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Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/01/urinoterapia.html

Premessa: sono più o meno obbligato dalle leggi liberticide a scrivere che questo articolo non può sostituire un consulto medico, e per certi versi ciò è pure sensato, quindi se volete utilizzare questa terapia è sempre meglio prima parlarne con un buon medico (ovviamente io consiglierei un naturopata, ben cosciente che però anche in mezzo ad omeopati e naturopati si possano trovare degli incompetenti) e farsi seguire e consigliare da lui.
Del resto nessuno può impedirmi di ricordare come spesso non solo medici differenti suggeriscano terapie differenti, ma persino diagnostichino patologie differenti (e questo è davvero molto più grave) né di testimoniare come sia guarito dalle mie afflizioni più con l’impegno e lo studio personale che con l’aiuto dei medici (la prima persona a suggerirmi le reali cause di molti miei malesseri è stata una pranoterapeuta, che in pochi minuti è riuscita a fornire una diagnosi corretta, confermata successivamente anche da un naturopata).

PS: Immagino giù le risate forzate (ovvero telecomandate) dei disinformatori pagati per screditare il mio lavoro (col solo scopo di far credere alla gente che non esistano scie tossiche nel cielo); quando dileggeranno questo articolo daranno una conferma indiretta che il cielo non è più normale alle migliaia di persone che praticano l’urinoterapia.

Tutti conoscono un certo Gandhi, cui è stato dato l’appellativo di Mahatma, e che è stato considerato (a torto o a ragione) il paladino della libertà e dell’indipendenza dell’India. Pochi sono invece quelli che sanno che Gandhi era un fautore e praticante dell’urinoterapia, una tecnica ancestrale, gratuita, nota e praticata anche in Italia (almeno fino a qualche tempo fa) in alcune comunità rurali.

In Italia fra le persone sostenitrici dell’urinoterapia (e più in generale delle medicine naturali) troviamo la presentatrice Eleonora Brigliadori che afferma di essere guarita dal cancro rifiutando le terapie convenzionali ed utilizzando il digiuno e l’urinoterapia. Ovviamente quando ha provato ha testimoniare la sua esperienza in TV qualcuno le ha tolto microfono … ovviamente certe cose non si devono dire, non si devono sentire.
In India la tecnica di cura e prevenzione gratuita e naturale a base di utilizzo della propria urina (in sanscrito detta “Amaroli”) è praticata da milioni di persone, ma persino nella razionale ed occidentale Germania essa vanta 5 milioni di sostenitori, per cui bollare l’urinoterapia come “mito” “leggenda metropolitana”, o altri epiteti ingiuriosi sembra davvero fuori luogo, anche perché per applicarla (specie in occidente) bisogna vincere una certa repulsione (che sia naturale o culturalmente acquisita). Per un occidentale sforzarsi di provare ad utilizzare la propria urina come medicina non è facile, e se 5 milioni di Tedeschi perseverano nel proseguire un cammino di prevenzione e cura basato sull’Amaroli credo proprio che ne abbiano testato sul proprio corpo la validità. In ogni caso ricordate che quando eravate nel grembo di vostra madre la vostra urina finiva nella placenta e da lì vi ritornava in bocca.

A quanto asseriscono i fautori di tale tecnica, gli usi possono essere diversi: da quello esterno per guarire eczemi, psoriasi, dermatiti varie, cicatrizzare ferite, a quelli interni (berne un poco al giorno) per avviare una pulizia intestinale (seguendo ovviamente anche un’alimentazione a base di cibi sani e naturali) e a lungo andare migliorare il proprio stato di salute fino a guarire anche malattie molto gravi come cancro e “AIDS”. C’è anche chi la usa a livello locale per guarire congiuntivite, otite, chi ne la usa per farne sciacqui e gargarismi.

Tutti questi usi (ed altri ancora) sono descritti nel libro L’ultimo degli amaroli scritto da Manfred Weissenbacher e Christian Tal Schaller e nel precedente libro Amaroli l’acqua di vita (scritto sempre da Christian Tal Schaller)

Ad esempio nella presentazione di tale libro sul sito macrolibrarsi leggiamo

L’urina, infatti, è un antidoto naturale a patologie comeacne, ferite, ustioni, malattie polmonari, sterilità, malattie autoimmuni, influenza, cheratite, insufficienza renale, blenorragia, verruche, diabete e disturbi dell’alimentazione. È inoltre molto utile anche come cosmetico e prodotto antinvecchiamento.

Personalmente, a parte il disgusto che non ho ancora saputo superare, non mi sbilancio troppo nel consigliare questa tecnica non solo perché non l’ho ancora provata, ma perché non ho conosciuto ancora nessuno che l’abbia provata, eppure ho la netta impressione che possa essere realmente una sorta di panacea gratuita.

Qualcuno adesso si chiederà: ma come mai potrebbe funzionare una tale tecnica? Perché mai un prodotto di scarto potrebbe avere effetti curativi? La risposta è duplice, da un parte bisogna ricordare che non è necessario comprendere il perché una cosa accada per accettare l’idea che essa accada: se certe cose avvengono, se vengono osservate, se certe connessioni causali esistono, esse non vengono certo cancellate dalla nostra incapacità di scoprire come venga esplicato tale nesso causale.
Dall’altra potremmo riportare le parole del medico giapponese Ryocki Nakao, che pratica l’urinoterapia da circa 40 anni e dirige il M.L.C. Institute (istituto di urinoterapia):

… ciascuno di noi ha bevuto dell’urina quando era un feto nella pancia della mamma, poiché il liquido amniotico è costituito soprattutto di urina!
L’urina non è propriamente una medicina, ma piuttosto un’informazione che segnala gli squilibri presenti nell’organismo.
Infatti quando l’informazione contenuta nell’urina passa nella bocca e nella gola, attiva dei recettori sensoriali che, a loro volta, stimolano il sistema immunitario per correggere gli squilibri segnalati.
Abbiamo potuto osservare che, anche se l’urina non è inghiottita ma solamente utilizzata come gargarismi, si ottengono gli stessi benefici. (dal libro citato L’ultimo degli amaroli, pag. 52 e 53).

Molto interessante quindi l’informazione che si potrebbe evitare di bere la pipì per ottenere gli effetti curativi; del resto se volete provare a berla e non ce la fate il suggerimento che viene dal libro citato è di aggiungervi un po’ di succo di agrumi. Da notare anche che sono due milioni i giapponesi che praticano urinoterapia.
Io posso solo dire che leggendo i due libri citati mi sono convinto che tale terapia possa essere valida, e non escludo di provarla presto o tardi; per adesso continuo solo con i bagni derivativi (della cui validità ho garanzia assoluta dalla testimonianza di persone a me vicine) che per altro sembrano funzionare secondo modalità molto simili a quelle descritte dai libri sull’urinoterapia.

Secondo i fautori dell’urinoterapia il vero toccasana è costituito dal digiuno associato all’urinoterapia, e non per niente Christian Tal Schallerci ha scritto su un libro apposito Amaroli e digiuno; ovviamente il digiuno non è una cosa che si improvvisa, bisogna prepararsi, prima del digiuno mangiando solo frutta verdura crude, poi riabituarsi piano piano a mangiare iniziando solo con succhi di frutta, seguire delle regole precise, possibilmente farsi seguire da un medico.

Per approfondimenti sull’argomento, e dettagli sulla terapia consiglio l’approfondito articolo dell’amico P. Vanoli sul sito http://www.mednat.org/ che spiega bene anche alcuni meccanismi che sono alla base del funzionamento dell’urinoterapia; poi c’è questa guida all’urinoterapia ed un articolo sull’urinoterapia scritto dal dott. Federico Audisio Di Somma, medico omeopata, esperto in medicine naturali (l’articolo si trova a pag. 8 del documento in pdf cui porta il link)
Segnalo anche un breve articolo che presenta e spiega le modalità con cui attuare l’urinoterapia e che riporta (nella colonna a destra) alcune notizie sull’uso dell’urinoterapia presso gli antichi con testimonianze tratte dagli scritti di Galeno, Plinio e Catullo.

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