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RICEVO & PUBBLICO
Stimato Oliviero Beha,
l’ultimo festival di San Remo è stato un successo di pubblico e i media hanno registrato il trionfo con entusiasmo. Già. I media. Ma andiamo con ordine, anzi con disordine. Partiamo dall’ultima puntata. Bonolis, uomo Mediaset fin dai tempi del lontano Bim Bum Bam (come il botto che esplodeva nella mente dei bimbi di allora), ospita Maria De Filippi, moglie e socio di un uomo forte della P2, all’epoca di grado superiore rispetto all’attuale uomo più potente d’Italia. Maria e Paolo, di ritorno da Damasco. Ravveduto. Tornato all’ovile, o al porcile.
Insieme sul palco. Bonolis in un dietro le quinto aveva detto di essere amico di Walter Veltroni: “gli voglio un bene dell’anima”. Tra parentesi Walter, figlio di un noto dirigente Rai, pochi giorni prima aveva impedito agli italiani di avere la notizia della condanna di Mills annunciando le proprie dimissioni. Tale notizia aveva capitalizzato il mainstream facendo sì che la notiza bomba venisse derubricata. Che diceva Andreotti sul pensar male?
Ma Torniamo al teatro Ariston. Dove, tra l’altro, anni prima un cantante di nome Tenco si era addirittura suicidato, misteriosamente, in seguito alla scoperta di sordide trame per manovrare i risultati.Acqua passata. Torbida.
Torniamo a oggi, o meglio torniamo a sabato 21 febbraio.Dopo una settimana in cui i giornali ci avevano riempito di colore, pettegolezzi e incantesimi sul festival, si giungeva finalmente all’epilogo.I tre finalisti: Sal Da vinci, Povia, Carta.Vediamo. Il signor da Vinci, nessuno lo ricorderà, vinse uno sconosciuto “Festivàl Italiano” presentato da Mike Bongiorno, l’americano. Si trattava di un programma costruito per dirottare su reti Mediaset il successo di Sanremo, in un momento in cui Berlusconi ancora non controllava totalmente la Rai. L’operazione non ebbe successo, ma quello scugnizzo mi sorprese perché fin da allora mi apparve come qualcuno che ci doveva essere. Vederlo nei giorni scorsi sul palco di San Remo a fianco di D’alessio aveva confermato questa stranezza, questa sensazione. Anche D’alessio offre l’impressione di qualcuno che ci debba essere.
Sabato il cantante napoletano arrivava terzo con una canzone scritta da D’alessio. Napoli vinceva ancora, come era accaduto con Gomorra. Gomorra, il libro scritto da Roberto Saviano per Mondadori, Saviano, lo scrittore di punta della Mondadori. Sapete, il tipo che andò al funerale di Biagi, lo ricordo perché indossava un folulard azzurro identico (e annodato allo stesso modo) a quello che avevo visto al collo di Luca di Montezemolo il giorno prima, durante una intervista (avete presente il modo di annodare formando un occhiello e infilando nell’occhiello i due capi del foulard?). Il colore era azzurro, come abbiamo detto. Lucido come seta. Azzurro.
Parlavamo di Gomorra, da quel libro era stato tratto il film realizzato dal giovane Garrone, figlio di uno storico critico di Repubblica (peraltro da poco scomparso).Film che correva agli Oscar. Gli Oscar, avete presente quella manifestazione dove i registi italiani degli anni d’oro non andavano perché lo ritenevano una messa in scena manovrata dalla Casa Bianca? Ecco quegli Oscar là.Ma dicevamo di Napoli. Ancora Napoli, dopo le discariche e il tanto atteso ritorno alla purezza. Napoli, successo del Governo! Film, libro, storia a lieto fine. Storia. Libro, Napoli, un posto al sole (lo diceva anche Mussolini), un posto al sole, fiction, Rai, finzione, Napoli, Gomorra, non più camorra, film, sceneggiatura, successo, flash, accecanti, abbagli, Oscar, Hollywood, Repubblica, Scalfari, presente come sosia ne “il Divo”.Chi è il divo? Berlusconi? No, cioè sì: Andreotti, altro successo, il Divo: Palma d’oro in Francia, con i complimenti di Sarkozy, anche lui basso come Berlusconi.Berlusconi a Napoli con Saviano, Garrone, Repubblica, Scalfari, il divo, Andreotti. Che odiava il Neorealismo.
Ma risaliamo la costa: Napoli, Sabaudia, idroscalo di Ostia, San Remo.Torniamo a San Remo. Serata finale (o iniziale?) Al secondo posto, Povia. Con una canzone reazionaria, di destra, sui gay.Pagliacciate, ma conta il sapore, e il sapore è che esiste anche una opinione della destra sui gay e non soltanto esiste, ma vince. Vince il secondo posto, ma non il primo, perché?
Per la semplice ragione che il primo posto andava, doveva andare a colmare una pagina più importante di quanto lo sia Napoli (ormai sotto controllo, riassunta nelle puntate precedenti) e di quanto rappresentino i gay, che alla fin fine sempre gay sono, or già redenti dalla reazione di Povia.
No. Il primo posto doveva essere la Sardegna. La Sardegna con l’aggiunta di Maria de Filippi, con l’aggiunta cioè del marchio di fabbrica della loggia. La Sardegna, della nuova vittoria elettorale, la Sardegna della nuova canzone, del nuovo film, della nuova fiction, La Sardegna dell’impresa vittoriosa, riportata dai cinegiornali di oggi. Della propaganda.
Il giorno dopo, durante una “domenica in” che si svolgeva in diretta dallo stesso palco di San Remo, presenziavano il musico Apicella e il noto intellettuale Emilio Fede, insieme a tutte le donne del presidente. Di lui si parlava, come autore di canzoni, come amante, come poeta.
Carta aveva vinto. La Sardegna aveva vinto. Nel frattempo un sito internet titolava: “Premier contro Carta…”. Era il riassunto della parole di Franceschini, il quale accusava il Presidente del Consiglio di essere contro la Carta Costituzionale. La maiuscola però, in quella notizia, faceva pensare a Carta cantante vittorioso. Il premier però ribadiva, sempre nella dovuta sintesi giornalistica con cui le notizie sono scritte su internet: “Carta non si tocca.”
Il film si chiudeva, sfumavano le immagini. Ma senza la parola fine. Anzi misteriosamente, dopo avere visto scorrere i nomi dei protagonisti, gli sponsor e i dovuti ringraziamenti, compariva sul nero questa frase: è solo l’inizio.
F.I.

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