.

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.