Abracadabra

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Fonte: http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/16292

Roberto Maroni, a suo modo, è un prestigiatore. Dopo i «pray-in» musulmani a Bologna, Milano e Roma durante le manifestazioni di protesta contro l’aggressione israeliana a Gaza, ha deciso che migliaia di fedeli pacificamente in preghiera su una pubblica piazza fosse uno spettacolo intollerabile. Non potendo, però, discriminare apertamente i musulmani d’Italia, Maroni ha escogitato una direttiva ministeriale che, di fatto, limita il diritto di chiunque a manifestare le proprie idee. Proprio di chiunque, anzi no. Il primo alibi è quello del rispetto dei luoghi di culto: vietato far sfilare cortei o tenere manifestazioni davanti a luoghi di culto di qualsiasi religione. Esempio romano: niente più comizi a piazza del Popolo [dove le chiese sono tre] o a piazza San Giovanni [una basilica addirittura]. Anche individuare un percorso per un corteo non sarà facile. Potrebbe rispondere ai nuovi criteri ministeriali, forse, la pista ciclabile che da Ponte Milvio porta fuori città. Visto che c’era, Maroni ha pensato che un divieto in più male non può fare: prima di ogni corteo, bisognerà depositare una cauzione per eventuali danni alla città. L’applicazione di una tale direttiva, poco dotata di senso pratico, sarà, per forza di cose, arbitraria e discriminatoria. Alcune manifestazioni [Gay pride?] saranno considerate «offensive» per i luoghi di culto eventualmente sfiorati; altre [Family day?] probabilmente no. In alcuni casi, le «polizze» saranno considerate sufficienti [Partiti? Sindacati?]; in altri casi quasi certamente no [Studenti? Migranti? Disoccupati?]. Il buonsenso di Maroni è solo apparente. Un abracadabra che confida sul piacere dello spettatore nel lasciarsi ingannare.

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