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Fonte: http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/16164

Nella sua offensiva contro la libertà di scelta sul proprio corpo, il governo sta ormai ricorrendo ai colpi bassi. I fronti aperti sono per il momento due: la commercializzazione della Ru486 e la libertà di morire di una donna, Luana Englaro. Mentre parlamentari di Pdl e Udc ieri hanno presentato una mozione per convincere il governo a bloccare la messa in commercio in Italia della pillola abortiva, che, secondo quanto denunciato dall’Aduc, dovrebbe essere già avvenuta – secondo i tempi previsti dall’unione europea – qualche mese fa, il ministro del Welfare Sacconi si è dedicato al caso Englaro. La maggioranza aveva già provato a bloccare la sentenza che autorizza lo sospensione dell’alimentazione forzata della donna, in stato vegetativo da 17 anni, sollevando un «conflitto di attribuzione» presso la Corte costituzionale. Ed era stato sconfessato. Così, a pochi giorni dal compimento di quella che tre tribunali [compresa la Cassazione] hanno confermato essere la volontà di Eluana Englaro e in barba a qualsiasi limite all’arbitrio del potere dello stato sulla vita delle persone, Sacconi ha trovato un nuovo escamotage per tenere forzatamente in vita la donna. Con un atto di indirizzo alle regioni il ministro ha fatto sapere che l’interruzione dell’alimentazione forzata non potrà essere eseguita in alcuna struttura pubblica o convenzionata. Quello di Sacconi «è un atto che segna la fine dello stato liberale con la separazione dei poteri, rendendo il potere esecutivo l’unico potere forte che regola la vita sociale italiana», ha scritto in una nota la consulta di bioetica, che ha definito quello in cui ci troviamo un regime «catto-berlusconiano».

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