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Fonte: http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/16404

«Tra poche settimane la vita delle persone senza dimora in Italia potrebbe essere ancora più difficile». La considerazione è della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora [Fiopsd] che torna sulla questione del pacchetto sicurezza dopo l’appello lanciato venerdì scorso ai senatori. Alla luce delle nuove disposizioni che stanno per essere tradotte in legge, la federazione stavolta lancia un appello al Parlamento affinché venga presa in considerazione l’ipotesi di stralciare gli articoli 36 e 44 del disegno di legge n. 733. L’appello è sottoscritto anche dalla rete dei giornali di strada italiani: Piazza Grande [Bologna], Scarp de’ Tenis [Milano], Terre di mezzo [Milano], Shaker pensieri senza dimora [Roma], Foglio di via [Foggia], Fuori Binario [Firenze].

Afferma la Fiopsd: «Con la più che probabile approvazione del disegno di legge n.733, in discussione domani al Senato [ed entro quindici giorni alla Camera], verrebbe di fatto modificata la legge anagrafica del 1954 e ciò complicherebbe i percorsi di inclusione sociale delle persone gravemente svantaggiate. In particolare, l’articolo 36 del decreto legislativo legherebbe il diritto alla residenza alla verifica, da parte degli uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui si intende fissare la residenza stessa. Oltre a creare seri problemi alle amministrazioni pubbliche, questo provvedimento renderebbe ancora più difficile per le persone in stato di grave emarginazione ottenere e mantenere la residenza anagrafica, di fatto escludendole dai più importanti diritti civili riconosciuti dalla Costituzione, tra cui l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e l’accesso ai servizi sociali».

«Non è tutto – continua la Federazione -: l’articolo 44 prevede l’istituzione, presso il ministero degli Interni, di un registro nazionale per le persone senza dimora. Oltre a far intuire finalità di controllo, più che di reinserimento sociale, delle persone gravemente emarginate e senza dimora, il registro rischierebbe di separare l’iscrizione anagrafica dagli abituali luoghi di vita, con effetti imprevedibili sul reale accesso ai servizi da parte delle persone senza dimora. Un esempio? Se una persona senza dimora di Palermo dovesse avere qualsiasi tipo di problema, dovrà rivolgersi ai servizi sociali della sua città o direttamente a Roma?».

«Nel caso delle persone senza dimora e in condizioni di emarginazione – precisa il presidente di Fiopsd, Paolo Pezzana –, tali provvedimenti costituirebbero un ulteriore grave ostacolo all’attivazione e alla realizzazione di percorsi di aiuto ed inclusione sociale, per i quali la residenza anagrafica è condizione necessaria, e rappresenterebbero, nei fatti più che nelle intenzioni, una volontà politica che loro [e chi di loro si occupa] vivrebbero certamente come persecutoria».

«Siamo consapevoli – prosegue Pezzana – che la legge anagrafica del 1954 necessita di una rivisitazione che sappia cogliere le nuove esigenze delle comunità e dei territori e della vita delle persone, e garantire sicurezza, trasparenza e prevenzione degli abusi. Proprio perché questi obiettivi, a cui tutti teniamo, siano raggiunti, deve trattarsi di una riforma organica, non di una mutilazione progressiva e non coordinata».

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