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Fonte: http://www.terranauta.it/a769/consumo_critico/fibre_naturali_vestirsi_ecologico_e_piu_sano.html

Dalle più comuni come cotone, lino e lana, alle meno conosciute quali canapa e viscosa; dalle stoffe più pregiate come cachemire e seta, a quelle più esotiche quali la borra di cocco o il pelo di cammello; le fibre naturali includono innumerevoli stoffe diverse. Perché il ? “Costano meno”, argomentano alcuni, ma durante quest’anno un comitato internazionale spiegherà i vantaggi sanitari, pratici ed economici delle fibre naturali.Che le fibre sintetiche non lascino “respirare la pelle” non è un mito: non permettono né la circolazione d’aria né l’evaporazione del sudore. Si forma quindi una cappa calda e umida all’interno dei capi, indesiderabile dal punto di vista igienico anche perché ideale per la riproduzione di batteri. Trattenendo gran parte del sudore inoltre, questi capi vanno lavati più spesso di quelli in fibre naturali. Confrontate a fibre come il cotone, al lavaggio: soprattutto per quel che riguarda l’acqua calda, rischiano facilmente di restringersi o di rovinarsi. Dal punto di vista economico, quindi, l’investimento in un capo ‘naturale’ conviene per diversi motivi.

cotone
Le fibre naturali includono innumerevoli stoffe, fra queste il cotone

Oltre agli svantaggi per la salute, vi è il problema delle allergie: molte persone sono allergiche a poliesteri come nylon e acrilico. Per quel che riguarda la qualità dei tessuti naturali basta citare la marca dell’abbigliamento di lusso maschile, Ermenegildo Zegna: “I tessuti sontuosi e gli abiti raffinati non possono essere creati che con le fibre naturali”. Queste però non sono un lusso riservato a pochi, e non dovrebbero diventarlo. “I produttori di fibre naturali devono diventare gli attori di una nuova moda sostenibile, per finirla con la moda effimera”, spiega il sociologo italiano Carlo Petrini. Con il progetto Fibre Naturali, l’associazione per alimentazione sostenibile, Slow Food estende la sua attività al settore tessile poiché “vestirsi è un atto agricolo, proprio come mangiare”. Petrini ammonisce: “Le materie naturali non possono venir vendute a un mercato che non rispetta il territorio, sennò la moda finirà a terra come la finanza”. Così il sociologo arriva anche a parlare di ambiente e politica sociale. Spiega che non dovremmo abusare del petrolio, né vestendoci coi suoi derivati né facendo viaggiare i tessuti attraverso il mondo: “Devono innanzitutto vestire la popolazione locale”.

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Spesso le etichette dei capi non segnalano, come prevede la legge, il maateriale e la provenienza dei capi

Ma, anche per quel che riguarda le fibre naturali, la responsabilità di industria e consumatori non si limita a territorio e popolazione locale: include anche gli animali. Oltre alle pellicce, che in molti paesi sono finalmente vietate, essi ci forniscono fibre animali come la lana, la seta e il cachemire. Fibre naturali o sintetiche? Animali o vegetali? Sono tante le scelte che deve affrontare il consumatore quando entra in un negozio di vestiti. Vi sono anche innumerevoli trappole, poiché materiale e provenienza dei capi non sempre sono segnalati come prevede la legge. “Questi italiani che difendono la moda sostenibile dal sintetico” è il titolo di un articolo uscito di recente su Le Monde; dopo il successo di Slow Food, con il progetto Fibre Naturali, Carlo Petrini ci ha nuovamente fatto fare ‘bella figura’. Speriamo che il mito degli italiani che mangiano e si vestono bene non sia solo un mito. E speriamo sia resistente quanto le fibre naturali.

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