Stampa / Print
Fonte: http://www.carta.org/campagne/migranti/16614

Nel cosiddetto nuovo «regolamento» cui cosiddetti «campi nomadi», escogitato dal prefetto di Roma, e da comune, regione e provincia c’è un segnale di discriminazione e di disprezzo insopportabili. A cominciare dal fatto di accomunare rom e migranti. Tutti diventano «nomadi» cioè transitori, cioè «a termine»: possono restare al massimo due anni, quattro se si comportano molto bene, si fanno schedare, salutano le guardie che verranno messe all’ingresso e mandano i figli a scuola, cosa che vogliono fare anche oggi se solo non venissero cacciati da una parte all’altra della città di continuo. Tutti sanno che non c’è nulla di più definitivo di ciò che viene dichiarato temporaneo ma il prefetto, evidentemente, non lo sa.

Quanto al fatto che i campi saranno recintati e che non potranno entrare le auto è solo la degna conclusione di questo inesorabile processo di espulsione. È per evitare intrusioni, ha detto il prefetto ma in realtà, i vigili urbani o addirittura i vigilanti privati previsti notte e giorno perché chi non è di quel campo non possa entrare, sono la costruzione concreta di un muro, uno dei tanti muri della vergogna di cui si sono dotate le moderne democrazie. O altrimenti rasenta il paradosso perché sarebbe come se io a casa mia impiantassi un allarme o una telecamera e per stare più «sicura» proibissi ai miei amici di venire a trovarmi. Infine, c’è il divieto di introdurre auto. Il prefetto può anche dire che si tratta di una misura ambientale, di fatto impedirà a molti rom di lavorare dal momento che la maggior parte restaura oggetti metallici di chiese, ristoranti, mense e non ha un’officina dove lavorare.

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.