Stampa / Print
Fonte: http://www.carta.org/campagne/precariato+e+lavoro/16100

Ad Atene hanno bruciato pure l’albero di Natale più alto della città, davanti a Piazza Parlamento. A ieri, quattrocento negozi erano stai distrutti. Ma, ci raccontano i testimoni, non c’è nessuno che pensi che la città l’abbiano messa a ferro e a fuoco i «cuculofori», letteralmente «quelli in passamontagna». cioè la minoranza rancorosa. In piazza ci sono anche i figli della maggioranza silenziosa, quel ceto medio ateniese pasciuto da un sistema molto statalista, quasi autarchico, che negli ultimi venti anni si è aperto indiscriminatamente alle privatizzazioni e al mercato mondiale, generando povertà e precarietà. E ci sono quelli che protestano contro una riforma costituzionale che, obbedendo ai dettami europei, apre al riconoscimento delle università private. «Le violenze sono provocate dalla deriva repressiva dello stato, che insieme a una politica economica che distribuisce ingiustamente la ricchezza ha creato una miscela esplosiva», ha detto Giannis Panagopulos, il capo del sindacato Gsee, il sindacato più grande della Grecia che rappresenta due milioni e mezzo di lavoratori. Lo sciopero generale italiano si sviluppa in un contesto diverso, a partire dalle forme di lotta. Solo un ingenuo potrebbe pensare di fare un feticcio delle drammatiche giornate ateniesi, di esportare rabbia e distruzione come un format televisivo. Ma ci sono due paroline che ricorrono in Grecia come in tutta l’Europa: «No future». Quello che fu uno slogan disperato, quasi nichilista, che annunciava la fine della speranza in un futuro migliore, può trasformarsi in una formula positiva. Basta col delegare al tempo che verrà, con l’aspettare il ciclo economico migliore. C’è un movimento che chiede, qui e ora, non in quel futuro che non arriverà mai, risposte concrete alla mancanza di prospettive che segna da troppo tempo la parte più giovane della società.

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.