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Fonte: http://italiadallestero.info/archives/2588

[Les Echos]Da Londra a Madrid, passando per Berlino e Roma, il ricorso delle emittenti pubbliche agli introiti pubblicitari presenta un quadro contrastato: assente per alcuni, elemento capitale per altri.

In Gran Bretagna, la British Broadcasting Corporation (BBC), interamente esente da pubblicità, dà l’esempio tra i grandi gruppi pubblici europei. Le entrate della “Beeb”, come la soprannominano i Britannici, provengono quasi integralmente dal canone, la cui quota raggiunge le 139,50 sterline (vale a dire 147,80 euro) per nucleo familiare.

Secondo l’ultimo rapporto annuale basato sul periodo 2007/2008 (lo studio è stato terminato il 31 marzo 2008), le cifre d’affari nette totali erano di 4,414 miliardi di sterline (4,667 miliardi di euro), di cui 3,368 miliardi di sterline generate dal canone.

La BBC propone 8 canali televisivi, 10 emittenti radio e più di 50 canali locali di radio o di televisione.

La Germania, con le sue due emittenti pubbliche, ARD e ZDF, è appena dietro.

I due canali sono finanziati per più dell’80% dal canone, il cui importo raggiungerà 215 euro per nucleo familiare nel 2009, vale a dire un totale di 7,3 miliardi di euro. I due terzi dei guadagni provenienti dal canone vanno alla televisione, il resto alla radio.

La pubblicità e la sponsorizzazione rappresentano tra il 3 ed il 7% dei guadagni delle emittenti pubbliche, il resto viene garantito tramite co-finanziamenti o la cessione di programmi televisivi.

ARD e ZDF possono trasmettere spot pubblicitari soltanto tra le ore 17 e le ore 20 e la pubblicità è limitata ai giorni lavorativi. In totale, gli spot sono circoscritti a 20 minuti al giorno, con un massimo di 12 minuti all’ora.

All’altra estremità, la RAI italiana, che conta tre canali televisivi, cinque radio ed alcuni canali tematici sul digitale terrestre, è finanziata per circa il 47% dal canone et per il 40% dalla pubblicità, con il restante 13% proveniente da altre attività (cessione di diritti per la diffusione di programmi sportivi o film).

L’importo del canone, il più basso dell’Unione Europea, è fissato a 107,50 euro per nucleo familiare per il 2009.

Secondo la direzione della RAI, l’Italia segue con interesse, per eventualmente ispirarsene, le riforme francesi, e precisamente il sistema che consiste nel tassare i guadagni pubblicitari delle emittenti private e le entrate degli operatori di telecomunicazioni.

Il dibattito esiste anche alla TVE, la televisione pubblica spagnola, dove la pubblicità diminuirà entro il 2010, per passare da 12 a 9 minuti all’ora.

Secondo l’Osservatorio Europeo dell’audiovisivo, l’importo proveniente dal canone era in media di 161 euro per famiglia nel 2006, con la Francia – dove questa cifra raggiungerà 118 euro nel 2009 – e l’Italia tra i paesi dove esso è il meno elevato.

[Articolo originale di Agence France Presse]

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