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Fonte: http://www.ladestra.info/?p=26892

Tratto da Thule Blog: «Quanto pago per il prosciutto? Quattro euro…Me li segni, passo a fine mese». Una conversazione, questa – tra un droghiere e il cliente – che sembrava riposta nei cassetti della memoria, quando l’Italia comprava a credito. Ma che l’attuale crisi ha rispolverato. Così droghieri, panettieri, fruttivendoli, lattai e macellai hanno rimesso sul banco, accanto al registratore di cassa, quel quaderno con scritto nome e cognome del cliente, data e importo dell’acquisto.
È quanto accade a Milano, ma lo stesso fenomeno lo si trova a Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, e nelle città di provincia, fino a ieri magari più agiate e adesso con la cinghia tirata di un buco. Il ricco capoluogo lombardo rappresenta l’esemplificazione di questo scenario. Nei pressi della stazione di Lambrate – zona medio borghese – c’è un panificio dove hanno addirittura tre libretti differenti per registrare i debitori. «Uno è per i clienti che pagano saltuariamente – precisa Daniele, il titolare – un secondo è per chi salda una volta al mese, l’ultimo indica i clienti che regolano i debiti ogni tre o quattro mesi». Anche qui, come in tutti gli esercizi interpellati, il privilegio del pagamento a credito è riservato alla clientela affezionata. «È la nostra arma in più contro i grandi supermercati», conferma il gestore dello spaccio alimentare di piazzale Rosa, zona Corvetto. Non si tratta solo della rivincita degli alimentari al dettaglio: è uno dei segni quotidiani della crisi che intacca le disponibilità mensili delle famiglie e dei pensionati, le categorie di consumatori che fruiscono di più di queste agevolazioni. «A volte ci chiedono direttamente di dilazionare i pagamenti – continua il commerciante di Corvetto – altre volte usano delle scuse: la più sentita è “guardi, ho dimenticato il portafoglio a casa”». Spesso non si tratta di grandi acquisti. «Lo sa che qui – afferma un esercente di via Marochetti, sempre in zona Corvetto – io faccio credito per l’acquisto di mezzo litro di latte?». Un prodotto che costa intorno ai 70 centesimi. E non è raro che poi i debitori non si facciano più vedere. «Guardi – prosegue il gestore – io sono cresciuto nella miseria e ho 53 anni, ma un Natale così non l’avevo mai visto». Il pagamento a credito infatti è un fenomeno recente. La maggior parte degli esercenti conferma che da un anno si sono decisi a riaprire il quaderno dei crediti perché le famiglie soffrono soprattutto la quarta settimana del mese e chiedono di dilazionare il pagamento fino all’arrivo dello stipendio. In particolare, secondo Luisa Cerreta, addetta de “Il Fornaretto” di Quarto Oggiaro, quartiere popolare alla periferia di Milano, «questo novembre è stato micidiale: consideri che adesso faccio credito a una ventina di clienti fissi su un totale di 150 acquirenti. Si sta tornando a un passato che credevo dimenticato».

A Quarto Oggiaro il meccanismo del pagamento a credito è ormai una realtà per i rivenditori al dettaglio. «Succede spesso – conferma Francesco Baldini, gestore dell’ortofrutta nel mercato rionale del quartiere – poi ci metta che il costo dei prodotti è aumentato e ottiene un autunno molto brutto: così, scriviamo sul libretto del pagherò».

In realtà, i meccanismi dei gestori per la registrazione dei clienti a credito sono differenti. «Io segno debito e debitore sul calendario», afferma la titolare di una panetteria in via Padova. «A me basta scriverlo su dei “post it”», riprende la panettiera di Quarto Oggiaro. «Io uso il quaderno per tradizione», continua una panettiera di piazza Firenze. «Noi scriviamo tutto sullo scontrino che teniamo in cassa e ne diamo una copia al cliente», precisa un addetto alla salumeria di Quarto Oggiaro. E il metodo di registrazione su ricevuta sembra il più utilizzato: da Lambrate al Giambellino, da Corvetto a Crescenzago.

Per quanto il credito sia uno strumento che avvantaggi i negozianti alimentari al dettaglio, i piccoli esercizi sono continuamente falciati dalla mannaia della grande distribuzione. Resistono i panettieri, che vendono ormai moltissimi generi alimentari. Ma soffrono i rivenditori di frutta. «Qui il lavoro è calato del 40% – lamenta Michela del Minifruit di Crescenzago – e a un mio cliente farei sempre credito». Ma sono drasticamente diminuiti anche i salumieri, che ormai confluiscono nelle macellerie. «Ora si paga spesso con le carte di credito – afferma il titolare della macelleria Montalbano a Lorenteggio – così si dilaziona il tutto di 15 giorni».

Nella macelleria Marazzi a Lambrate invece non si accettano strumenti di pagamento elettronico. «Lo scriva – afferma uno dei gestori – noi non li usiamo perché così le banche saltano per aria: per questo preferiamo fare credito ai clienti fidati». E il macellaio del quartiere rionale di Quarto Oggiaro afferma: «Io non faccio credito perché poi nessuno paga, piuttosto la carne la regalo». Qui si assiste a un dialogo surreale tra il gestore e un’anziana signora: «Sono dure quelle bistecche in offerta?». Risponde il macellaio: «Certo signora, tenere non possono essere».
Ma sulla cattiva congiuntura non si può scherzare. «Faccio credito a buona parte dei miei clienti – conclude la titolare di un rivenditore alimentare al Giambellino – anche per un mese. Ma oggi non si è presentato chi mi doveva pagare e questo pesa sul bilancio, se considera che lo Sma aperta qui davanti mi ha portato via anche quei quattro clienti che mi erano rimasti». [Fonte: Il Sole 24 Ore]

Dal salumiere il pagherò, per le vacanze a Cortina il prestito e per un’abbronzatura tutto l’anno tante rate piccole-piccole.

«Essere pessimisti circa le cose del mondo e la vita in generale è un pleonasmo, ossia anticipare quello che accadrà». Ennio Flaiano

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