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Fonte: http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/16170

Ieri sera un liceale è stato ferito davanti alla sua scuola, nella periferia ovest di Atene dove oggi – tredicesimo giorno di proteste – si terranno due manifestazioni.

Questa è la testimonianza di Cristiana, una cittadina italo-greca. Il messaggio è stato pubblicato su myspace.com

Sabato 6 dicembre 2008, ad Atene, in Grecia, Alexandros Grigoropoulos è stato colpito a morte da un proiettile sparato da una pistola di un poliziotto con la sua pistola d’ordinanza. I veri motivi di codesta reazione sono ancora non chiari. Alex aveva 15anni e stava andando ad una festa. Questi sono i fatti in breve.

Questa la notizia che ha fatto il giro del mondo, assumendo, in alcuni casi contorni ben diversi e falsati.

Ma veniamo ad oggi.

Oggi in tutta la Grecia c’è una vera e propria guerra civile. I motivi di tale guerra, che esula da motivi politici, sono legati al regime di terrore e abuso di potere da parte della polizia greca nei confronti della cittadinanza tutta, e specialmente di quella fascia della popolazione che va dai 13 ai 40 anni.

Credetemi, non c’è uno dei miei amici che non sia stato fermato, almeno una volta, e portato in commissariato perché aveva i capelli lunghi, o l’orecchino, o perché gli è stato trovato addosso un pacchetto di cartine piccole [di quelle che servono per le normali sigarette di tabacco].

La polizia arriva anche ad arrestare e detenere per un mese e mezzo un ragazzo per il colore delle sue scarpe, o perché ha guardo uno sbirro in un modo che al suddetto risultava sospetto. Vi lascio immaginare cosa possa accadere agli omosessuali, ai «fricchettoni», e a chiunque non si comporti in «maniera appropriata». Di tutto questo potete trovare testimonianze su YouTube.

Quello che invece non potete trovare su YouTube ve lo racconto io…e stavolta, perché mi è successo ieri mattina, 9 dicembre 2008 alle 10:10 del mattino.

Viaggiavo su un autobus di linea Volos-Salonicco; 10 minuti e una manciata di chilometri prima di entrare nella città di Salonicco [una delle città maggiormente colpite dalla vera e propria guerra civile in atto tuttora], l’autobus con una trentina di persone dentro, di cui 7 al disotto dei 30anni, è stato fermato a un posto di blocco della polizia: 5 poliziotti con in mano pistole e manganelli hanno fatto irruzione sull’autobus per controllare i documenti solo di 5 delle 7 persone sotto la trentina [ma solo perché gli altri 2 avevano meno di 10 anni]. Al momento del controllo del mio passaporto italiano [posseggo anche quello greco, ma ho preferito esibire quello italiano per provocazione]; lo sbirro che mi stava di fronte [come di fronte mi stava la sua arma amica], ha negato la risposta alla mia semplice domanda sul motivo del controllo solo di alcuni passeggeri: secondo lui essendo italiana non avevo diritto di sapere «affari greci»; quando ho esibito anche la mia carta d’identità greca e il codice fiscale, ha minacciato in modo molto poco calmo di arrestarmi seduta stante. In risposta al mio conseguente silenzio mi ha restituito i documenti tirandomeli in faccia.

Un quarto d’ora dopo, sono scesa alla stazione degli autobus cittadini e ho raggiunto la piazza più vicina. Ho cercato dei manifestanti e mi sono unita a loro, rischiando di perdere l’aereo che avevo nel pomeriggio.

Ho parlato con dei giornalisti, illustrando l’accaduto. Dell’intervista non c’è traccia in nessun telegiornale o servizio, né di ieri, né di oggi.

Questi sono i fatti miei.

Chiunque mi conosca di persona, sa che non ho mai avuto né uno schieramento, né una coscienza politica. Non ho mai votato [né in Italia, né in Grecia]. Non ho mai partecipato a una manifestazione o ad un corteo. Ora non posso tacere. La gravità della situazione non lo permette…o, comunque, guardare nella canna di una pistola, forse ti fa venire un coraggio che prima non avevi. Forse ti fa credere che cercare di cambiare le cose è possibile…ti fa pensare che non hai più niente da perdere, nel momento in cui perdi la libertà.

O forse voglio soltanto che non capiti…che non ricapiti a me; che non capiti mai a nessuno.

Vorrei che non fosse capitato ad Alex.

Sono tornata e non vorrei esserlo. Sono tornata e fa male. La mia Ellas brucia. E, se ci pensate, quelle fiamme non sono poi così lontane da tutti voi.

Quello che vi chiedo è una cosa molto semplice: informatevi su quello che sta succedendo in Grecia, perché vi riguarda molto più di quanto pensiate. Se avete degli amici o dei contatti lì, chiamateli e ascoltate quello che vi dicono di persona, perché le notizie che filtrano in Italia e nel resto del mondo non sono attendibili… e questo ve lo garantisco di persona.

L’unica cosa che vi chiedo è di rispondermi, anche solo con una mail vuota, in modo da segnalarmi l’avvenuto ricevimento di questa; e di passare il mio indirizzo ai tutti i contatti a cui inoltrerete questa mail o queste informazioni.

Qualsiasi altra cosa vi venga in mente al riguardo, vi prego di suggerirmela: anche le idee che vi possono sembrare più insulse, potrebbero essere preziose.

Vi ringrazio tutti di cuore

Cristiana

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