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Fonte: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/giustizia/why_not_deve_andare_avanti.php

Why Not deve andare avanti

Nel tentativo di spargere fango, in modo che non si distingua l’erba buona da quella cattiva, oggi alcune agenzie stampa hanno riportato quanto segue:

“DE MAGISTRIS: SALADINO, HO AVUTO RAPPORTI ANCHE CON DI PIETRO
…In effetti anche con l’On. Di Pietro ho avuto pregressi rapporti fino alla data in cui non mi e’ stato notificato il primo avviso di garanzia, ragion per cui ho comunicato ad un soggetto attualmente vicino a Di Pietro come fosse inopportuno l’incontro precedentemente fissato, proprio per non creare imbarazzo all’On. Di Pietro”. Lo afferma Antonio Saladino, imprenditore ed ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria, principale indagato dell’inchiesta Why Not…”

Si vuol fare di tutta l’erba un fascio, al fine di confondere le idee, e buttare all’aria tutta l’inchiesta? Tra l’altro, queste notizie circolavano già in rete da parecchi mesi e non mi sembra che abbiano mai avuto chissà quale rilievo. Non so se Saladino abbia commesso qualcosa di penalmente rilevante e mi auguro, per lui e per il Paese, che non sia così. Certo è che i miei rapporti con lui non sono stati né opachi né illeciti. Non sono solo io a dirlo. Ecco, infatti, cosa hanno riportato alcune agenzie on line all’epoca, circa i miei sporadici, e solo per fini elettorali, incontri con lui:

“…Il nome di Di Pietro compare sull’agenda di Saladino, le cui copie circolano nella redazione di un grande settimanale della sinistra italiana. In esse sono annotati tre incontri: un primo avvenuto durante la prima campagna elettorale (2001) del leader del neonato partito dell’Italia dei Valori. Di Pietro e Saladino si incontrarono all’aeroporto di Lamezia Terme e viaggiarono insieme fino all’hotel Capo Suvero di Gizzeria (Catanzaro). Si discuteva di politica e Di Pietro propose a Saladino un accordo di tipo elettorale. La cosa, però, non andò a buon fine e non se ne fece nulla. Un secondo contatto avvenne invece in occasione della campagna per le politiche del 2006, e i due si ritrovarono a Roma. Era presente all’incontro anche un aspirante candidato nelle liste di Di Pietro e il leader dell’Italia dei Valori chiese di nuovo a Saladino se fosse interessato ad accordi di tipo politico. Ma, anche questa volta, la proposta non sortì effetti. Un terzo abboccamento avrebbe dovuto svolgersi invece nel marzo dell’anno scorso, quando già era scoppiato il caso Why not. Un intermediario, che lavorava nella segreteria di Nicola Mancino, si fece avanti con Saladino per chiedere un incontro. Ma fu lo stesso imprenditore a suggerire di rimandare a tempi migliori, anche per evitare imbarazzi all’onorevole Di Pietro…”

Tutto qui. Nient’altro che incontri elettorali, senza alcun altro fine. Ed allora ribadisco che è estremamente necessario ricostruire fatti e rapporti di persone citate nell’inchiesta. Chi, come me, non ha nulla da nascondere non può che auspicare che ‘Why Not’ vada avanti. Anzi, buon senso vorrebbe che a proseguire le indagini fosse proprio De Magistris, il magistrato che, avendo iniziato l’indagine, conosce a menadito tutte le carte ed ogni risvolto processuale. E’ un’inchiesta che non deve essere lasciata nel limbo perché, ogni giorno, vengono tirate in ballo centinaia di persone, a volte a proposito, ma tante altre a sproposito.
Solo la magistratura può dipanare la matassa tra rapporti leciti e illeciti. Se non può più farlo De Magistris lo si lasci fare alla Procura della Repubblica di Salerno che ha dimostrato con i fatti di non aver timore reverenziale per nessuno.

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