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Fonte: http://toghe.blogspot.com/2008/12/le-inchieste-di-de-magistris-e-la.html

di Silvio Liotta

A proposito del “buttarla in caciara” di cui ci parla qui Stefano Racheli, leggo un articolo su Repubblica del 5 dicembre 2008, sulla cd “guerra tra procure”, a firma di D’Avanzo, che non posso non commentare.

Leggendo l’articolo (riportato anche dalla rassegna stampa del blog e comunque raggiungile da questo link), salta agli occhi che il giornalista riprende acriticamente le argomentazioni utilizzate dalla Procura Generale di Catanzaro contro la legittima inchiesta condotta dalla Procura Generale di Salerno. Ne trascrivo un significativo stralcio: la Procura di Salerno “da tempo tesaurizzando le propalazioni del dott. De Magistris, le cui condotte sono state già sanzionate dal consiglio della magistratura, persevera nell’accreditare una versione processuale alternativa a quella verificata” (comunicato consegnato alla stampa il 3 dicembre a firma del Pg Iannelli e dei sostituti De Lorenzo, Garbati, Curcio). E’ interessante, fra l’altro, notare che dei magistrati, in un comunicato destinato alla stampa, definiscano “propalazioni del dott. De Magistris” quelle che tecnicamente sono “denunce” del dotto. De Magistris.

Quindi nell’articolo D’Avanzo sostiene che l’inchiesta condotta dalla Procura di Salerno nei confronti di magistrati della procura di Catanzaro è inutile, perché si basa sulle inchieste di De Magistris che sono state, secondo il giornalista, più volte valutate da organi terzi e quindi da essi censurate.

Premesso che le inchieste della procura di Salerno si spingono altre i confini di quelle di De Magistris (e quindi non si basano solo su dossier di indagine di De Magistris, ma assumono nuove rilevanze giudiziarie), D’Avanzo, quando parla delle censure sulle inchieste di De Magistris, sembra proprio che non sappia di cosa parla. Sembra che non conosca assolutamente i fatti, ma si limiti a rivelare la “Verità”; certo, quella sua, esclusiva e personale, completamente sganciata da un’adeguata analisi dei fatti …

Il giornalista sostiene che le inchieste di De Magistris, sono state valutate nel tempo:

– da un giudice per le indagini preliminari;
– da un tribunale del riesame;
– dalla Corte di Cassazione.

“E sempre De Magistris ha avuto torto” (ma quando mai!).

Inoltre ci fa sapere che le inchieste di De Magistris sono state censurate:

– dal procuratore generale della Cassazione;
– dal plenum del Csm;
– dalla Corte di Cassazione (respinge il ricorso di De Magistris).

Sul fatto che le inchieste di De Magistris siano state valutate dagli organi richiamati da D’Avanzo non ci piove. Che le inchieste, lungo il loro iter istruttorio, vengano vagliate e giudicate dal GIP risulta cosa ovvia nel sistema giurisdizionale italiano. Ed evidentemente con l’avallo del Gip le inchieste di De Magistris hanno proseguito tutte e tre (“Toghe Lucane”, “Poseidone”, “Why not”), fino all’avocazione delle ultime due e al trasferimento del magistrato, che ha impedito la gestione di Toghe Lucane.

Un po’ più complesso il caso del Tribunale del riesame.

Faccio un esempio: il Tribunale del Riesame di Catanzaro annulla le perquisizioni (febbraio 2007), nell’ ambito dell’inchiesta Toghe lucane, a carico di due indagati. Successivamente nel novembre dello stesso anno la sesta sezione penale della Suprema Corte accoglie il ricorso presentato da De Magistris contro la decisione del Tribunale del Riesame. Anche i Tribunali del Riesame possono “sbagliare”. Ma questo, forse, D’Avanzo non lo sa.

Ulteriore esempio: Toghe Lucane, megaimpianto turistico Marinagri. De Magistris il 3 marzo del 2007 ottiene dal Gip il sequestrato del villaggio turistico Marinagri (un Gip che dà ragione a De Magistris: stupore!). Successivamente il 20 marzo 2007 il Tribunale del Riesame di Catanzaro dispone il dissequestro. Il 22 ottobre del 2007 la Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato da De Magistris contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame. Purtroppo non solo i Tribunali del Riesame “sbagliano”, ma anche le Sezioni della Cassazione. E così il pm di Catanzaro il 17 aprile 2008 dispone un nuovo sequestro della struttura (acquisita nuova perizia), convalidato nuovamente dal Gip (e torna lo stupore). Segue ricorso al tribunale del Riesame, che respinge, e successivo ricorso alla Corte Suprema, che respinge anch’essa il ricorso contro l’ordine di sequestro del pm di Catanzaro, dunque confermandolo.

“E sempre ha avuto torto”; riecheggia dall’articolo la tonante asserzione del giornalista D’Avanzo. Ad una persona normale verrebbe da dire: “ ma che film s’è visto D’Avanzo!”; “ma che male abbiamo commesso per meritarci i giornalisti che abbiamo!”.

Si consideri peraltro che reputo D’Avanzo uno dei migliori sulla piazza (e ho detto tutto).

Ma probabilmente la ragion di stato non ammette concessioni ai fatti, al vero giornalismo inteso come servizio sociale per un concreto esercizio delle libertà democratiche.

La domanda assillante rimane: ma qual è questa ragion di stato?

Trovare la risposta non è cosa facile, o comunque alla mia portata. Ma se non altro ci sembra di poter asserire che D’Avanzo alcune cose proprio non le sa.

Tornando all’articolo, possiamo quindi ritenere corretto quanto dice D’avanzo relativamente al vaglio delle inchieste di De Magistris da parte di Gip, Tribunale del Riesame e Cassazione (ovvietà per il nostro sistema giurisdizionale). Ma le valutazioni di tali organi non sono, come si vuole far credere, tutte contro il pm di Catanzaro, anzi nella maggior parte dei casi riconoscono la correttezza e fondatezza delle indagini stesse. Non si rileva inoltre alcun caso che vada oltre la normale dinamica tra inquirente e organi giurisdizionali di garanzia. Ma D’Avanzo questo probabilmente non lo sa.

Successivamente il giornalista ci informa che le inchieste di De Magistris sono state censurate (spero non si tratti di un nuovo MinCulPop): dal procuratore generale della Cassazione; dal plenum del Csm; dalla Corte di Cassazione.

E qui, mi dispiace per i vati del politically correct, ma si lambiscono i malmostosi pantani del falso storico; in quanto le censure a cui D’Avanzo fa riferimento non riguardano la sostanza delle inchieste da lui istruite, bensì riguardano aspetti disciplinari molto circoscritti rispetto all’insieme degli accertamenti che formano le inchieste in discorso.

Il Pg di Cassazione muove incolpazioni al pm di Catanzaro in ordine ad aspetti disciplinari, quindi relativi alla “forma” con cui le indagini sono state condotte, non giudica certo il merito, ovvero la fondatezza di quelle indagini. Ma questo D’Avanzo sembra non saperlo.

Per quanto riguarda quelle incolpazioni, il CSM riconosce la fondatezza solo di alcune di esse.

Al di là del merito di tali incolpazioni (la valutazione delle quali è abbondantemente discussa ed analizzata nella sezione dedicata del blog), risulta evidente che si tratta di addebiti disciplinari che nulla hanno a che fare con il merito delle indagini condotte da De Magistris.

Ma D’Avanzo, sulla base di quali fatti non è dato saperlo, ritiene che Procuratore Generale di Cassazione e CSM, nel suo plenum, censurano le inchieste del pm di Catanzaro.

Che dire poi del richiamo alla sentenza di inammissibilità del ricorso presentato da De Magistris alla Cassazione?

Appunto che dire, non c’è niente da dire, in quanto la sentenza ha riguardato un’interpretazione circa i termini di presentazione del ricorso avverso una sentenza disciplinare emessa dal CSM.. E non è in alcun modo entrata nel merito, né del processo disciplinare, né men che meno delle indagini.

Che c’entra la censura alle indagini di De Magistris? Niente, assolutamente niente.

Ma D’Avanzo non lo sa.

In sostanza D’Avanzo non sa di cosa parla.

In un altro passaggio, D’Avanzo sostiene che le due procure (Salerno, Catanzaro) irresponsabilmente ingaggiano nella mischia la Presidenza della Repubblica. Nella realtà dei fatti è la Procura Generale di Catanzaro che invia una lettera al Presidente della Repubblica.

A mio avviso, il problema non sta nel fatto che Jannelli spedisce una missiva a Napolitano; molti cittadini che si considerano ingiustamente perseguitati da magistrati spesso scrivono al Presidente della Repubblica (anche se Jannelli non è solo cittadino ma anche Procuratore generale; ciò lo dovrebbe indurre a maggiore cautela istituzionale).

Il problema, sempre a mio avviso, sta nella risposta della Presidenza della Repubblica, che non si capisce perché richieda alla Procura di Salerno “ogni notizia e – ove possibile – ogni atto utile a meglio conoscere una vicenda senza precedenti …”.

Se la Presidenza della Repubblica ha necessità di prendere visione del decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura di Salerno, possiamo mandare il link.

Per la richiesta di documenti di indagine o altro, dovrebbe essere il CSM a trasmettere la richiesta.

E il Presidente della Repubblica è Presidente del CSM, quindi ne fa parte; non è certo “il CSM”.

Insomma la Presidenza della Repubblica invece di lavorare per abbassare la tensione, l’aumenta.

Peccato perché, seguendo coerentemente le indicazioni di Napolitano, che chiedeva al sud di fare autocritica, una procura del Sud sta facendo autocritica: attraverso l’inchiesta di Salerno si sta cercando di capire quale graveolente grumo di malaffare si nasconde dietro il sottosviluppo del sud più estremo.

Insomma, Napolitano prima dice una cosa poi ne fa un’altra.

Se la procura di Catanzaro considera incostituzionale il sequestro di atti di indagini in corso non è certo mandando una missiva alla Presidenza della Repubblica che può pensare di risolvere il conflitto istituzionale.

Perché non solleva un conflitto di competenza presso la Cassazione o di attribuzioni dinanzi alla Corte Costituzionale?

Sembra quasi che la Procura di Catanzaro sia intenzionata a non “mollare l’osso”, ovvero i dossier di indagine ereditati da De Magistris.

Quali terribili nefandezze si nascondono tra quelle “carte”?

E sembra pure che in questa condotta trovi numerose “sponde istituzionali” che seguitano a stracciarsi le vesti ogni qualvolta altri magistrati, che non siano quelli di Catanzaro, intendano, nell’ambito di legittime indagini, verificare il contenuto di quei dossier.

Un’ultima questione.

Il disinformato D’Avanzo (ma che strano che lo sia un giornalista sempre tanto documentato) scrive ancora: “Dev’essere questo che consiglia a Salerno di sequestrare le carte e non di chiedere, più utilmente e pacificamente, una copia degli atti”.

D’Avanzo è l’unico giornalista che non sa (perché altri giornalisti ne hanno dato notizia già più e più volte) che è da febbraio di quest’anno (cioè da ben nove mesi) che – per sette volte – la Procura di Salerno ha chiesto a quella di Catanzaro copia degli atti e quella si è rifiutata di dargliela (nella motivazione del decreto di perquisizione che anche D’Avanzo può leggere su internet c’è la deposizione testimoniale del pm Bruni, che racconta di come il PG Jannelli non voleva consegnare quegli atti).

Alla fine dei conti, penso che non sia questo conflitto tra procure a gettare nel discredito la magistratura italiana.

Penso piuttosto che essa sia infangata dai magistrati collusi con il potere politico corrotto e corruttore ed in ultima istanza, da “certa” stampa.

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