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Pur di far saltare il referendum sulla legge elettorale la Lega Nord non bada a spese. Il buon senso imporrebbe di accorparlo alle prossime elezioni europee e amministrative di giugno. Il ministro Maroni ha dato parere negativo. Il motivo è chiaro: i nordisti non hanno interesse al raggiungimento del quorum. E fissando il referendum in una domenica a parte, nel contesto di un’agenda già fitta di appuntamenti elettorali, ritengono di scoraggiare la partecipazione. Altre ragioni plausibili non se ne trovano. Non può convincere la motivazione formale, secondo cui separando le tornate elettorali si scongiurerebbe il rischio di ingenerare confuzione negli elettori. Anche perché era lo stesso Maroni, nell’aprile del 2001, a chiedere con forza l’accorpamento, a proposito di un referendum che in quel caso gli stava a cuore. Gli alleati di governo sul punto lasciano fare. La legge elettorale, quando arriverà il momento, preferiscono modificarla secondo un compromesso di palazzo, magari coinvolgendo anche gli oppositori concilianti. Lo scherzo costerà all’erario circa 400 milioni di euro di spese aggiuntive, secondo un’elaborazione del sito economico lavoce.info, ampiamente citata dai quotidiani di ieri e oggi. 400 milioni di euro spesi per mandare a monte un referendum richiesto da oltre ottocentomila cittadini (in questo caso con firme raccolte e certificate in modo ritenuto valido dalla Corte di Cassazione). Sarebbe divertente provare a spiegare l’inghippo ai militanti da vent’anni in lotta contro gli sprechi di Roma Ladrona. Troverebbe la forza l’indomito popolo del Nord in un periodo di grave crisi economica di perdonare gli adorati leader di lotta e di governo?
Al di là del merito dei quesiti referendari, che personalmente trovo discutibili in tema di premio di maggioranza, ma del merito avremo occasione di riparlare, è saccrosanta la richiesta del comitato promotore di far votare per il referendum e per le elezioni il 7 giugno, in un’unica tornata. Non sarebbe male in tal senso un gesto o una parola del presidente Napolitano. Absit iniuria verbis, sia chiaro.
QUI trovate un articolo del Corriere. Di seguito un lancio dell’Ansa che ne parla.
ROMA, 25 FEB – Appello del comitato referendario sulla legge elettorale per le politiche perche’ la consultazione popolare avvenga il 7 giugno. Il presidente Giovanni Guzzetta e il coordinatore Mario Segni, in una conferenza stampa con Arturo Parisi (Pd) e Teresa Petrangolini (Cittadinanzattiva) hanno fatto appello a Maroni e Napolitano sottolineando che, optando per l’election day di europee e amministrative, si avrebbe un risparmio di 400 milioni di euro. Risparmi che, hanno evidenziato, potrebbero essere piu’ utilmente impiegati per sostenere il lavoro delle forze dell’ordine, nel campo dell’istruzione o ancora per il sostegno delle famiglie che abbiano a carico malati non autosufficienti. In secondo luogo, hanno aggiunto, con l’election day, si darebbe vita a una sfida piu’ trasparente. ‘Chi contesta il referendum – ha detto Guzzetta – dovrebbe fare una battaglia a viso aperto e non cercare di sabotare una iniziativa che ha gia’ avuto il sostegno di 820 mila cittadini’. Il comitato promotore ha spiegato come, poiche’ il referendum e’ stato rinviato di un anno per l’indizione delle elezioni il 14 aprile 2008, ed essendo obbligatori 45 giorni per la campagna elettorale, le uniche date disponibili per la consultazione sono domenica 7 giugno o quella successiva (visto che i referendum si possono tenere solo tra il 15 aprile e il 15 giugno). (ANSA).

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