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Fonte: http://italiadallestero.info/archives/2332

[Le Monde]É un record fatto per essere battuto. Sabato 29 novembre, 1.400 immigrati sono giunti con due imbarcazioni sulla piccola isola siciliana di Lampedusa, situata a meno di 100 chilometri dalle coste africane. Ogni settimana, centinaia di immigrati approdano sulle coste siciliane, calabresi o sarde, sfidando il cattivo tempo ed un arsenale giuridico sempre più costrittivo.

Questi arrivi a Lampedusa continuano ad aumentare, secondo il ministero dell’ interno: 8.800 nel 2003; 10.477 nel 2004; 15.527 nel 2005; 18.047 nel 2006. Il 2007 fa eccezione con 11.749 ingressi, ma questa cifra potrebbe raddoppiare nel 2008. Da gennaio a settembre, i Nigeriani sono stati più numerosi, con 4.400 arrivi, seguiti dai Somali (4 300), degli Eritrei (2 900) e dei Tunisini (2 500). Il Centro di Permanenza Temporanea (CPT) di Lampedusa, costruito nel 1998 per 186 persone quindi portato ad una capacità di 380, è sicuramente troppo piccolo per accogliere tutti quest’immigrati che sono rapidamente condotti in uno dei tredici altri CPT sull’ isola o sul continente. Dopo sessanta giorni, sprovvisti di un lavoro sul suolo italiano, sono invitati a di lasciare la penisola. La maggior parte entra allora nell’ illegalità.

Quest’afflusso dal mare fa dell’ Italia, con i suoi 4.000 chilometri di coste, una delle prime destinazioni scelte dagli immigranti venuti dall’ Africa o dall’ Asia. Secondo gli autori di Lo Stivale Meticcio, vengono principalmente dalla Somalia, dall’ Eritrea o dall’ Etiopia (ex paesi della fugace colonizzazione italiana). Raccolti a Agadez (Nigeria), hanno due itinerari prima di imbarcarsi verso l’ Italia: l’attraversamento della Libia o dall’ Algeria fino al Marocco. Dall’ Asia, la strada è più tortuosa: Mosca, Minsk, quindi i porti della Turchia. I rischi affrontati sono immensi. Secondo la società geografica italiana, 2.000 cadaveri sono stati individuati da pescatori nel canale di Sicilia. Nel Natale 1996, al largo di Portopalo, 283 persone scomparirono nella più grande tragedia marittima in Mediterraneo dalla seconda guerra mondiale.

La penisola ha emanato tre leggi sull’ immigrazione: la legge Turco-Napolitano (centro-sinistra) nel 1998, che instaura i CPT e le quote per paese; la legge Bossi-Fini (centro-destra) che rende più rigido in particolare il ricongiungimento familiare e subordina l’ingresso in Italia alla presentazione di un contratto di lavoro; la legge Maroni (centro-destra) nel giugno 2007, che crea il reato d’ immigrazione illegale. A queste disposizioni, s’ aggiunge il rafforzamento della cooperazione con la Libia per la sorveglianza delle sue frontiere. Quest’arsenale restrittivo si accompagna a regolarizzazioni massicce anonime, praticate da governi di centro-sinistra come di centro-destra, che danno rispetto alla politica migratoria italiana l’impressione che si navighi a vista. Nelle prossime settimane, 105.000 posti di lavoro come donna delle pulizie o infermiere dovrebbero essere ufficialmente proposti ai nuovi arrivati. In realtà, le persone interessate vivono già in Italia da tempo nella clandestinità. “É l’ultima volta” , ha avvertito Roberto Maroni, il ministro dell’ interno. Si stima a 3,5 milioni il numero di stranieri che vivono in Italia ed ad 1 milione il numero di clandestini.

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