Stampa / Print
Fonte: http://www.loccidentale.it/articolo/la+rai+%C3%A8+lo+specchio+dei+vizi+e+delle+virt%C3%B9+di+un%27italia+senza+regole.0065495

intervista a Paolo Mancini di Giancarlo Macaluso1 Febbraio 2009

Paolo Mancini è docente di Sociologia delle comunicazioni all’Università di Perugia. Si è occupato, fra l’altro, del rapporto tra il sistema della comunicazione di massa e la politica. E, naturalmente, ha trovato nella Rai un laboratorio perfetto, che spesso risponde a una logica di spartizione bipartisan. Quel modello, storicamente, si è esteso a tutti i gangli amministrativi del Paese. E “mamma Rai” è diventato così lo specchio dei vizi e delle virtù di un’Italia che sembra non avere mai trovato la sua bussola per indirizzare la sua navigazione verso il porto delle regole. Ma tutto questo perché è nato? Perché continua? E’ un bene o un male? Mancini analizza e fa un ragionamento nel suo saggio da poco uscito in libreria (Elogio della lottizzazione, Laterza, pp. 136, 10 euro) partendo appunto dall’inizio del fenomeno.

Professore, davvero la lottizzazione della Rai era un male necessario? E si può dire che è stata la via italiana al pluralismo?

All’inizio sì. C’era la necessità di garantire col servizio pubblico l’opportunità a chiunque di esprimere le proprie opinioni. Nasce quindi come principio ideale, come garanzia democratica in un paese complesso e pieno di contraddizioni come il nostro. E fin qui, come dire, ci può stare. Si passa dalla lottizzazione di governo a quella che io chiamo lottizzazione perfetta con l’entrata dell’opposizione in questo gioco. Del resto, quando Raitre diventa la rete affidata ai comunisti, porta con Angelo Gugliemi anche una ventata di novità nel modo di fare televisione.

Ma…

…c’è stata la degenerazione. Dal principio ideale si è passati a un sistema che è diventato pletorico e che ha ben presto contagiato il resto del Paese con effetti molto costosi.

In che senso?

Nello Stivale non c’è molto rispetto delle regole. Le norme ci sono, ma da qui a essere certi che vengano rispettate ce ne corre. E allora per assicurare questo diritto, giacché nessuno si fida di nessuno, è necessario stare nella stanza dei bottoni. Ma questo ha effetti molto costosi, soprattutto per le duplicazioni di funzioni che si creano e una catena di comando che diventa farraginosa, inutile ed economicamente pesante.

Ma la lottizzazione esisterà pure in altre nazioni, o no?

Esiste, ma è meno evidente. Prendiamo il caso del Belgio e dell’Olanda. Lì si può dire che la situazione è assimilabile alla nostra, tuttavia c’è un rispetto delle regole che da noi non c’è. Una volta stabilito un principio tutti vi si attengono, dunque non c’è la necessità di un minuzioso controllo.

Perché ci siamo ridotti in questo modo?

Tra le principali cause, ha giocato un forte ruolo la cristallizzazione delle situazioni di potere, per cinquant’anni pressoché identiche (di fatto, c’è stata sempre la stessa maggioranza e la stessa opposizione).

In questo processo i giornalisti hanno delle colpe?

Direi di sì. Il giornalismo italiano è un sistema fragile per diversi motivi. Non ultimo il fatto che le aziende editoriali non sono quasi mai state autosufficienti, e quindi libere dai condizionamenti. Hanno sempre chiesto e ottenuto assistenza, e questo ha creato dipendenza dal sistema indebolendo l’identità professionale della categoria.

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.