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Fonte: http://www.mentereale.com/20090211595/News/Articoli/disinserire-il-pilota-automatico-dellabitudine-per-godere-a-pieno-linfinita-ricchezza-della-vita.html

di Francesco Lamendola

La maggior parte di noi vive ad un livello di consapevolezza molto basso, e la conseguenza immediata di ciò è quella specie di nebbia malinconica che appanna il mondo al nostro sguardo e toglie bellezza e splendore alla realtà che ci circonda.
Il filosofo George Berkeley sosteneva che «Esse est percipi», ovvero «Essere è l’essere percepito» (un principio che nessuno, dal 1700 ad oggi, è stato in grado di confutare in maniera convincente): dunque, le cose di cui facciamo esperienza non sono veramente fuori di noi, ma in noi; sono parte di noi, sono un modo della nostra facoltà percettiva.

Ne consegue che, quando il nostro livello spirituale è particolarmente basso per la noia ed il senso di abitudinarietà, non è solamente l’immagine del mondo esterno che si appanna ai nostri occhi (mondo esterno di cui, a rigore, nulla sappiamo), ma è innanzitutto la nostra stessa immagina che si appanna e si offusca, dato che il nostro io è il prodotto della finestra che noi teniamo spalancata sulla realtà.
Se, a causa della forza dell’abitudine, disimpariamo a vedere la bellezza del mondo, automaticamente noi perdiamo anche la bellezza della nostra stessa immagine interiore, il nostro io ingrigisce e si rimpicciolisce e la nostra coscienza prova un senso di vuoto, di squallore, di perdita di stima e fiducia e in se stessa. Se il mondo diventa piccolo e meschino, anche la nostra immagine interiore diventa piccola e meschina; se il mondo diviene triste e opaco, anche la nostra immagine interiore diviene tale.

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