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Fonte: http://etleboro.blogspot.com/2009/01/la-farsa-della-crisi-del-transito-del.html

Tra strumentalizzazioni politiche e speculazioni nel mercato parallelo, la guerra del gas sta diventando una vera e propria manovra per destabilizzare il ruolo dell’Ucraina nella rete degli approvvigionamenti e dare un nuovo volto al mercato del gas. L’Europa cerca di sdoganare il suo ruolo di mero consumatore, ma continua a vestire i panni dell’utente danneggiato. Una posizione che non piace alla Russia, che vuole un diretto intervento di Bruxelles per risolvere l’impasse.

Il protrarsi per inerzia del blocco delle fornire di gas sta delineando la vera natura di questa “crisi del transito”. Tra strumentalizzazioni politiche e speculazioni nel mercato parallelo, la guerra del gas sta diventando una vera e propria manovra per destabilizzare il ruolo dell’Ucraina nella rete degli approvvigionamenti e dare un nuovo volto al mercato del gas. Le forze in campo sono molte ed ognuna fa un doppio gioco per essere contemporaneamente partner e leader. L’Europa cerca di sdoganare il suo ruolo di mero consumatore, per spezzare la catena degli intermediari ed ovviare al fallimento della strategia di diversificazione con una strategia di partecipazione alla rete energetica russo-europea. Allo stesso tempo però ammette la sua dipendenza nei confronti del gas russo, e si cala completamente nelle vesti dell’utente che ha subito ingenti danni, minacciando azioni legali per ottenere il risarcimento del pregiudizio subito. Inoltre, mentre molti Stati sono rimasti completamente senza gas, chi gode di riserve strategiche rilancia le proprie risorse sul mercato ad un prezzo maggiorato che tenga conto del “sacrificio” delle scorte, e della necessità di chi non ha altra scelta. In particolare, il gruppo tedesco E. ON Ruhrgas, ha iniziato giovedì le consegne di gas ad effetto compensativo per la Slovenia, e per i Paesi che non hanno riserve strategiche, tra cui Croazia, Bosnia, Ungheria e Serbia, attraverso delle filiali di compensazione per i paesi dell’Europa centrale e sud-orientale. Tuttavia, secondo quanto riferito dagli Stati dei Balcani beneficiari, il prezzo pagato ai partner tedeschi si aggira tra i 500 dollari per mille metri cubi di fornitura, ossia circa 50 a 70 dollari in più rispetto alla regolare fornitura di gas russo (attraverso l’Ucraina). Una condizione così stabilita in quanto “non vi è nessuna ragione politica o assistenzialista che possa renderlo uguale o inferiore a quello di mercato”.

L’Ucraina, da parte sua, vuole fare un salto di qualità, smettere di essere un semplice “Stato di transito” per sottostare alle condizioni dettate quasi sempre unilateralmente da Gazprom, e rivendicare sia presso l’Unione Europea che presso il Cremlino una posizione di maggior prestigio. Il suo doppio gioco funziona ovviamente con l’Europa, ma non certo con Mosca, la quale conosce e monitora da tempo le tattiche di Kiev. Infine la Russia è il giocatore che maschera meglio la sua strategia, da grande regista triplogiochista. Bisogna ammettere che in questa situazione è Gazprom ad avere il coltello dalla parte del manico, avendo il controllo delle risorse energetiche e, in un certo senso, anche della rete distributiva; se lo volesse, potrebbe in qualsiasi momento fermare questa farsa, ma dovrebbe pagare il caro prezzo di sottostare al lunatico comportamento di Kiev e alle pressioni dell’ Unione Europea: una debolezza che in questo momento non può permettersi, con una crisi economica in corso e l’instabilità del mercato energetico travolto dal crollo del petrolio. Per tale motivo ha deciso di tagliare le forniture, magari di offrire la riattivazione solo a proprie condizioni – ben sapendo che l’Ucraina non avrebbe mai accettato – e infine di chiedere l’intervento diretto dell’Europa.

L’ultima mossa è quella più vicina alla risoluzione del suo rebus, in quanto potrebbe consentire di mettere parzialmente fuori gioco l’Ucraina, e di avere un partner nei cui confronti ha sicuramente un maggiore potere contrattuale. Così, dopo l’ennesimo fallimento di un tentativo di riconciliazione (a dire il vero molto timido) con la proposta di fornire una quantità “tecnica” di gas per riattivare la funzionalità delle conduttura, Mosca propone all’Europa di condividere i rischi del transito e di creare un consorzio per l’acquisto di combustibile direttamente da Gazprom. Una proposta che giunge dallo stesso Vladimir Putin durante la riunione con i Presidenti di Gazprom ed ENI, Alexei Miller e Paolo Scaroni. “L’Ucraina ha bisogno del gas necessario per mettere in funzione le stazioni di pompaggio, ossia 1560 miliardi di metri cubi nel primo trimestre 2009 e 1,7 miliardi in totale. Ucraina ha fatto la strana proposta di cedere questa quantità in proprietà e di non vendere – ha dichiarato il Primo Ministro russo, aggiungendo – proponiamo pertanto ai nostri partner europei di condividere i rischi di transito e di creare un consorzio internazionale che potrebbe acquisire la quantità necessaria di gas da Gazprom, e di inviarla immediatamente all’Ucraina al fine di garantire il transito in Europa “, ha detto Putin. Da parte sua Scaroni ha accolto con favore la proposta russa, ritenendola “una proposta costruttiva”. È chiaro che la Russia vuole interrompere il rapporto di fornitura-transito con l’Ucraina per proporre all’Europa di divenire grossista, per poi gestire anche le fasi di transito e di fornitura. Una manovra, tuttavia, che andrebbe a coprire Gazprom da ogni rischio connesso al rapporto di transito con l’Ucraina, e allungherebbe ancora di più la filiera distributiva del gas, attualmente già molto complessa, con costi aggiuntivi per i consumatori europei.

Occorre considerare che Gazprom, sino ad oggi, ha costruito una rete di intermediari che controlla al 50% con i Paesi partner, tale che ogni grossista distributore è costituito da una joint venture co-partecipata al Paese beneficiario e il Paese fornitore: una strategia che ha consentito al gigante russo di recuperare parte del valore aggiunto sul prezzo del gas, rincarato ad ogni passaggio della filiera. Ad esempio, la compagnia energetica bulgara Bulgargaz non ha alcun contratto diretto con il gigante russo, in quanto riceve gas russo attraverso tre filiali di Gazprom, Overgas Inc. , Wintershau e Gazprovexport, i quali acquistano gas per la Bulgaria. Secondo il regime di consegne nel 2008, il gigante del gas russo Gazprom vende il proprio gas a RosUkrEnergo, una società di proprietà al 50% di Gazprom e domiciliata in Svizzera, che ha ceduto al gruppo pubblico ucraino Naftogaz parte della società Gazpromsbyt Ukraine, controllata al 100% da Gazprom, che a sua volta ha fornito le imprese industriali dell’Ucraina. Il gruppo è stato creato nel luglio 2004, e definito come unico fornitore di gas per l’Ucraina, nonché grossiste per le sue esportazioni di gas verso l’Europa. Tale schema ha consentito a RosUkrEnergo di fornire gas a Naftogaz ad un costo di 179,5 dollari migliaia di metri cubi, e quindi il gruppo ha venduto all’ucraina ad un presso molto più alto, senza considerare che parte di queste entrate ritornavano a Gazprom. Inoltre, lo scorso 3 gennaio, RosUkrEnergo ha presentato presso la Corte di Arbitrato internazionale di Stoccolma, una denuncia contro Naftogaz chiedendo il pagamento di 614 milioni di dollari in titoli di debito e la ripresa delle forniture di gas russo verso l’Europa, tagliato a causa di una controversia del gas russo-ucraina. Il forte potere contrattuale della RosUkrEnergo è stata, inoltre, una delle cause del mancato rinnovo del contratto a partire dal 1 gennaio 2009, dopo la richiesta del Primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko di escludere l’operatore svizzero dal regime delle forniture di gas russo in Ucraina.

Per cui, la creazione di un consorzio partecipato dall’Europa avrebbe senz’altro un diverso peso politico nei confronti dell’Ucraina, che al momento rappresenta lo Stato di transito meno controllabile da Mosca e da Bruxelles, visti i suoi legami indiretti con le forze anglo-americane. Un peso politico che si non tradurrebbe certo in vantaggio per i cittadini europei che dovrebbero farsi carico del “rischio di transito” e del costo della filiera di distributiva. D’altro canto, può essere definita una proposta costruttiva, in considerazione del fatto che contribuisce a dare un nuovo volto al mercato del gas, e crea per l’Europa un canale per poter avere un maggior controllo dei rifornimenti, non solo come mero consumatore ma come partner strategico.

Tale obiettivo appare nelle stesse parole del capo della diplomazia russa Sergei Lavrov, chiedendo che sia l’UE a fare le dovute pressioni nei confronti dell’Ucraina a rispettare i suoi impegni in materia di transito del gas russo. “Questo è proprio il momento in cui l’Unione europea deve dimostrare la sua famosa solidarietà e spiegare ai colleghi ucraini che è inaccettabile non rispettare l’accordo sul transito del gas russo verso l’Europa, un contratto in vigore fino al 2010 “, afferma Lavrov in una conferenza stampa a Mosca, ammettendo inoltre che la Russia non si è mai posta il problema della diversificazione delle sue fonti di approvvigionamento. “Se qualcuno inizia a cercare altre fonti di approvvigionamento energetico, questo non ci preoccupa. Inoltre maggiori sono le fonti di approvvigionamento, maggiore è la sicurezza. Questo è sempre stata la nostra preoccupazione, noi stessi stiamo cercando di aumentare le rotte di esportazione verso l’Europa – dichiara, concludendo – l’Unione europea è libera di scegliere i propri fornitori di petrolio, e ventisette Paesi sono ben consapevoli che la Russia è stato un partner affidabile per decenni”. E’ chiaro che l’Europa non ha molta scelta, e questa rappresenta una ghiotta occasione – creata volontariamente da tutti gli attori in gioco – per prendere una posizione più chiara, e decidere se essere partner o leader.

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