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Fonte: http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/16659

Le regioni bocciano il disegno di legge Carfagna sulla prostituzione. E lo fanno attraverso un documento del gruppo tecnico che verrà approvato domani [molto probabilmente senza alcuna modifica] dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. La prostituzione non può essere assimilata a una questione di ordine pubblico – sottolinea il documento – ma è prima di tutto una questione sociale, e che dunque va affrontata con un approccio integrato.

Le misure contenute nel ddl presentato dal ministro delle Pari opportunità – prosegue il testo – rischiano di vanificare gli interventi previsti dalla nostra normativa nazionale, che viene riconosciuta come tra le più avanzate d’Europa, e di non incidere minimamente sul problema che si vuole affrontare: ma anzi esiste la concreta possibilità di peggiorare la situazione di chi vive in condizioni di sfruttamento o riduzione in schiavitù.

Secondo il gruppo tecnico che ha elaborato il documento che verrà approvato domani, infatti, il divieto della prostituzione in strada e l’utilizzo di «interventi unicamente repressivi» significa «non considerare che la prostituzione di strada riguarda in buona parte donne, uomini, transgender e minori vittime di sfruttamento, e che in questo modo si corre il rischio di criminalizzare le vittime anziché gli sfruttatori». Mentre andrebbe invece ricordato che chi si prostituisce non commette reati ma piuttosto li subisce, essendo spesso vittima non solo di violenze, stupri e rapine, ma anche di sfruttamento riduzione in schiavitù.

Entrando nello specifico, le regioni sostengono che i reati di sfruttamento e riduzione in schiavitù si verificano anche negli appartamenti o nei locali notturni all’interno dei quali si esercita la prostituzione al chiuso. Inoltre – si legge nel documento – il divieto di prostituirsi nei luoghi pubblici potrebbe rendere più difficili le attività di informazione, sensibilizzazione e accompagnamento delle vittime di sfruttamento effettuate dalla unità di strada nell’ambito degli interventi finanziati dalle Regioni e dagli enti locali. In questo modo le persone trafficate diventano più «vulnerabili», in quanto irraggiungibili da parte degli operatori di strada e delle forze dell’ordine.

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