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Fonte: http://rampini.blogautore.repubblica.it/2008/12/12/la-vicenda-di-un-giovane-fisico-italiano/

Gentile Dottor Rampini, le scrivo perche’ ho appena finito di leggere il libro che ha scritto insieme a Carlo De Benedetti “Centomila punture di spillo”.

Sono nato e studiato a Cagliari. Ho una laurea in Astronomia all’Universita’ di Bologna, un dottorato in Fisica all’Universita’ di Genova seguito da alcune esperienze post dottorato a Genova e a Parigi. Sono un fisico teorico ma lavoro in un campo in tremenda espansione che ha gia’ dato e promette ancora enormi ricadute tecnologiche e applicative; in termini tecnici si chiama “Quantum information”. Insomma, un ramo di ricerca pura che in altre parti del mondo ha enormi finanziamenti pubblici, militari (ebbene e’ cosi’) e privati; tanto che l’IBM, AT&T e Microsoft hanno investito delle cifre consistenti in pura ricerca.Ad esempio, la Microsoft ha creato a San Diego un centro di ricerca (Microsoft Station Q) quasi esclusivamente dedicato a queste ricerche si puo’ permettere di pagare una Fields Medal (il corrispettivo del Nobel per i matematici) per fare ricerca “astratta” (molto piu’ della mia). Ho deciso di andare via dall’Italia a fare il lavoro del fisico o anche qualcos’altro ma fuori da questo paese. Sto aspettando e cercando in vari paesi europei.Non e’ solo una questione di tagli all’Universita’ e alla Ricerca; non e’ solo vedere che l’Univerista’ e’ governata da vecchi baroni e da persone entrate per caso che non fanno piu’ ricerca; non e’ solo ritrovarsi in un posto poco stimolante e chiuso. Tutte queste cose del lavoro accademico le sapevo (e lei descrive benissimo la situazione e le cause). Ora pero’ ho perso fiducia anche in cio’ che e’ fuori dall’universita’.

Parlo tre lingue europee (italiano, inglese e francese), ho acquistato quella che i tecnici chiamano capacita’ di risolvere problemi (“problem solving”), so programmare in svariati linguaggi di programmazione. Insomma in paesi come l’Inghilterra o la Germania (per rimanere in Europa) potrei trovare senza grossi problemi un lavoro stimolante e ben pagato. Perche’ dovrei stare in Italia quando questo paese mi offre cosi’ poco rispetto ai paesi vicini?

Le faccio qualche esempio. Oggi con un dottorato in Fisica si trova abbastanza facilmente lavoro come programmatore o consulente scientifico. La paga va da i 1100 ai 1300 euro al mese per fare un lavoro in cui (in genere) si e’ “troppo qualificati”. Infatti lo stesso lavoro lo potrebbe fare (e lo fa) un qualsiasi laureato con la laurea specialistica (in 3 anni in fisica o informatica). La differenza sono 4-5 anni di studio in piu’ che vengono buttati via. Non solo si fa un lavoro poco “qualificante” ma, rispetto ai suoi colleghi, si e’ 4-5 anni piu’ vecchio. Se si vuole comprare casa, sposarsi o mettere su famiglia con un tale stipendio diventa difficile.

Ci si trova davanti persone che, non avendo fatto il dottorato, sono arrivati prima ma sono, in generale, meno qualificati e meno “istruiti”. Tali persone non solo hanno accumulato piu’ anni di stipendio ma hanno anche anzianita’ per cui sono loro a comandare. Questa situazione diventa paradossale in altri casi quando l’entrata nel mondo del lavoro avviene immediatamente dopo la scuola dell’obbligo quindi senza avere un’istruzione “superiore”.

In quel caso, la retribuzione a parita’ di eta’ e’ (per mia esperienza) piu’ bassa per le persone piu’ istruite perche’ gli anni di lavoro in piu’ accumulati sono parecchi. Poi c’e’ il futuro. Con stipendi cosi’ bassi e un’entrata nel mondo del lavoro in eta’ cosi’ “avanzata” come si puo’ pensare ad un’eventuale pensione? Se studi di piu’ ed entri nel mondo del lavoro piu’ tardi, questo ritardo dovrebbe essere compensato da uno stipendio adeguato che ti permetta di recuperare il tempo dedicato allo studio (molti direbbero “il tempo perso con lo studio”). Se lo stipendio e la possibilita’ di carriera sono le stesse di una persona che si e’ laureata con la laurea specialistica (3 anni) dov’e’ il vantaggio di studiare?

A parer mio tutti questi fatti sono un enorme “disincentivo a studiare” proprio mentre nel resto del mondo lo studiare diventa una priorita’ (come fa notare lei nei suoi libri).

Nella maggior parte dei paesi, il titolo di Ph.D. viene visto come un fiore all’occhiello, non solo per il prestigio personale ma anche perche’ ti permette di accedere a retribuzioni e cariche piu’ alte (ad esempio, sono rimasto sconvolto quando ho visto che negli USA o in Inghilterra lo si scrive nel biglietto da visita anche se lavori in altri rami).

Sembra che in Italia le cose vadano esattamente al contrario: piu’ studi e piu’ hai problemi a sistemarti, guadagnare, lavorare etc. La soluzione che ho trovato per evitare tali problemi e non buttare via gli anni dedicati allo studio e’ andare via dall’Italia. Perche’ dovrei rimanere se a Parigi posso trovare posto come programmatore con stipendio di entrata di 2000 euro, posto fisso dopo tre mesi e aumento salariale dopo il primo anno?

Perche’, oltre al lato economico, dovrei umiliarmi a essere trattato come l’ultimo arrivato da gente che ha meno capacita’ di me? Perche’ dovrei rischiare nel futuro di trovarmi con una pensione ridicola che non mi permette nemmeno di sopravvivere dopo tanti sacrifici?

e, soprattuto, perche’ devo farlo se ad un’ora di aereo ci sono Francia, Inghilterra, Germania e (volendo) Spagna dove posso vivere meglio e mi offrono di piu’?

Per quello che ho visto con i miei coetanei, la situazione e’ generalizzata stanno spazzando via le speranze, le possibilita’ e le capacita’ di un’intera generazione. Quelli che rimangono non lo fanno perche’ credono nel futuro ma per paura di partire e per la propria famiglia. Temo che, tolte queste due cose, non rimanga molto per cui stare in Italia e non appena le nuove generazioni si saranno un po’ “internazionalizzate” e avranno perso il tipico provincialismo italiano (per cui e’ bella e si sta bene solo nella citta’ in cui si e’ nati e vissuti), ci sara’ un’esodo biblico. Nella situazione attuale questo paese non puo’ competere come offerta con tutti gli altri vicini (e lontani).

E’ possibile che, come scrive lei, la situazione possa cambiare (anche perche’ l’alternativa e’ diventare poveri, chiusi e sparire) ma, a mio parere, stiamo buttando via, umiliando e spingendo all’emigrazione una generazione intera. Senza queste persone cambiare le cose sara’ molto piu’ difficile non solo perche’ sono le piu’ formate ma anche perche’ in media sono quelle con la mente piu’ aperta e piu’ desiderose di fare. Le assicuro che ho fatto tutto quanto in mio possesso per far crescere questo paese e sarei disposto a fare sacrifici ma non mi e’ data la possibilita’. In questo momento non credo di avere altre possibilita’ se non a costi troppo alti per il mio futuro. Cordiali saluti.

Paolo Solinas

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