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Fonte: http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/15990

Il rischio di una reazione militare indiana contro il Pakistan a seguito dell’attacco a Mumbai si fa sempre più concreta. La stampa indiana riporta con gran rilievo le dichiarazioni del presidente eletto statunitense, Barack Obama, che ieri ha sostanzialmente affermato il diritto dell’India di attaccare le basi dei terroristi in Pakistan – come stanno facendo ormai da tre mesi gli Stati uniti.

Nel corso di una conferenza stampa è stato chiesto a Obama se anche per l’India fosse valida la politica di bombardare i campi terroristici pachistani in caso di evidente inazione del governo di Islamabad. La risposta del neopresidente Usa è stata musica per le orecchie di Nuova Delhi: «Le nazioni sovrane hanno il diritto di difendersi». Un implicito semaforo verde, concesso solo a due condizioni: «Prima – ha aggiunto Obama – le indagini sulla carneficina di Mumbai devono raggiungere delle conclusioni definitive e poi bisogna vedere se il Pakistan darà seguito al suo impegno di eliminare il terrorismo». Insomma: se alla fine la pista pachistana verrà confermata [e questo è scontato] e se Islamabad non farà qualche passo concreto contro i terroristi [consegnando all’India venti ricercati], allora l’India avrà tutto il diritto di agire.

Un’eventualità, questa, dai risvolti drammatici. Non solo in caso di un reale attacco indiano [che rischierebbe di scatenare un conflitto nucleare tra India e Pakistan], ma anche solo in caso di minaccia concreta.

Se l’India alzasse la tensione militare con il Pakistan, le potenti gerarchie militari di Islamabad, già innervosite dai sempre più frequenti attacchi missilistici Usa nelle Aree tribali [ultimamente alcuni generali hanno minacciato di rispondere abbattendo i droni Usa] e dalla politica di dialogo con l’India sul Kashmir avviata dal presidente Asif Ali Zardari [letta come un grave tradimento dello spirito nazionalista pachistano], si ribellerebbero al debole governo civile di Islamabad e ai diktat di Washington sull’impegno militare pachistano contro i talebani nelle Aree tribali [dove attualmente stanno svogliatamente combattendo 100 mila soldati pachistani].

«Se verremo minacciai dall’India non lasceremo là nemmeno un soldato», ha dichiarato al quotidiano bitannico Guardian un anonimo ufficiale militare pachistano, riferendosi al fatto che tutte le truppe verrebbero schierate al confine con l’India.

I primi segnali di ‘ribellione’ da parte dei militari pachistani ci sono già. Il governo di Islamabad aveva annunciato una storica missione in India del direttore dei servizi segreti pachistani [Isi], il generale Ahmed Shuja Pasha, per aiutare i servizi indiani nelle indagini. Ma i generali pachistani si sono opposti e la missione è saltata.

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