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Fonte: http://www.danielemartinelli.it/2009/01/02/cin-cin-alle-bugie-ipocrite-di-giorgio-napolitano/

Il nuovo anno si aperto con sgomento dopo il discorso di Giorgio Napolitano, che durante il suo intervento a reti unificate ha ricalcato la litania dei telegiornali sullo “sgomento dal medioriente avvolto dalla spirale di violenza”. Di parole sue non ne ha proprio dette Giorgio Napolitano. Ha semplicemente guardato in telecamera leggendo pedissequamente il fatidico gobbo, preparato nei minimi dettagli come il duomo di Milano. Ogni virgola del discorso è stata soppesata e “regimentata” a dovere.

Parlando della crisi economica in atto il presidente della repubblica delle banane ha detto che “di fronte alla sua gravità ci vuole un linguaggio vero“. (!!) Senza mai pronunciare la parola mafia, prima azienda italiana, Napolitano si è detto “convinto che la crisi potrebbe essere sfruttata per migliorare il futuro e ottenere un’Italia più giusta“. Ha espresso “preoccupazione per l’occupazione, in particolare nel mezzogiorno che non ha fatto passi avanti” e ha annunciato ai precari che “potranno contare sulla cassa integrazione“. Che occasione!

Non pago, il presidente degli ospizi ha annunciato che molte famiglie che già stanno male “nel 2009 staranno peggio“.

Clima, energia, innovazione, sostegno alle piccole e medie imprese hanno preceduto la vergognosa constatazione di Napolitano sul destino dei soldi pubblici, per i quali “bisogna ristabilire trasparenza sul loro impiego” e traghettato il discorso nel punto più falso ed ipocrita dell’intero intervento: augurandosi, col pretesto della crisi, “decisioni condivise per lo slancio di coesione nazionale, come fu dopo la seconda guerra mondiale grazie al patto costituzionale, vivo e operante ancora dopo 60 anni, che unisce gli italiani perché rappresenta con massimo scrupolo imparzialità e indipendenza nei valori di libertà e uguaglianza di diritti”.

Nemmeno Totò avrebbe avuto tanta faccia tosta nel dire di“sentirsi in dovere di dirle” tutte assieme quelle castronerie.

L’autografo che Giorgio Napolitano ha messo di suo pugno in calce alla legge Alfano, ha sancito la promulgazione di una porcata non condivisa che prende a calci in culo la Costituzione, che rappresenta con massimo scrupolo parzialità e dipendenza della libertà di 4 italiani paraculi (tra cui un imputato per corruzione in atti giudiziari che fa il presidente del consiglio), in difesa di una perfetta disuguaglianza. E meno male che alla sua età il presidente delle banane si sente “spronato dai messaggi schietti che gli giungono” da molti di noi! Leggerà le email?.

Comunque ai milioni di italioti intenti al brindisi non poteva cianciare niente di peggio Giorgio Napolitano. Tanto che rischia? Nulla! Col dolo alfano di cui anch’egli beneficia.

Con i miei migliori auguri di dimissioni forzate ed anticipate, auguro ai miei connaizonali un “si salvi chi può“.

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