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La vicenda di It Holding sembra una normale crisi aziendale di questi tempi: un indebitamento sproporzionato all’effettiva capacità di rimborso, qualche errore gestionale, la crisi generale dei mercati e un altro buco che si apre sul fronte del risparmio nostrano. Anche in questo caso, ci sono i soliti bond collocati ai risparmiatori privati, le consuete promesse di risanamento dell’azienda e la cronica incapacità delle varie strutture di controllo di lanciare l’allarme prima che la crisi divenga irreparabile. Ormai, le forme di controllo alle quali sono soggette le aziende, specie se quotate, sono quasi una ventina, ma nessuna sembra efficace né interviene tempestivamente.In questo caso il mercato ha qualche responsabilità in più. It Holding era infatti quotata al segmento Star di Borsa italiana. Questo significa che aveva scelto di autoimporsi regole di trasparenza più stringenti di quanto richiesto dalla normativa, presentandosi come un titolo più affidabile, almeno a un’analisi puramente formale. Il punto grave è che fino a un paio di giorni prima del commissariamento della società nessuno ha pensato di cancellarla dallo Star, declassandola ad azione «normale». In piccolo, sembra di rivedere la vicenda Lehman Brothers, con i bond ritenuti a «basso rischio» nel sito di PattiChiari anche dopo il default.In entrambi i casi, tutto è formalmente ineccepibile: i regolamenti sono stati rispettati, ma forse l’investitore si sarebbe atteso qualcosa di più, proprio ora che tutti invocano un deciso cambio di rotta, ma poi tutto resta come prima. Sarebbe bene che gli altri membri del segmento Star si ribellassero a questo stato di cose: il commissariamento di una società quotata nel loro stesso segmento arreca un danno di immagine molto grave e riduce anche la loro capacità di attrarre investitori.

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