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Fonte: http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/PK_fCB6GpFA/parigi-greenpeace-chiede-a-sarkozy-di-imporsi-con-leuropa-sul-pacchetto-clima

L’altro ieri mattina i parigini che hanno preso la metrò alla fermata Republique hanno visto dei manifesti 4×3 con una strana pubblicità: l’immagine del Presidente Sarkozy con su la scritta: ” Ridurre del 30% i gas a effetto serra in Europa? yes, you must”. Altri manifesti più piccoli, invece, tappezzavano l’intera città (le foto su Flickr). L’iniziativa è di Greenpeace France che ha chiarito i motivi di questa campagna denominata: “SarkObama”:

Dicono gli attivisti di Greenpeace France:

Far pagare le imprese che inquinano, creare 3 milioni di posti di lavoro essenzialmente locale in Europa, salvare 1 000 euro all’anno per famiglia … Tutto questo è possibile, a condizione che l’Europa si doti di una regolamentazione ambiziosa. Ma il pacchetto clima / energia è molto lontano da questo. Il presidente porta una pesante responsabilità: ha lasciato troppo spazio agli Stati membri che ne hanno approfittato per difendere i loro interessi nazionali a breve termine, invece di dire forte e chiaro che gli interessi sono collettivi e che gli imperativi della lotta contro il cambiamento climatico riguardano tutti. Con lui è Natale tutti i giorni: i diritti di inquinare gratuitsmente per il carbone polacco o la concessione dei 30g di CO2/km offerti ai produttori tedeschi di BMW e Mercedes!

Ultima possibilità per Nicolas Sarkozy per ristabilire l’equilibrio è il vertice europeo dei capi di Stato del 11 e 12 dicembre. E’ in quella occasione che si devono adottare, dice Greenpeace:

– L’immediata conferma delll’impegno dell’Unione europea per ridurre del 30% le proprie emissioni di gas a effetto serra sul proprio territorio entro il 2020;

– Promuovere una politica di risparmio energetico ambiziosi, con l’obiettivo di un risparmio del 20% del consumo di energia entro il 2020;

– Sviluppare le energie rinnovabili al 20% del consumo energetico europeo entro il 2020;

– Mettere all’asta per il 100% delle emissioni di CO2 per le industrie europee di energia e servizi di pubblica utilità;

– Colpire il 100% del reddito derivante dalla vendita all’asta delle quote per la protezione del clima, il 50% in aiuti a favore di paesi in via di sviluppo (adattamento, mitigazione, il trasferimento di tecnologia).

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