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Fonte: http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=20881

di Tullio De Mauro

Scuole e insegnanti sono un bersaglio favorito e facile di chi si oppone al tentativo dello stato di ripristinare condizioni civili di vita

Internazionale 771, 20 novembre 2008

L’Afghanistan ha il 70 per cento di analfabeti, più di Congo e Nigeria. Quasi l’80 per cento della popolazione, plurilingue e in parte nomade, vive fuori delle aree urbane in un territorio orograficamente tormentato.

Questo spiega perché, nello sforzo di ricostruirsi dopo decenni di guerre, ha oggi moltissimi istituti scolastici (oltre undicimila). Una cifra paragonabile a quella dell’Italia, che ha una popolazione più che doppia. Scuole e insegnanti sono un bersaglio favorito e facile di chi si oppone al tentativo dello stato di ripristinare condizioni civili di vita: nel 2008, 640 scuole sono state chiuse, 120 sono state incendiate, 200 insegnanti sono stati assassinati (Afp).

A complicare le cose c’è il fatto che, a differenza di molti altri paesi islamici, i due passi del Corano (II 228 e IV 38) in cui si sancisce un “grado di superiorità” dei maschi sulle donne sono stati interpretati da talebani e tradizionalisti nel senso di escludere le donne dall’istruzione.

Ora che le ragazze vanno a scuola sono oggetto di attacchi. Il 12 novembre a Kandahar un gruppo di liceali vestite con il burqa è stato aggredito nei pressi della scuola da un commando di maschi motorizzati che hanno strappato il velo e gettato acido sulle facce delle studentesse. I talebani negano la loro responsabilità nell’attacco.

Hanno commosso in patria e nel mondo le parole di Shamsia, la più grave delle ragazze sfregiate. Dal letto dell’ospedale di Kabul ha detto: “Dovessi morire, continuerò ad andare a scuola per ricostruire il mio paese” (Reuters, Afp).

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