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La Russia è sull’orlo del precipizio, la crescita economica è passata dal 7% nel 2008 a un magrissimo 3% previsto per il 2009, soprattutto a causa del peggioramento nella congiuntura del settore energetico, delle pessime ragioni di scambio internazionali e di un tasso d’inflazione ormai fuori controllo. La crisi finanziaria globale sta mettendo in difficoltà le banche e le imprese russe che sono sovraesposte verso l’estero e non hanno modo di coprirsi dai rischi finanziari. La struttura economica russa vive oggi momenti difficili, l’industria oligarchica delle materie prime e delle utility non sembra essere in grado di sopravvivere alla crisi profonda, che impone ristrutturazioni dolorose e costose. Il protezionismo che sta prendendo piede in Europa e negli Stati Uniti non fa presagire momenti migliori per l’industria mondiale. La forte crescita dei prezzi dell’energia aveva permesso grandi profitti alle aziende russe nello scorso quinquennio; il 2008 era stato l’anno miracoloso, con un prezzo del petrolio oltre i 140 dollari al barile e una domanda forte.Utilizzando gli enormi profitti di Lukoil e Gazprom, i due giganti pubblici, nel 2008 il governo del premier Vladimir Putin aveva cancellato il debito delle aziende private degli altri settori nei confronti delle banche pubbliche russe, ma quest’anno rimangono da pagare ancora 117 miliardi di dollari di debito contratto con banche estere, che non può essere cancellato con una partita di giro. Le riserve di valuta non bastano a ripagare il debito e il deficit commerciale e le aziende dovranno quindi pagare di tasca loro. Il crollo del prezzo del petrolio di oltre il 70% in meno di dodici mesi, da 145 a 35 dollari al barile, sta asciugando le riserve di valuta estera. Molte banche russe piene di contanti e di petrodollari hanno investito in attività finanziarie denominate in dollari registrando pesanti perdite nell’ultimo semestre; le previsioni fanno pensare che tali perdite si consolideranno per tutto il 2009.La crescita dell’indice dei prezzi russi ha raggiunto un tasso del 13% annuo, a causa dell’impennata degli alimentari, della mancata ristrutturazione della distribuzione russa e dell’eccesso di creazione monetaria; questi indicatori stanno facendo sprofondare il rublo, che ha perso metà del suo valore dallo scorso agosto. La banca centrale russa nelle ultime settimane ha invertito il timone e stretto le maglie della moneta, portando il tasso dell’interesse all’11%.Questo estremo tentativo di salvare il Paese potrebbe non essere abbastanza, vista la mancata ristrutturazione. Inoltre, l’incremento del costo del credito, in controtendenza alle manovre della Banca centrale europea (Bce) e delle banche centrali americana e giapponese, spinge ancora di più le imprese russe a indebitarsi all’estero, peggiorando così ulteriormente la salute del rublo.L’ultima crisi nel 1998 ha causato sconvolgimenti forti ma non era avvenuta in concomitanza con una depressione globale. Molti speculatori stanno apertamente scommettendo sul crollo economico e finanziario del Cremlino, costringendolo ad aprire le porte a tutti coloro che stanno sfruttando i saldi sui mercati, come i fondi sovrani libico e cinese.

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