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Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/giustizia-per-i-magistrati-e-democrazia-per-gli-italiani/

di Sonia Alfano, da www.familiarivittimedimafia.com

In questi giorni, leggendo su internet la notizia che il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, è stato sospeso dalle sue funzioni, nonché dallo stipendio, insieme ad altri magistrati, ho provato una sensazione di rabbia e di disgusto. Ogni volta che accade qualcosa di simile penso che si sia toccato il fondo e invece mi rendo conto che il fondo non esiste, che al peggio non c’è mai fine. Ho atteso, invano, che esponenti politici o esponenti della magistratura, che ancora abbiano a cuore la loro autonomia, si esprimessero sul piccolo colpo di stato perpetrato con estrema facilità e senza dover ricorrere alla violenza né ad una nuova riforma della giustizia. Il CSM su ordine di Angelino Alfano, il giovane Ministro conosciuto alle cronache per aver baciato Croce Napoli, boss di Cosa Nostra, ha spazzato via la vita lavorativa, e non solo, di tre onesti magistrati. L’ANM gongola e afferma soddisfatta che “gli anticorpi delle Istituzioni hanno funzionato”. Ma quei presunti “anticorpi istituzionali” sono solo le illegittime armi di autodifesa del sistema politico che tutela se stesso dalla giustizia tramite la legge. La sospensione dei tre magistrati della Procura di Salerno è l’atto conclusivo di un disegno con delle precise finalità: imbavagliare la magistratura ed assoggettarla al potere politico. Provo rabbia perché ogni volta che guardo il nostro Tricolore identifico il rosso che lo tinge con il colore del sangue dei nostri cari uccisi proprio per difendere i valori che quella bandiera dovrebbe rappresentare. Pensavamo d’aver dato al nostro paese ciò che di più prezioso possedevamo, la nostra famiglia. Oggi devo prendere atto che quel sacrificio, compiuto in nome della difesa di uno stato di diritto, è stato vanificato dall’instaurazione di un regime dittatoriale. Ma non posso rassegnarmi ed è per questo che ho deciso di schierarmi e di prendere una posizione per dimostrare che in questo paese esistono ancora uomini e donne in grado di ribellarsi e di non chinare il capo. Scendere in piazza a protestare non è per me solo un diritto da esercitare ma un dovere nei confronti di chi per la nostra democrazia ha dato la vita. Ecco perché con Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio, Serenetta Monti, Francesco Saverio Alessio e tanti altri siamo costretti a scendere in piazza; lo faremo il 28 gennaio alle ore 9 a Roma, Piazza della Repubblica, lato Basilica Santa Maria degli Angeli. E’ necessario che partecipino i cittadini e tutti i movimenti e le associazioni che hanno a cuore i nostri stessi obbiettivi. Se non mostreremo tutta la nostra indignazione, questo regime, in assenza di qualsiasi reazione, si sentirà autorizzato a continuare a calpestare la nostra dignità. E ci piacerebbe che chi non potrà essere fisicamente presenta a Roma esponga fuori dalla propria finestra il nostro Tricolore in segno di adesione e per creare tanti piccoli presidi di dignità e ribellione. Ma l’appello più accorato oggi deve essere rivolto ai tanti magistrati liberi che, voglio credere, non possono assecondare la complicità di sistema assunta in modo bieco e protervo dall’ ANM. Da quella ANM oggi essi devono distanziarsi, pena la perdita di ogni credibilità. E’ ancora lontano il giorno in cui potremo avere il tempo di far rimarginare le nostre ferite ed avere la certezza che tutto il dolore che ci portiamo addosso sia servito per creare un paese sano e democratico ma non è ancora il momento di rassegnarsi e quel momento, per noi, non arriverà mai.

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