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In data 7 febbraio, il giorno dopo questo articolo, Facebook ha riattivato l’account di Giovanni Panunzio. Sono soddisfatto per il lieto epilogo. Siamo abituati a considerare il web come il più grande spazio di libertà mai apparso dopo l’invenzione del passaparola. Inneggiamo ai grossi social network come YouTube, Facebook, MySpace e alla nuova lampada di Aladino, che non manchiamo di sfregare quotidianamente nella speranza che la nostra chiave di ricerca apra la porta dei nostri desideri: Google. In realtà ci consegniamo mani e piedi ai giganti della rete.
Quello che non passa in televisione, non esiste. Anche quello che l’azienda di Mountain View non riporta tra i risultati non esiste. Quando Google decide che il tuo sito web non è conforme e smette di indicizzarti, le tue visite crollano. Lo stesso ordinamento dei risultati risponde a precisi algoritmi. Gli algoritmi alzano o abbassano il tuo page rank, e gli algoritmi li fanno gli uomini. I navigatori sono pigri: molti non scrivono neanche più l’indirizzo di un sito nella barra di navigazione. Lo scrivono nel campo di ricerca di Google. Di recente, Google è stato irraggiungibile per buona parte della giornata. Nessuno trovava più niente. E’ stato il panico: sembrava fosse scoppiata la terza guerra mondiale. Dimmi dove navighi e ti dirò chi sei. Google sa!
YouTube è il simbolo della rivoluzione mediatica. Siamo passati dall’avere ognuno la propria televisione al fare ognuno la propria televisione. Ci sfidiamo a colpi di visualizzazioni, fieri dello sforzo e della fatica necessari a raggiungere cento, duecento, mille iscritti. YouTube siamo noi. Il contenitore non è niente senza il contenuto. Eppure i canali svaniscono nel nulla, all’improvviso. Spesso senza una spiegazione. Ti colleghi e… puff! Cucù: il tuo profilo non c’è più! Un laconico messaggio ti informa che il tuo canale è stato sospeso per una generica violazione dei termini contrattuali. Se provi a contattare qualcuno, rimbalzi contro un muro di gomma. Non importa quanto lavoro, quanto tempo e quanti soldi ti siano stati necessari per riempire di contenuti il tuo spazio. Non importa quanto valore hai conferito al portale che ti ha ospitato, permettendogli di crescere, di acquisire popolarità e mercato. Non importa quanto sia importante per te la rete di contatti che hai sviluppato grazie al moltiplicarsi di iscritti ed amici. Il tuo asset non vale più niente. Non c’è nessuno con cui tu possa parlare. Hai perso tutto. E’ come un videogame: ti fanno fuori e devi ricominciare da zero.
Facebook è, secondo il Guardian, l’anagrafe della CIA. Firmiamo quotidianamente tonnellate di carta per garantire i nostri dati personali, in piena conformità con la legge sulla privacy. Poi ci consegniamo spontaneamente al più grande sistema di schedatura collettiva mai concepito. Non solo conferiamo tutti i nostri dati anagrafici senza battere ciglio, ma redigiamo una precisa mappa di tutti i nostri amici e di tutti i nostri parenti sparsi ai quattro angoli della Terra. Se un giorno ci venisse mai in mente di scappare, non ci sarà più una sola porta alla quale bussare senza trovare un lampeggiante pronto ad accoglierci. Al confronto, il marchio a fuoco sulla pelle degli ebrei era solo un maldestro esperimento. La Rai sarà costretta a cambiare nome a Chi l’ha visto, che si chiamerà Chi l’ha Taggato! Mi diverto sempre molto quando qualcuno crea un gruppo contro la schedatura di massa… E lo crea su Facebook! Ancora una volta, anche qui, il contenitore non è niente senza il contenuto. E ancora una volta, anche qui, il contenuto sparisce senza lasciare traccia. Mesi, anni di lavoro e dedizione per costruire la tua community… Un solo click per vanificare tutto. Nessuno con cui parlare. Porte e finestre sigillate. Se ti agiti, sbatti contro pareti imbottite di materassi.
I grossi social network sono giocattoli divertenti, ma non affidategli la vostra vita. La libertà, quella vera, passa dai blog, dai nomi di dominio acquistati individualmente, dalle piccole piattaforme di blogging, meglio se gestite autonomamente. Libertà significa potersi gestire in maniera indipendente la propria lista di contatti, significa iscriversi alle newsletter, rispolverare la cara vecchia rubrica, importare gli indirizzi email.
Dobbiamo imparare a mettere il blog al centro. Per chiudere un blog bisogna metterlo sotto sequestro. Sequestrare un blog fa notizia!Invece da YouTube, da Facebook, perfino da Google si sparisce troppo facilmente, come sparivano i desaparecidos dalle madri e dalle mogli argentine, cilene, sudamericane. Come è sparito l’account di Facebook di Giovanni Panunzio, candidato Italia Dei Valori alle Elezioni Regionali della Sardegna, per la provincia di Cagliari.
Riporto la lettera che mi ha inviato.
Lettera di Giovanni Panunzio a Byoblu.ComCaro Messora,
sono Giovanni Panunzio, fondatore di Telefono Antiplagio, comitato di volontariato che da 15 anni denuncia le truffe dei sedicenti operatori dell’occulto. Sono candidato in Sardegna, nella provincia di Cagliari, con Italia dei Valori. Fino a lunedi’ 2 febbraio ero regolarmente iscritto su Facebook, dove avevo stabilito una serie di contatti molto utili per la mia campagna elettorale, tanto impegnativa quanto parsimoniosa. Credo che in una vera democrazia sia importante la forza delle idee, non del denaro. Ma quando ho pubblicato questo videomessaggio di 2 minuti http://www.youtube.com/watch?v=kSWiuReLN7A, sono stato letteralmente cancellato, senza alcuna spiegazione: non ho svolto alcuna attivita’ di spam, ne’ ho violato il regolamento di FB. Ho provato a chiedere delucidazioni, ma mi e’ arrivata una risposta preconfezionata.
Non so se e’ una coincidenza o se qualcuno si e’ attivato per censurarmi; fatto sta che ora, a pochi giorni dalle elezioni, mi ritrovo senza account e senza 600 contatti. Questo dovrebbe essere attualmente il mio spazio: www.facebook.com/people/Giovanni-Panunzio/1421304087. Ma, come vedi, appare ”pagina non trovata”. Questa invece e’ la mail che ho inviato a Facebook il 2 febbraio, ai recapiti: disabled@facebook.com e warning@facebook.com.
Dear Facebook, you have blocked my account for a violation of your rules, indeed i have sent simply some messages to groups where i’m registered.I did not know that this was not allowed. The system, maybe, has wrongly registered a spam activity. I’m really sorry for this trouble, and i ask you kindly the reactivation of my account.
Giovanni Panunzio telefono@antiplagio.org.
Per chi non sa l’inglese: “Caro Facebook, hai bloccato il mio account per una violazione delle vostre regole. A dire il vero, avevo semplicemente inviato qualche messaggio sui gruppi nei quali ero registrato. Non sapevo che non fosse permesso. Il sistema, forse, ha registrato per errore un’attività di spam. Sono molto dispiaciuto per questo problema, e vi chiedo gentilmente la riattivazione del mio account.”
La loro replica non si e’ fatta attendere. Ma, visto che mi chiedono di tradurre la mia lettera – gia’ in inglese – in inglese, francese, tedesco, spagnolo e turco, e’ evidente che e’ una risposta automatica:
Hi, Unfortunately, at this time Facebook only provides customer support in English, French, German, Spanish, and Turkish. Please respond to this email with a translation of your question in one of our supported languages, and we’ll respond as soon as possible. For security reasons, we also need you to write to us from the login email address associated with your account before we can assist you with your inquiry. We apologize for any inconvenience. Thanks for contacting Facebook, Fred User Operations Facebook
Sarebbe questa la tanto decantata liberta’ del web e dei social network? Permettimi di avere seri dubbi. Piu’ che altro sembra tutto un grande tranello… che ti tiene d’occhio fino a quando non fai qualcosa di scomodo, che e’ sempre meglio tagliare: non si sa mai che il manovratore si inalberi! LA RETE sta diventando sempre piu’ una rete da pesca per chi esprime le proprie opinioni e sempre meno una rete per imbrigliare chi commette reati gravissimi.
Ti ringrazio e ti faccio i miei complimenti. Giovanni Panunzio
panunzio@email.it338.8385999

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