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Fonte: http://etleboro.blogspot.com/2009/01/una-bad-bank-per-nascondere-il-marcio.htm

Al centro del dibattito del World Economic Forum di Davos ritorna la crisi globale finanziaria, definita ben più lunga e pericolosa della grande depressione. Tra le proposte avanzate, quella che ha attirato maggiormente l’attenzione è sicuramente la “bad bank”, ossia delle entità bancarie che dovrebbero eliminare dalle banche gli “elementi tossici”. Si tratta di costruire un sistema bancario “parallelo” da mettere in quarantena per dare il tempo ai mercati di metabolizzare la crisi. (Foto: George Soros, sostenitore della bad bank)

La riunione del World Economic Forum di Davos sta scorrendo con l’assenza di funzionari americani dell’amministrazione di Obama, che in questo momento sta cercando di mettere insieme un piano di salvataggio da 835 miliardi di dollari. E’ un vero peccato, tuttavia, che non ci siano, in quanto la tavola rotonda ha intenzione di creare una commissione che analizzerà le 36 ore successive al crollo di banca statunitense Lehman Brothers a settembre. La volatilità del mercato che ne è derivata, nonostante l’intervento dei Governi ha dimostrato che le misure adottate non sono state poi abbastanza, tale che si fanno sempre più strada delle misure alternative. La proposta che ha attirato maggiormente l’attenzione è quella di creare delle “bad bank”, ossia delle entità bancarie che dovrebbero eliminare dalle banche gli “elementi tossici”. La Svizzera è stata la prima ad avanzare tale ipotesi, con la creazione, da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) di una banca-veicolo in cui mettere uno stock di titoli ed attività “di rifiuto” per 60 miliardi di franchi svizzeri. Allo stesso modo, l’amministrazione Obama sta seriamente prendendo in considerazione la creazione di una banca controllata dallo Stato per rimuovere le attività “tossiche” dai conti delle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti. Richard Parsons, il nuovo Presidente del CdA di Citigroup ha infatti incontrato con il Presidente degli Stati Uniti mercoledì, discutendo proprio la possibilità di istituire una banca che potrebbe assumere migliaia di miliardi di dollari di attività bancarie pericolose, o che comunque nessuno vuole.

La “bad bank” potrebbe essere gestita dalla Commissione Federale di garanzia dei depositi bancari (FDIC), come ente governativo che da anni gestisce i fallimenti bancari. Lo staff di Obama ha sostenuto che questa sarebbe una misura obbligata per “ripristinare la fiducia nei mercati finanziari e rivitalizzare il sistema del credito richiesto al Governo “, eliminando dalle banche le loro attività tossiche e passare poi alla ricapitalizzazione. “Liberando i bilanci delle banche delle attività che potrebbero ammortizzare continuamente, è possibile ricreare la fiducia degli investitori privati che reinvestiranno capitale, come accaduto con successo in Svezia nel 1990 “, spiega Sheila Bair, Presidente della FDIC. Con l’acquisizione di beni tossici mediante uno scorporo, si potrebbe anche rinegoziare i mutui a rischio sui quali sono stati acquistati e rivenduti dei prodotti strutturati, ed evitare, al tempo stesso, un ulteriore deterioramento delle loro nuove voci. La FDIC potrebbe inoltre finanziare l’acquisto delle attività tossiche non solo con il denaro, ma anche mediante l’emissione di obbligazioni garantite dal fondo di emergenza creato dall’Amministrazione Bush per sostenere il mercato finanziario, il TARP. Le attività potrebbero essere mantenute fino a quando l’economia non migliora e si trovano le condizioni di liquidità nel mercato. In alternativa, la “bad bank” potrebbe finanziarsi chiedendo alle banche di dismettere alcune attività e smobilizzare capitale. Sono state prese in considerazione anche altre possibilità, come iniettare direttamente capitale nelle banche da parte degli azionisti, soluzione che non piace alle fondazioni in quanto sarebbe “un ulteriore rinvio della definizione della crisi”. Allo stesso modo, come è stato fatto già per Citibank o Bank of America, lo Stato potrebbe dare una garanzia, raccogliendo le perdite delle banche per una certa quantità di beni tossici.

Occorre considerare però che le perdite nel sistema del credito potrebbero superare un totale di 2.000 miliardi di dollari, considerando inoltre che le banche hanno accertato meno della metà delle proprie perdite, e dunque potrebbe toccare una somma di 3.000 o 4.000 miliardi di dollari. Ricordiamo che lo scorso anno il Senato ha votato la costituzione di un Fondo per salvare il settore finanziario, il TARP (Troubled Assets Relief Program), pari circa a 700 miliardi di dollari. Circa 350 miliardi sono stati già utilizzati – o sprecati – per la ricapitalizzazione delle banche, mentre la seconda metà dei fondi disponibili, 50 miliardi di dollari potrebbero essere utilizzati per aiutare i proprietari ad evitare il sequestro delle loro case, mentre il resto è per le banche. Il nuovo Segretario del Tesoro, Tim Geithner, dovrà determinare il modo di utilizzare il resto del denaro e, soprattutto, convincere il Congresso a liberare risorse supplementari, che intanto chiedono una maggiore trasparenza nella gestione del Fondo. D’altro canto, pur escludendo del tutto una possibile nazionalizzazione del settore bancario, lo stato Americano dovrà comunque andare in soccorso di AIG, Fannie Mae e Freddie Mac, mentre detiene già il 6% di Bank of America e il 7,8% di Citigroup, tale che la parziale nazionalizzazione è inevitabile.
Ad ogni modo, il piano di salvataggio delle Banche in un certo senso è già fallito, tale che ormai si sta cercando di costruire un sistema bancario “parallelo” da mettere in quarantena per dare il tempo ai mercati di metabolizzare la crisi. In realtà, è come fare un condono degli errori del passato, omettendo ogni condanna del caso, e lasciando che il mercato finanziario continui a funzionare come ha sempre fatto. Sarebbe dunque questo il miracolo finanziario promesso da Obama? Un’opera di ingegneria finanziaria che va a nascondere le malefatte del passato, sopravvivere nel presente.

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