Stampa / Print
Fonte: http://www.informazione.it/a/2ec96025-eb55-4b42-98d9-a9a33be080d3/f5d06621-ec8c-466c-bb33-26e67b560c31/Why-Not-Saladino-si-difende-Mai-conosciuto-Mancino?vb-752a868ea12f/Why-Not-Saladino-si-difende-Mai-conosciuto-Mancino

E il Csm convoca i magistrati di Salerno e Catanzaro

Antonio Saladino, principale indagato nell’inchiesta Why not, causa scatenante della guerra tra la procura di Catanzaro e di Salerno, scende in campo direttamente e afferma, a mezzo comunicato stampa, «di non aver mai conosciuto o avuto rapporti con Nicola Mancino, di sicuro». In questi giorni, scrive poi Saladino, «assisto ad interventi scomposti e strumentali di soggetti che nulla sanno della mia persona, del mio lavoro e dei miei rapporti personali, in uno alla contestuale presa di distanza da parte di chi ritiene, miseramente, dover prendere le distanze da me, quasi fosse un reato avermi conosciuto». «Io – spiega quindi l’ex numero uno della Compagnia delle Opere in Calabria – ho avuto rapporti con moltissimi rappresentanti delle Istituzioni, ma esclusivamente per fini leciti e collegati alla mia attività lavorativa, così particolare e degna di tutela ed attenzione, da essere stato per ben quattro anni sotto scorta, disposta dalla Prefettura di Milano, successivamente alla promulgazione della legge Biagi». Saladino racconta poi di aver avuto «pregressi rapporti con Antonio Di Pietro fino alla data in cui non mi è stato notificato il primo avviso di garanzia, ragion per cui ho comunicato ad un soggetto attualmente vicino a Di Pietro, come fosse inopportuno l’incontro precedentemente fissato, proprio per non creare imbarazzo a Di Pietro. Di tutto ciò – prosegue – vi è ovviamente ampio riscontro nelle conversazioni telefoniche intercettate. Proprio tale mio comportamento, in tale occasione, è sintomatico del mio modus agendi che è diverso da quello gratuitamente attribuitomi da coloro i quali si stanno prodigando a distruggermi al solo fine di curare i propri interessi personali». Nel seguito della nota, Saladino scrive un lungo resoconto nel quale narra dei rapporti avuti con due dei suoi principali accusatori, un testimone e un magistrato di cui non fa i nomi. Nel frattempo il Consiglio superiore della magistratura ha convocato per domani i magistrati delle procure di Salerno e Catanzaro. Lo ha deciso oggi la prima commissione del Csm, che si occupa delle indagini sui magistrati. In risposta al sequestro degli atti dell’inchiesta a Catanzaro disposto dalla procura di Salerno a seguito di una denuncia di De Magistris, la procura calabrese ha risposto ieri disponendo il sequestro di quegli atti e iscrivendo nel registro degli indagati sette pm campani per abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Definendo «senza precedenti» il clima rovente tra le due procure, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che è anche capo del Csm, ha chiesto ieri alle due procure la «trasmissione di ogni notizia o atto utile» per provare a risolvere l’impasse. Lo stesso premier Silvio Berlusconi ha detto ieri sera di credere che il Csm si appresti a intervenire sul caso. Dopo che gli sono state tolte le inchieste «Why not» e «Poseidone», in cui erano indagati tra gli altri l’ex- Guardasigilli Clemente Mastella e l’ex-premier Romano Prodi, De Magistris – che è stato successivamente allontanato da Catanzaro e trasferito a Napoli – ha presentato una denuncia alla procura di Salerno su presunti illeciti nella procedura di avocazione. In seguito all’inchiesta, martedì scorso i magistrati campani hanno disposto perquisizioni e sequestri presso la procura calabrese. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano , ha a sua volta disposto accertamenti preliminari sulle perquisizioni a Catanzaro con una lettera al pg di Salerno, mentre ieri il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha detto che non esiterebbe a lasciare la sua carica se ci fosse solo «l’ombra di un sospetto» sulla sua correttezza, commentando le notizie di stampa che lo vedrebbero indirettamente coinvolto nell’inchiesta.

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.