Stampa / Print

«Attenzione a usare i libretti di prestito sociale delle Coop: può essere rischioso». Il consiglio viene dall’Aduc, l’associazione dei consumatori che si occupa della materia riguardante la consulenza finanziaria, e ha motivazioni molto fondate. Innanzitutto, il “libretto” Coop non va confuso con quelli bancari o postali. Infatti si tratta di un deposito assunto sotto forma di libretto, che i clienti delle Coop utilizzano come borsellino della spesa: fin qui, la sua funzione è corretta.Spiega l’Aduc che tale libretto spesso è anche adoperato come forma di impiego del proprio danaro». Ognuna delle principali cooperative offre al socio prestatore un interesse in base alla somma depositata. E proprio sull’eventuale utilizzo per l’investimento finanziario, l’Aduc mostra tutte le sue perplessità. «I portatori dei libretti delle Coop sono creditori di una società commerciale che non può essere paragonata, in quanto a solidità, ai depositi bancari oppure a quelli postali che godono della garanzia dello Stato sul debito della Cassa Depositi e prestiti».Insomma, il socio Coop non gode delle garanzie offerte ai correntisti bancari o ai possessori di depositi postali. «Il rischio è ovviamente solo un’eventualità. Ma le Coop sono società soggette quindi alla legge fallimentare: si ricorda il crack della Coop costruttori Argenta di Ferrara, avvenuto qualche anno fa. Ciò testimonia che non si può mai parlare di rischio basso o inesistente. In caso di fallimento il socio cooperatore è un creditore chirografaro, ossia è soddisfatto solo dopo i creditori privilegiati, come i dipendenti delle Coop». Al contrario, il correntista bancario gode della tutela del fondo interbancario. A quanto potrebbe ammontare un ipotetico dissesto? «Per dare un’idea le sole Coop del Tirreno detenevano depositi per oltre 4miliardi e 390 milioni di euro: il totale nazionale dei depositi è di circa 12 miliardi di euro. Nell’eventualità di un collasso, i danni ai risparmiatori sarebbero superiore a quelli creati dalle obbligazioni Parmalat».Considerato tutto ciò, le Coop non soddisfano una legge di mercato: al maggior rischio deve corrispondere un rendimento adeguatamente remunerato. Se emettessero delle obbligazioni dovrebbero pagare al mercato un interesse enormemente superiore rispetto a quello che pagano ai suoi soci con i libretti del prestito sociale». LAduc conclude con un consiglio. «Se questi libretti sono usati come strumento per fare la spesa non c’è nulla da ridire. Ma utilizzarli come forma d’investimento ritenuta tranquilla è un errore gravissimo».AGGIUNGO UN PARTICOLARE NON DA POCO…I supermercati e le cooperative stanno vedendo i margini di guadagno ridursi. La recessione obbligherà alcuni punti vendita alla chiusura, le perdite finanziarie potrebbero essere fatali ad alcune società COOP comprese.Mercato Libero, seguendo il consiglio di un’associazione dei consumatori vi avverte del rischio che incontrate a usare tale strumento per detenere i vostri risparmi.E ancora …ecco ulteriori informazioni sul PRESTITO SOCIALE….l “prestito sociale” delle Cooperative è un deposito, sotto forma di libretto, che i soci Coop utilizzano sia come bancomat sia come forma di impiego dei propri risparmi. I portatori dei “libretti” Coop sono dunque creditori di una società commerciale in grado, attraverso tale sistema, di poter contare su una riserva di liquidità quasi infinita (oltre che molto conveniente), che viene poi magari reinvestita a tassi anche maggiori, con relativi profitti.Il prestito “sociale” serve dunque a finanziare l’attività distributiva, che non è però più “sociale” di quella di altre imprese (non cooperative) che operano nello stesso settore.Insomma perché mai le cooperative che si occupano di grande distribuzione dovrebbero fare anche le banche?Forse perché così, grazie ai tanti risparmi loro prestati, hanno a disposizione una liquidità continua, il che gli evita anche di chiedere prestiti alle banche a tassi sicuramente più alti (vantaggio ancora più importante in un momento di stretta creditizia come quella che si annuncia)? O forse perché, come detto, poi reinvestono tali risparmi, ricavandone poi ulteriori profitti (che comunque continuano ad andare nel calderone degli utili soggetti alla tassazione agevolata tipica delle cooperative)?E sul lato fiscale?Sul lato fiscale Tremonti ha finalmente alzato l’aliquota sul prestito soci dal 12,5% al 20%. Sulla questione del resto vi era già l’attenzione della Commissione Europea, che aveva parlato di aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune. Aiuti che, favorendo talune imprese, falsavano o minacciavano di falsare la libera concorrenza. Secondo la Commissione UE, infatti, la deduzione dal reddito imponibile degli utili accantonati alle riserve indivisibili sembra proprio un aiuto di stato, così come il prestito sociale, ossia la riduzione fiscale sugli interessi versati ai membri per depositi a breve termine e la deducibilità dei ristorni, con il rischio dunque di illeciti vantaggi per le grandi cooperative, concorrenti dirette delle imprese commerciali tradizionali. Anche se, come detto, alcuni di tali vantaggi sono stati ridimensionati, restano però tutti gli altri vantaggi legati alla possibilità di avere a disposizione una così grande liquidità a condizioni molto vantaggiose.Lo strumento del prestito sociale era nato del resto anche come rimedio alla circostanza che, per Statuto, tali Cooperative non possono remunerare il capitale investito dai soci e non possono distribuire utili. Queste due prerogative, anzi, rappresentano una delle peculiarità che giustificano le agevolazioni fiscali. Ecco allora però che con il prestito sociale si assicura ai propri soci almeno un rendimento assimilabile a quello dei Bot (che infatti è preso come punto di riferimento da tutte le Coop nel calcolare il rendimento da assicurare sui prestiti sociali). Ma, a parte il fatto che in questo modo, di fatto, si aggira un divieto statutario, con, oltretutto, il rischio di violazione di principi comunitari secondo il concetto di derivazione giurisprudenziale dell’abuso del diritto, il prestito sociale, come investimento, è almeno sicuro e conveniente?Parliamo di fatti. Quanto alla sicurezza, la Banca d’Italia ha comunque imposto una clausola di garanzia, per cui le cooperative non possono raccogliere più di tre volte il loro patrimonio (capitale più riserve indivise) e ciascun socio non può prestare più di 25.000,00 Euro.Il libretto del prestito sociale però non è protetto dal Fondo interbancario di tutela che protegge i conti correnti e i depositi bancari fino a 103.000,00 Euro e niente esclude che anche tali imprese, in teoria, possano fallire (nel settore delle costruzioni è anzi capitato già più volte). Le Coop, quindi, già solo per questo motivo, per compensare cioè il “rischio fallimento”, dovrebbero offrire tassi di interesse superiori rispetto a quelli bancari (come detto, comunque, garantiti). Quanto alla convenienza, con l’innalzamento dell’aliquota sul prestito dal 12,5% al 20%, alla cedola lorda il rendimento netto del prestito sociale, alla fine, sarebbe SIMILE O INFERIORE inferiore anche a quello dei Bot.Forse dunque sarebbe meglio (per tutti, risparmiatori compresi) che i supermercati tornassero a fare i supermercati (possibilmente senza agevolazioni fiscali contrarie al principio comunitario della tutela libera concorrenza e in violazione della disciplina in materia di aiuti di stato) e che le banche tornassero a fare le banche (nel senso buono del termine, naturalmente; laddove ancora un senso buono esista).

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.