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Fonte: http://toghe.blogspot.com/2008/12/perch-trasferire-il-procuratore-di.html

di Nicola Saracino
(Magistrato)

La Prima commissione del CSM ha aperto due procedimenti per l’accertamento delle rispettive incompatibilità dei Procuratori di Catanzaro e di Salerno.

La procedura oggi avviata dalla competente commissione del CSM è funzionale all’applicazione dell’art. 2 della l. 511 del 1946

Eccone il testo, nella parte che interessa.

“Inamovibilità della sede.

I magistrati di grado non inferiore a giudice, sostituto procuratore della Repubblica o pretore, non possono essere trasferiti ad altra sede o destinati ad altre funzioni, se non col loro consenso.
Essi tuttavia possono, anche senza il loro consenso, essere trasferiti ad altra sede o destinati ad altre funzioni, previo parere del Consiglio superiore della magistratura, quando si trovino in uno dei casi di incompatibilità previsti dagli artt. 16, 18 e 19 dell’Ordinamento giudiziario approvato con R. decreto 30 gennaio 1941, numero 12 , o quando, per qualsiasi causa indipendente da loro colpa non possono, nella sede occupata, svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità”.

Il trasferimento attuato contro la volontà del magistrato può essere di due tipi, tra loro eventualmente cumulabili: geografico o funzionale.

Il magistrato, cioè, può essere trasferito ad altra sede, con le stesse funzioni esercitate nella sede di provenienza, oppure con funzioni diverse; ovvero può essere costretto a cambiare funzioni, pur senza mutare il luogo del loro esercizio.

La gamma delle ipotesi nelle quali l’ordinamento giustifica il trasferimento d’ufficio di un magistrato, in forza della norma appena richiamata, possono suddividersi in due categorie: nella prima rientrano le incompatibilità determinate da rapporti di parentela o affinità con avvocati o appartenenti alle forze dell’ordine; nella seconda, invece, solitamente l’incompatibilità discende da comportamenti, non colpevoli, che tuttavia screditano il magistrato – e quindi la stessa funzione giudiziaria – agli occhi della collettività, nell’ambiente nel quale egli esercita le funzioni.

Nella vicenda in esame è presa, evidentemente, in considerazione la seconda tipologia di trasferimento d’ufficio.

E’ opportuno precisare che se la condotta ascritta al magistrato “dipendesse da sua colpa”, se integrasse, cioè, un illecito disciplinare, non troverebbe applicazione l’articolo in commento ma la diversa normativa introdotta dal D.lgs. n. 109 del 2006.

Da una lettura appena approfondita dell’art. 2 della l. n. 511 del 1946 possono ricavarsi alcune notazioni.

La prima gamma di ipotesi di incompatibilità, quella relativa ai rapporti di parentela, è solitamente fronteggiata con il trasferimento funzionale (se un magistrato ha un fratello avvocato penalista sarà opportuno che egli svolga funzioni civili); se ciò non fosse sufficiente (ad esempio quel magistrato ha anche una sorella avvocato civilista) si ricorrerà al trasferimento geografico.

Alle altre ipotesi d’incompatibilità, che solitamente dipendono da condotte del magistrato (anche estranee all’esercizio delle sue funzioni) si risponde, invece, con il trasferimento di sede, essendo testualmente previsto che egli non possa, nella sede occupata, svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità.

La giurisprudenza amministrativa ha da tempo spiegato che l’incompatibilità si fonda su una valutazione oggettiva dei comportamenti e della ricaduta degli stessi sull’ambiente esterno, indipendentemente da qualsivoglia giudizio sulla colpa dell’autore del comportamento.

Si richiede, cioè, un vincolo tra il comportamento e le ricadute di esso nel luogo di esercizio delle funzioni, giacché scopo della norma è quello di tutelare la credibilità della funzione giudiziaria nell’ambiente ove il magistrato opera.

Sarebbe del tutto inutile spostare un magistrato dalla sua sede o dalle sue funzioni se la condotta considerata non compromette il rapporto tra il magistrato ed il suo ambiente.

Per tornare all’attualità, può notarsi come il CSM abbia aperto una pratica per l’accertamento dell’incompatibilità ambientale del Procuratore della Repubblica di Salerno per fatti (non addebitabili a sua colpa, questo è il presupposto) che si sono svolti a Catanzaro, e quindi in ambiente diverso da quello ove egli esercita le sue funzioni.

A questo punto diviene agevole argomentare che non servirebbe a nulla trasferirlo perché se si ammette che i fatti di Catanzaro hanno determinato ricadute negative sull’immagine del magistrato, questo effetto riguarderebbe l’intero territorio nazionale e non certo il ristretto ambito di Salerno.

Da un lato, quindi, il trasferimento di sede non servirebbe affatto a rimarginare la ferita creatasi tra la credibilità della funzione giudiziaria ed il suo ordinario ambiente di espletamento; dall’altro lato la procedura aperta dalla prima commissione non è quella che la legge prevede per l’applicazione di una “sanzione”.

Resta oscuro, allora, il motivo per il quale si è deciso di avviare questa sterile pratica contro il Procuratore della Repubblica di Salerno.

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