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Fonte: http://www.danielemartinelli.it/2008/12/01/liva-sky-al-20-silvio-al-settimo-cielo/

“La norma su Sky che penalizza Sky è l’anomalia dell’onorevole Berlusconi contemporaneamente capo del governo e proprietario dei un monopolio televisivo“. Parole di Massimo D’Alema, lo stesso buffone che qualche anno fa diceva che Mediaset è patrimonio degli italiani. La stessa Mediaset controllata dal piduista violento calunniatore che intima a Walter Veltroni di rompere col “calunniatore e violento” Antonio Di Pietro. Ridere o piangere non cambia: ci vorrebbe che qualcuno spiattellasse sui connotati rifatti dell’emulo di Mangano che lui è l’unico a vedere quell’alleanza. Di Pietro naviga da solo nel mare della politica italiana corrotta. Con una mano imbarca consensi di migliaia di pidini pentiti e con l’altra lancia l’àncora al Partito Derelitto di Uolter Veltralema con un semplice “Decidetevi“. Altro che forza riformista, come dice il pidino Andrea Orlando rifacendosi al popolo del Circo Massimo. Quello è stato soltanto un circo. La politica di opposizione è un’altra cosa.

Intanto Rupert Murdoch sta a Silvio Berlusconi come il sole sta alla luna. Murdoch è editore in tutto il mondo di televisioni satellitari e giornali, Berlusconi è un golpista barricato nei palazzi piantonato a turno da D’Alema-Amato-Prodi nella salvaguardia dei 6 canaletti televisivi che irradiano lo stivale. Da almeno 15 anni impone la legge marziale per dare a Publitalia ciò che sottrae alla Sipra Rai. Insiste al capezzale delle televisioni morenti il Berlusconi che si gira per non vedere la recessione e la crisi montante delle famiglie che lo travolgeranno. Vede soltanto il suo mercato privato delle televisioni. Con un decreto legge su misura raddoppia l’Iva agli abbonati Sky nella speranza di sottrarre qualche abbonato a Murdoch. Raggiunto l’obiettivo finisce anche il ruolo politico di questo brigante in cravatta e della sua consorteria asservita di ministri ombra.

I fatti del 2003 sembrano preistoria. Dimenticati i tempi in cui Murdoch entrava nella concorrenza televisiva italiana con la fusione di Stream e Telepiù, dopo le inutili scorribande di Berlusconi che intestava a suoi prestanome quest’ultimo canale, per non dare nell’occhio di superare contro la legge la quota di proprietà del canale fissata al 10%. Non so quanti ricordano la vendita forzata di Telepiù da parte di Berlusconi alla francese Vivendi, successivamente rilevata da Murdoch sempre nel 2003. L’anno in cui il magnate oceanico definiva il piduista “uomo moderno e di ampie vedute che certamente non distruggeremo“. L’anno in cui Murdoch negava l’evidenza del conflitto di interessi dicendo che “in Italia c’è pluralismo, Mediaset fa poca informazione a favore di Berlusconi poiché i suoi giornalisti vogliono dimostrare indipendenza”. L’anno in cui Murdoch bollò la Rai “anti berlusconiana come la gran parte dei media“.

Oggi, dopo 5 anni, il Berlusconi moderno e liberale risponde alle sviolinate col raddoppio dell’Iva sugli abbonamenti Sky, portandola dal 10 al 20%. Perché -Ahilui – nel frattempo sono raddoppiati anche gli abbonati alla pay tv, diventati 4 milioni e 600 mila (quasi 10 volte quelli di Mediaset premium) per un’azienda che raccoglie pubblicità per 250 milioni di euro.

Sky ha invaso l’eldorado del piduista col quale ha costruito il suo impero economico e politico. La televisione. E’ come toccare i cuccioli alla leonessa. L’Iva al 20% è una scorrettezza istituzionale degna da dittatura colombiana che graverà sulle famiglie, in un settore, quello televisivo, che nell’Europa della grande recessione è oggetto di sgravi fiscali. Il governo inglese ha ridotto l’Iva sugli abbonamenti televisivi di 2 punti e mezzo. Nell’Italia di Berlusconi si pagherà l’Iva al 20% se ci si abbona a Sky, ma si continuerà a pagare soltanto il 5% se si comprano i giornali e il 4% se si paga il canone Rai. Mentre i governi di Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna attuano misure a sostegno dei redditi più bassi e dei lavori precari, il governo italiano dei piduisti differisce il pagamento dell’Iva per le imprese e non i consumatori. Gli stessi che tra un po’ saranno del tutto consumati assieme alla lingua dell’esercito di lustranatiche ad personam che votano le leggi del brigante.

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