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A meno di un anno dall’arresto in flagranza di reato, arriva la condanna a don Marco Cerullo, il sacerdote di Casal di Principe sorpreso dai carabinieri ad abusare di un ragazzino di 12 anni.
Il Pubblico Ministero aveva richiesto una pena di cinque anni, ma il Giudice per le Udienze Preliminari è andato oltre: il verdetto, in primo grado, è di sei anni e otto mesi. Non solo. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 50mila euro, immediatamente esecutiva a carico del prete.

Il sacerdote fu arrestato in una zona di campagna tra Casal di Principe
e Villa Literno, ad ammanettarlo furono i carabinieri del Nucleo
Operativo Radiomobile di Casal di Principe: i militari notarono un’auto
ferma in una stradina isolata, si avvicinarono e si accorsero che il
parroco stava costringendo il ragazzino a subire un atto orale.
Cerullo tentò di
scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un
inseguimento. I militari lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in
un punto in cui la strada campestre diventava impercorribile.

Don Marco Cerullo era l’insegnante di religione della scuola frequentatata dalla giovane vittima, e approfittando del proprio ruolo aveva portato fuori dall’edificio scolastico il bambino, col pretesto di andare a comprare alcune decorazioni natalizie. Invece era stato sorpreso dall’Arma in una stradina di periferia, in piena flagranza di reato.
A insospettire la pattuglia era stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. Fu per quel motivo che la pattuglia dei carabinieri si avvicinò e vide che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso.

In un primo tempo don Marco ammise l’abuso, poi, com’è costume in Italia, affermò di essere stato frainteso. Non era un rapporto orale, quello che avevano visto i carabinieri, ma un semplice abbraccio affettuoso. Come se ci si potesse confondere!

Dalla diocesi di Aversa, come c’era da aspettarsi, non arriva alcuna presa di posizione. Non è mai stata spesa nemmeno una parola, pubblica almeno, per la giovanissima vittima e per la sua famiglia. All’epoca dell’arresto di don Marco, il vescovo di Aversa, monsignor Milano, aveva detto ai giornalisti: “Non è che non voglio dire nulla, non posso dire nulla visto che ci sono ancora le indagini in corso”.

Eccellenza, le indagini sono concluse, c’è addirittura una condanna in primo grado. Davvero non ha ancora nulla da dire?

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