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Fonte: http://www.carta.org/campagne/grandi+opere/no+tav/16136

L’inaugurazione [sabato scorso] della Freccia Rossa – l’alta velocità o come Trenitalia stessa la definisce la «nuova metropolitana veloce d’Italia] – è stata un disastro, che continua in questi giorni.

Gravi ritardi si sono verificati sulla tratta Milano- Bologna e sulla Roma-Napoli. Su quest’ultima sono scattate le prime richieste dell’Adiconsum per il fermo del treno di circa un’ora e mezza in aperta campagna all’altezza di Gricignano [Caserta].

Sulla Milano-Bologna non sono mancati i disagi. «Le cose non hanno funzionato come avrebbero dovuto – ha scritto in una nota il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni – e come Rfi e Trenitalia avevano garantito. Sono stati registrati ritardi, la soppressione di alcuni treni mentre altri erano pieni quasi oltre il limite della loro capacità. Scriverò personalmente ai vertici di Trenitalia per esigere il rispetto integrale degli accordi sottoscritti nei giorni scorsi». Se Trenitalia non dovesse rimediare alla situazione e dare piena attuazione agli impegni presi, «La Regione è pronta ad azioni clamorose come quella di fermare in stazione il Freccia Rossa – ha ammonito l’assessore lombardo ai trasporti, Raffaele Cattaneo – Il collegamento Alta Velocità Milano-Bologna che abbiamo inaugurato lo scorso sabato è sicuramente un fatto positivo ma si deve obbligatoriamente integrare con le esigenze dei 500 mila pendolari che ogni giorno si spostano utilizzando questo servizio».

Di seguito pubblichiamo il resoconto di Franco Trespidi dell’associazione dei pendolari di Piacenza http://digilander.libero.it/pendolaripiacenza

Il racconto dell’inaugurazione della Tav Freccia Rossa, che il 13 dicembre, viaggiava da Milano centrale alla volta di Piacenza.

L’andata

Ecco il resoconto di una giornata che resterà nella memoria di molti pendolari. Partenza ore 12.10 dalla stazione di Piacenza, destinazione Milano centrale, sede dell’inaugurazione della tratta ad alta velocità Milano – Bologna. L’unico treno veloce per Milano in quella fascia oraria è l’Intercity plus 558 che però ha molti minuti di ritardo. Approfittiamo dell’Intercity plus 580 delle 11.08 che sta viaggiando con oltre un’ora di ritardo. Saliamo in piedi in prima classe sul treno stracarico di viaggiatori. Appena saputo che facciamo parte di un associazione pendolari, alcuni viaggiatori seduti in uno scompartimento ci raccontano la loro disavventura, proprio il giorno dell’inaugurazione dell’alta velocità, con la preghiera di riportare al signor Moretti, amministratore delegato delle ferrovie dello Stato, le loro lamentele. Sarà un compito arduo, ma stiamo ad ascoltare.

Sono partiti da villa San Giovanni [sullo stretto di Messina] con un treno che ha deciso di fermarsi per guasto poco dopo la stazione di Bologna. Le ferrovie hanno pensato bene di spostare il treno nella successiva stazione di Castelfranco, il treno viene però messo su un marciapiede diverso da quello in cui sosta l’Intercity che li dovrà portare a Milano. Così una fiumana di persone molte delle quali anziane coi bagagli caricati dai figli o nipoti che li avevano accompagnati alla stazione, e che sarebbero stati scaricati da altrettanti figli o nipoti che li avrebbero raccolti alla stazione di arrivo, si trovano a dover fare i conti – da soli – con un cambio di treno e relativo trasbordo da un marciapiede all’altro. Un’autentica odissea come ci hanno confermato moltissimi dei presenti. Tra questi anche due ferrovieri, per loro fortuna in pensione, e quindi autorizzati a dire tutto quello che pensano di queste ferrovie così tanto malate. Dicono di aver fatto presente ai colleghi in servizio che i due treni sarebbero dovuti essere sullo stesso marciapiede per evitare gli enormi disagi ai viaggiatori. Ci dicono con amarezza che le ferrovie nel corso degli anni sono state smantellate da persone prive di scrupoli che puntavano più all’interesse personale che non al bene della società. Una buona responsabilità, dicono ce l’hanno anche i sindacati, troppo spesso colpevoli di scambi di favori con la classe dirigente, guarda caso spesso costituita da ex sindacalisti.

L’arrivo a Milano

Con un viaggio a singhiozzo a una velocità deprimente arriviamo finalmente a Milano centrale con tantissime persone che scendono dal treno inveendo contro le ferrovie e i loro amministratori. Quelli che erano sul treno partito da villa San Giovanni hanno accumulato quasi due ore di ritardo e molti di loro hanno perso le coincidenze per altre destinazioni. Gli toccherà aspettare diverse ore o prendere, a loro spese, treni di categoria superiore.

A pochi metri di distanza da noi, al binario 14, è ben visibile l’impalcatura creata per l’inaugurazione dell’alta velocità Milano-Bologna. È ancora presto però e al momento non esistono né transenne, né polizia che controlla. Possiamo filmare senza problemi una flotta di persone che tira a lucido quella parte di stazione e raccoglie le cartacce dai binari. Mai visto nulla di simile.

Ci rechiamo verso la piazza antistante la stazione per cercare i colleghi pendolari venuti a manifestare contro l’alta velocità. È ancora presto e non troviamo nessuno così, restando nella parte coperta della stazione, ci soffermiamo di fronte al palco su cui tra alcune ore suonerà una prestigiosa orchestra. Di fronte al palco un ricco buffet accoglierà eminenti personaggi politici, ospiti dell’inaugurazione della Tav. Mentre osserviamo il tutto ci accorgiamo che intorno a noi i tecnici della sicurezza Fs stanno predisponendo una serie di transenne.

Nostro malgrado rimaniamo recintati all’interno di quell’area d’onore con schiere di poliziotti, carabinieri e guardie di sicurezza di RFI e FS che sbarrano tutti gli accessi. La cosa è davvero paradossale, noi manifestanti con gli striscioni nella borsa siamo finiti al centro della manifestazione d’onore, e nessuno che ci dice nulla. Stiamo al gioco e vediamo fin dove riusciremo ad arrivare.

Imbracciamo la telecamera e da reporter improvvisati cominciamo a filmare e a documentare l’evento dall’interno. Scambiamo qualche battuta con i primi e pochi presenti, tutta gente in un modo o nell’altro legata alle ferrovie. Qualcuno con ironia ci fa notare che l’orologio della stele in piazza duca d’Aosta. Era stato messo a testimonianza di evento straordinario (come si fece per il cambio di millennio) più di un anno fa per segnare quanti giorni, ore, minuti e secondi mancavano all’entrata in vigore della Tav MI-BO. Invece ha terminato il suo conteggio con un giorno di anticipo perché si erano dimenticati che il 2008 è un anno bisestile e ha un giorno in più. Una volta tanto le ferrovie sono in anticipo, ma, pur non volutamente, barando. Comunque in un questo caso l’anticipo e il ritardo si equivalgono a dimostrare l’incapacità di far funzionare correttamente anche un semplice orologio elettronico.

I vip

Il primo vip ad arrivare è l’ingegner Moretti che con passo veloce si dirige verso il buffet, non tanto per mangiare, quanto per attirare, con quella corsetta improvvisata, l’attenzione dei numerosi fotografi e giornalisti che in un attimo lo circondano e cominciano a fargli domande. Noi siamo a un paio di metri e da bravi reporter ci mescoliamo ai giornalisti. Poco dopo però una giornalista riconosce il nostro presidente Fittavolini e comincia a fargli qualche domanda. Ben presto molti fotografi e cineoperatori lo circondano e il buon Fittavolini, rosicchiando poco alla volta notorietà a Moretti che diceva frasi di circostanza, riesce nell’eccezionale impresa di raccontare i disagi che quest’alta velocità porterà ai pendolari in pieno territorio nemico, a meno di tre metri dall’amministratore delegato che tanto intento a sparar sentenze, non si accorge nemmeno della nostra scomoda presenza.

Subito dopo con ospiti e giornalisti si parte per la visita alla stazione recentemente ristrutturata, si tratta di scendere una scala mobile che porta al piano inferiore, ma poco dopo che Moretti è salito la scala s’inceppa e si blocca. È in discesa e per nulla stracarica di gente, ma il buon Moretti, che deve difendere l’azienda sempre e comunque, ha il coraggio di affermare che è colpa dei giornalisti che si sono ammassati sulla scala. Il vero manager sa sempre dare la colpa a qualcun altro. Moretti non sai che le scale mobili in una stazione dovrebbero essere progettate proprio per sopportare il peso di tantissime persone e altrettanti bagagli? Immediatamente viene chiamata l’assistenza [le vecchie scale mobili quando si rompevano solitamente restavano bloccate per giorni], ma è comunque troppo tardi, l’atletico Moretti è già risalito a piedi con un sorriso a denti stretti dovendo ingoiare la prima figuraccia.

Dopo un po’ cominciano ad arrivare i personaggi della politica. Inizia con l’ex ministro Bersani a cui chiediamo cosa ne pensi del fatto che, proprio il giorno dell’inaugurazione della Tav, Comune e Provincia di Piacenza abbiano mandato una diffida alle ferrovie per non aver rispettato gli accordi presi sul servizio pendolari. La risposta non ci è chiara. Arriva anche l’assessore ai trasporti della regione Lombardia Cattaneo a cui chiediamo se si unirà alla protesta delle amministrazioni piacentine dato che la tratta PC-MI è quasi tutta lombarda.

Precisa subito che Piacenza non è in Lombardia e quindi a questo ci deve pensare la regione Emilia Romagna, ribadisce però che il nostro assessore Peri ha fatto un buon lavoro. Quindi su Cattaneo non possiamo contare. Arrivano poi Lunardi, la Moratti e Gianni Letta in rappresentanza del governo, e anche l’ex ministro Castelli che propaganda i tanti nuovi treni per i pendolari che il governo si appresta ad acquistare. Gli facciamo notare che i pendolari si lamentano perché i nuovi treni sono sempre guasti e malfunzionamenti. Castelli ci risponde dapprima che ci vorrebbe un po’ più di civiltà da parte dei pendolari, come se i guasti fossero causati da noi, poi che comunque i treni non li costruisce lui. E’ vero, ma il governo come acquirente che paga con soldi pubblici avrebbe il dovere di verificarne l’affidabilità e le caratteristiche.

Veniamo a sapere che il Presidente della Repubblica, Napolitano, ha declinato l’invito. Un altro sonoro schiaffo all’Ing. Moretti e a queste ferrovie. Reggi e Boiardi non sono i soli ad averglielo dato.

Nel frattempo beneficiamo del ricco buffet offerto dalle ferrovie e visti i bocconi amari che in trent’anni di pendolarismo questi signori ci hanno fatto ingoiare, tentiamo di rifarci assaggiando ogni ben di dio presente sulla lunga tavola. L‘impressione è comunque gradevole, siamo circondati da persone strane, molte delle quali sembrano di plastica, si complimentano vicendevolmente per il grande risultato ottenuto. Se lo dicono tra loro. Poi un’enorme quantità di divise, un bel sottofondo di musica sinfonica e tanti camerieri che girano coi vassoi pieni offrendo dolciumi a tutti. Ci ricordano tanto quelle feste in pompa magna stile Germania anni ’40, così lontane dalla realtà di milioni di cittadini, dove, nonostante un sistema allo sfascio, si preferiva illudersi con presunti successi rinchiudendosi in una gabbia dorata.

Nel frattempo siamo ancora dentro, con i nostri cartelli di protesta rigorosamente chiusi nella borsa. Al loro posto avremmo potuto portare ben altro, nessuno ci ha perquisito, nessuno ci ha fatto una domanda.

La contromanifestazione

Nel frattempo è iniziata la contromanifestazione con tante persone, cartelli e slogan, chiaramente udibili anche dalla nostra postazione. È giunta l’ora di portare anche lì il nostro sostegno attivo, così Fittavolini abbandona il paradiso dorato per raggiungere i manifestanti. Ci sono cordoni di polizia ovunque e ampi spazi mantenuti deserti come a fare una camera morta per meglio isolare il gruppo dei vip. Ci sono cori di protesta e soprattutto ci sono pendolari venuti da diverse parti del nord Italia, nonostante la fredda giornata di pioggia, a ribadire la loro contrarietà a un servizio privilegio per pochi che peggiorerà tutto il traffico pendolare. Scopriamo anche che per far posto a nove treni dell’alta velocità che arriveranno a Milano centrale ben 30 treni pendolari sono stati sgomberati da quella stazione.

Alle 16 ci spostiamo di fronte il binario 14, riusciamo a ritornare tra i vip (potremmo andare a lavorare alle Iene), sempre senza essere perquisiti. Il corteo dei manifestanti inneggianti cori viene tenuto indietro dalla polizia. Non ci sono incidenti.

La partenza del treno Av

Nei tabelloni di stazione tutti i ritardi sono stati annullati. Non bisogna far sapere ai politici e ai giornalisti che dovranno fare i reportage del treno che la stazione di Milano centrale è paralizzata per questa pantomima. Anche gli annunci all’altoparlante sono interrotti per tutto il tempo della manifestazione, non è bello che le voci automatiche informino sul reale stato dei ritardi. Così anche i normali viaggiatori che necessitano di informazioni non le ricevano e come non bastasse per uscire dalla stazione o per raggiungere il proprio treno sono costretti a lunghissimi percorsi per non intralciare il corridoio dei vip che devono accedere al supertreno Av. En passant notiamo che è stato messo un nuovo cartellone luminoso per informare sugli orari dei treni, i caratteri sono però più piccoli e risultano essere molto meno visibili e leggibili di quelli attuali con scritte bianche su sfondo nero. Sono pessimi, un altro segno di come le FS progettano o appaltano i lavori.

Alle 16.19 il treno alta velocità col suo carico di personalità e giornalisti accreditati parte con 1 minuto di anticipo sulla tabella di marcia. Si sa, fare una figuraccia e non arrivare a Bologna nei 65 minuti previsti, con la linea completamente sgombra, tutti i semafori verdi, e tutti gli altri treni fermati per far uscire l’Etr 600 da Milano, sarebbe uno smacco, quindi la partenza anticipata anche di un solo minuto può aiutare.

Dopo la partenza del treno un piccolo carrellino, come quello dei gelatai di un tempo, viene rimosso dal marciapiede del binario 14. Si tratta dell’ufficetto mobile dell’assistenza alla clientela, messo lì per l’occasione per dare informazioni ai viaggiatori che dovevano prendere il treno ad alta velocità. Avete mai visto un ufficio del genere in una stazione, magari sovraffollata con tanta gente che ha bisogno di spiegazioni? Eppure anche questo fa parte della messinscena. Non è finita qui, la cosa più grave deve ancora accadere. I ferrovieri della sorveglianza Rfi, ignari della nostra identità, ci informano che sul binario di fianco al supertreno ve n’è un altro identico, occultato alla vista del pubblico perché messo in fondo alla stazione, che partirà poco dopo e che sarà il treno di scorta al treno con gli ospiti, pronto ad imbarcarli in caso di inconvenienti e guasti. Pensate un po’ a quanto ci costa tutta questa sceneggiata.

Il ritorno a Piacenza

Alle 17, soddisfatti per l’ottimo lavoro svolto e per aver gabbato questi signori ci imbarchiamo sul treno Eurostarcity per Pescara che dovrebbe partire alle 17.10 e riportarci a Piacenza, senza fermate intermedie dopo 41 minuti. È un Intercity camuffato e dovrebbe rappresentare la classe immediatamente sottostante i treni Eurostar. Appena seduti non possiamo che constatare gli innumerevoli difetti. Si va dallo spreco energetico nell’illuminazione, schermata da grossi pannelli metallici che obbligano ad utilizzare senza motivo potenze luminose più elevate per compensare l’effetto oscurante dei pannelli. Gli spazi per i bagagli sono alti e poco accessibili, tanto che eventuali chiavi, portafogli o oggetti usciti dalle tasche dei vestiti rimarranno per sempre adagiati su quei ripiani che nascondono gli oggetti alla vista dei viaggiatori. Come non menzionare poi il soffione d’aria che sgorga dalle feritoie poste di fianco ai finestrini e che colpisce senza pietà il collo e le orecchie di quel 50% di viaggiatori che hanno la fortuna di sedersi di fianco al finestrino. Altro esempio di come in FS non si sappia ne progettare ne collaudare le carrozze viaggiatori.

Intanto alle 17.10 il nostro costoso treno di partire non ne vuol proprio sapere. Dopo 20 minuti siamo ancora lì fermi in centrale e nessun annuncio ci ha informato del motivo del ritardo, è impossibile trovare un ferroviere, figuriamoci l’ufficetto informazioni portatile in grado di darci qualche spiegazione. Il treno parte con 25 minuti di ritardo, ma dopo i primi 100 metri si blocca fuori dalla stazione e non c’è più verso di farlo ripartire. Stiamo fermi un altro quarto d’ora e nessuno dice nulla sulle ragioni dell’arresto. Vuoi vedere che sta già ritornando l’Etr da Bologna? Dopo un viaggio alla velocità media di 100 km/h, con un treno che di chilometri all’ora potrebbe farne 200, arriviamo a Piacenza e constatiamo finalmente sul tabellone, che i ritardi su tutti i treni della linea sono tutt’altro che nulli.

Veniamo informati telefonicamente da un nostro agente a l’Havana, che alla fine il treno AV super raccomandato non è nemmeno riuscito ad arrivare puntuale a Bologna. Due sono i minuti di ritardo, che sommati al minuto rubato con la partenza anticipata da Milano, fanno 3 minuti in più di percorrenza su 65, ovvero quasi il 5 per cento più del dovuto. Non è certo la stessa entità dei ritardi dei treni pendolari, ma considerato che si tratta del viaggio inaugurale, provato per mesi e per il quale si è bloccato mezza Italia ferroviaria, tutto lascia sperare che anche a questa alta velocità toccheranno i disastrosi effetti di una gestione penosa.

La morale

Si conclude una lunga giornata che ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che il mondo FS è semplicemente costruito a immagine e somiglianza di coloro che lo amministrano. Un mondo finto del tutto artificioso, creato per illudere i politici che lo finanziano, della magnificenza e delle capacità di chi lo amministra.

Tutto questo ci sembra un insulto al popolo italiano, in particolare al grande popolo di viaggiatori pendolari che quotidianamente viene mutilato dei servizi essenziali a beneficio di privilegi per pochi.

Intanto Ettore Fittavolini ci segnala che a Napoli il treno alta velocità Freccia Rossa si è gustato proprio nel giorno del debutto: e scattano le prime richieste di risarcimenti. «Gli avvocati del Centro giuridico Adiconsum – si legge in una nota dell’associazione dei consumatori – in viaggio per Napoli questa mattina ci hanno segnalato che il treno ad alta velocità su cui viaggiavano è rimasto fermo per circa un’ora e mezza in aperta campagna all’altezza di Gricignano, lasciando i malcapitati passeggeri senza riscaldamento e senza elettricità anche nel servizio bar». «La causa – prosegue il comunicato Adiconsum – è un guasto alla locomotrice. Si precisa che il treno era partito già singhiozzando da Roma Termini. L’arrivo a Napoli, previsto per le ore 8.36, è invece avvenuto alle ore 10.40. Adiconsum chiede a Fs un adeguato risarcimento per i viaggiatori e che quanto accaduto oggi sia soltanto un imprevisto».

L’associazione Codici [Associazione nazionale di volontariato per la difesa dei consumatori] sottolinea i guasti nel primo giorno di servizio e racconta: «Molti viaggiatori, in particolare professionisti con appuntamenti improrogabili, hanno chiesto al capo treno di scendere e di percorrere a piedi il tratto sul selciato per arrivare fino alla stazione e prendere altri mezzi per raggiungere Napoli. La richiesta è stata respinta e sono seguiti momenti di tensione, con il capo treno che ha chiesto l’intervento del 113».

Problemi anche per un altro treno Freccia Rossa, secondo quanto riferiscono altri passeggeri su un convoglio AV in servizio sulla stessa linea da Roma a Napoli, è fermo all’ingresso della stazione di Gricignano d’Aversa per lavori di ripristino della linea. «E’ inaccettabile che treni inaugurati ieri arrivino già in ritardo a causa di guasti tecnici, tanto più che il costo del biglietto è decisamente alto: un viaggio Milano-Roma costa 98 euro in prima classe, 71 in seconda», dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli. E aggiunge: «I viaggiatori che hanno subito un disagio si possono rivolgere al Codici per ricevere un aiuto concreto nel chiedere a Trenitalia il rimborso del biglietto e il risarcimento del danno».

http://digilander.libero.it/pendolaripiacenza/ pendolari.piacenza@libero.it

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