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Fonte: http://www.spaziosacro.it/interagisci/blog/index.php?s=cancri

Le interferenze che ogni vaccinazione determina al livello immunitario obbliga ad una condotta sanitaria di analisi clinica anziché di inclusione ubiquitaria. Ciò vuol dire che per ogni vaccinazione è d’obbligo la valutazione clinica del soggetto, caso per caso e non la indiscriminata distribuzione longitudinale del prodotto vaccinico, qual’esso sia.

Il sistema immunitario ha due funzioni separate e in equilibrio tra di loro, T1 e T2. Con T1 è indicata l’immunità cellulare, primaria difesa contro funghi, virus e protozoi; con T2 è indicata l’immunità sierologica (IgE, IgM, IgG), che produce anticorpi specifici.

T2 rappresenta l’immunità funzionale ed il riconoscimento immunologico, T1 è il processo di eliminazione diretti degli agenti aggressori. Alla base di ogni problema immunologico c’è uno squilibrio tra le funzioni T1 e T2. La risposta davanti ad uno stesso stimolo può essere sia T1 che T2, dipende dallo stato immunologico della persona. Predominanza di T2 significa risposta allergica (elevati IgE, IgM) o malattia autoimmune cronica (auto-anticorpi). Il processo T1 di distruggere, digerire ed espellere antigeni estranei dal corpo è noto come “risposta infiammatoria acuta”, i cui sintomi classici sono: tumor, dolor, calor febbre, presenza di secrezioni purulente e non, diarrea. In oche parole dal foruncolo all’ascesso.

Le vaccinazioni spostano l’equilibrio T1/ T2 verso la predominanza di T2. Un vaccino diminuisce l’immunità mediata da linfociti (T1) del 50%, due vaccini insieme del 70%. Ormai sono una norma 3 vaccini nella stessa iniezione, il tutto ripetuto in tre dosi successive a distanza di qualche mese. I vaccini riducono il numero di globuli bianchi, la capacità fagocitante dei neutrofili polimorfonucleari, la vitalità dei linfociti, la segmentazione dei neutrofili. Il livello di produzione delle IgE è sotto lo stretto controllo dei linfociti T2. Lo squilibrio verso T2 è un fattore predisponente alel atopie o allergie (raffreddori, asma, rash cutanei, etc..).

Nella vita odierna il condizionamento ambientale massivo dà luogo all’incremento esponenziale delle forme allergiche tra cui rinite allergica, asma bronchiale allergico, dermatite atopica, che rappresentano il risultato di una risposta T2 nei confronti di antigeni ambientali innocui (allergeni). Tuttavia costituiscono anche lo sfondo per l’insorgenza di altre patologie in condizione di “derivazione immunologia. In presenza di infiammazioni autoimmuni o allergie croniche, per una funzione T2 predominante, una vaccinazione porterebbe la funzione T2 a predominare ancora di più, aggravando lo squilibrio del sistema immunitario e predisponendo l’individuo a sviluppare asma, eczema, allergie primaverili, intolleranze alimentari ed eventualmente autoimmunità. Imani & Proud hanno dimostrato una correlazione tra le vaccinazioni e i parametri biochimici responsabili per l’attivazione dell’asma infantile. La probabilità di avere asma era doppia in una popolazione di bambini che aveva ricevuto il vaccino triplo DPT (difterite tetano pertosse) rispetto a quelli che non lo avevano ricevuto (Hurwitz & Morgensten,2003).

L’InterLeukina 9 è una di quelle sostanze T2 che diventa iperattiva, che sopprime la funzione T1 e che induce asma. Se si riesce ridurre il tasso di IL-9, appare più semplice la prevenzione dell’asma. Predominanza di T2 coincide con depressione di T1, cosa che favorisce lo sviluppo di infezioni virali croniche (virus influenzale o altri, ma anche candida), perché l’organismo non riesce più ad arginare e scacciare entità virali e batteriche aggressive.

I vaccini, tutti i vaccini, sono immunosoppressori (per la precisione deprimono T1). Essi riducono la nostra immunità attraverso molti meccanismi importanti:

1. I vaccini contengono sostanze chimiche (formaldeide) e metalli tossici (mercurio e alluminio) che hanno un forte effetto di depressione immunitaria (T1, ridotto numero di macrofagi). Il mercurio è il più allergizzante dei metalli insieme al nichel (T2, iperattività IgE, IgM).

2. I vaccini contengono tessuti e materiale DNA/RNA di altri animali, che hanno l’effetto di deprimere il sistema immunitario attraverso un meccanismo di rigetto dell’organismo di cellule estranee.

3. I vaccini alterano il rapporto di linfociti T helper/ linfociti soppressori. Tale parametro è un indicatore chiave del grado di funzionalità del sistema immunitario.

4. I vaccini alterano l’attività metabolica di polimorfonucleari (NPM),utili nella difesa dell’organismo contro batteri e virus e riducono la loro capacità fagocitante.

5. I vaccini sopprimono la nostra immunità non solo sovraccaricando l’organismo con mercurio ed altro materiale estraneo, ma anche introducendo virus attenuati e patogeni. Mentre le tossine nei vaccini rallentano il sistema immunitario, i virus si instaurano e mutano predisponendosi ad un nuovo stato infettivo.

6. I vaccini obbligano a superlavoro il nostro sistema linfatico e i linfonodi con grandi molecole di proteine che essendo state iniettate direttamente nel sangue, non sono state adeguatamente ridotte dai processi digestivi.

7. I vaccini impoveriscono il nostro organismo di elementi essenziali per la vitalità immunitaria, quali vitamina C, A e zinco, attivatpori e modulatori di globuli bianchi e ai macrofagi di funzionare in maniera ideale.

8. I vaccini sono neurotossici, rallentano il livello di trasmissione nervosa e di comunicazione al cervello ed altri tessuti. E’ noto che alcuni linfociti comunicano direttamente con il cervello attraverso una complessa serie di neurotrasmettitori. Alterare questi fattori avrà conseguenze anche sulla immunità. Di qui una possibile spiegazione all’incremento fino a 50 mila unità di soggetti colpiti da sclerosi multipla.

Una forte polarizzazione verso T2 è caratteristica di patologie autoimmuni e sclerosi sistemiche e produzione di auto-anticorpi. Elevati livelli di anticorpi alle proteine di base della mielina cerebrale sono riscontrati in oltre il 95% dei bambini autistici (Singh et al., 2003). T1 (linfociti T helper di tipo 1) produce una serie di modulatori immunitari molto importanti: interferone gamma, interleukina (IL)-2 e TNF, tumor necrosis factor.

Uno studio pubblicato dal Journal of Infectious Diseases ha documentato una diminuzione di produzione di interferone causata dal vaccino del morbillo. Questo declino persisteva per un anno dopo la vaccinazione, periodo cui fu limitato tale studio. L’interferone è una sostanza prodotta da T1 che rende l’organismo resistente alle infezioni. Cioè il risultato finale è che i vaccini portano ad una maggiore vulnerabilità alle infezioni.

Ed in effetti fu scoperto da uno studio pubblicato dalla rivista American Journal of Public Health Investigators (1990) che, su un campione di 3437 casi di polio nello stato di New York, le vittime avevano probabilità doppia di avere ricevuto il vaccino DTP nei due mesi precedenti la comparsa del polio rispetto ai bambini di controllo.

Più recentemente, in un’epidemia di polio nello stato di Oman, è stato dimostrato che le vaccinazioni DPT, difterite tetano pertosse, avevano causato la comparsa di polio paralitico. Recenti ricerche indicano che una percentuale significativamente elevata di questi bambini con polio avevano ricevuto una vaccinazione DTP nei 30 giorni precedenti la comparsa del polio. I vaccini DTP sopprimono la capacità del corpo di combattere il virus del polio.

Fino a poco tempo fa veniva indicato, quale meccanismo d’azione dei vaccini, l’aumento di livelli di anticorpi contro un antigene specifico di una malattia (virus o batterio). Oggi si ritiene che il sistema immunitario umano è più complesso e si distinguono schematicamente almeno due categorie differenti, T1 e T2.

Quanto sopra indicato segnala che esistono numerosi elementi scientifici per dimostrare l’assunto in base al quale, contrariamente a quanto ipotizzato in passato, i vaccini non rafforzano o sostengono il sistema immunitario nel suo complesso. Anzi predispongono ad infezioni ed allergie, rispettivamente perché deprimono T1 e spostano l’equilibrio verso T2. Da una specifica immunità di 3-4 anni (temporanea) verso un virus innocuo (per es. morbillo) al posto di una depressione generalizzata del sistema immunitario.

PROGRAMMA DELLE VACCINAZIONI IN ITALIA

Obbligatorie Facoltative
3 mesi 1a dose di: epatite B, polio, tetano, difterite Emofilo B (influenza) e pertosse
5 mesi 2a dose di: epatite B, polio, tetano, difterite Emofilo B e pertosse
15 mesi 3a dose di: epatite B, polio, tetano, difterite morbillo- parotite- rosolia Emofilo B e pertosse
3 anni: polio
5-6 anni e 9 anni: difterite e tetano
12 anni ciclo di tre dosi di vaccino epatite B

ANALISI DELLE VACCINAZIONI

Epatite B

Secondo Sabin, l’obbligo di vaccinazione dell’epatite B su neonati è un grossolano errore. Basterebbe esercitare una prevenzione attiva per evitare oltre l’80% delle poche centinaia di casi che in Italia sono dovuti a contagio per scambio di siringhe, rapporti irregolari o trasfusioni. Mentre più complesse, sotto il profilo clinico, sono le reazioni avverse, dalle neuriti ottiche alla paralisi di Guillen Barré e sclerosi multipla (Lancet 9/11/91)

Difterite

In una metanalisi epidemiologica, il confronto tra popolazioni vaccinate con quelle non vaccinati indica che l’epidemia ha lo stesso andamento. Inoltre la vaccinazione antidifterica non ha prodotto nessun miglioramento del ciclo naturale della malattia né nella fase “naturalmente crescente” dell’epidemia, né in quella “naturalmente calante”.

Tetano

I casi di tetano in Italia sono nell’ordine delle 90 unità all’anno, di cui l’85% sopra i cinquant’anni. Queste cifre sottolineano l’inutilità di milioni di dosi di vaccino iniettate su neonati, sui quali il pericolo di tetano ha valenza zero. Durante la seconda guerra mondiale, nell’esercito USA, ci sono stati solo 12 casi di tetano all’anno di cui 4 perfettamente vaccinati.

Polio

Uno dei problemi relativi a questo vaccino deriva dalla sua contaminazione con un numero ancora sconosciuto di virus animali. Il vaccino contiene centinaia di migliaia di virus che possono produrre polio, meningite, encefalite, epilessia e quindi compromettere essenzialmente il cervello. Accreditate ricerche ha mostrato che l’iniezione di un virus da una specie di scimmia all’altra ha provocato lo sviluppo di tumori maligni. Tuttavia, dopo la morte di queste, si è cercato di isolare i virus ma fu impossibile recuperarli (perché mutati). La cancerogenicità di alcuni di questi virus fu dimostrata da Sweet (1960), Fraumemeni (1963), Gerber (19621), Rowe (1962). Innes scoprì nel 1968 che la mortalità per leucemia negli USA dal 1955 al 1959 era cresciuta del 10% circa tra i 5 e i 14 anni, proprio negli anni del Salk. Efficacia: Secondo Sabin, il vaccino garantisce una copertura per soli cinque anni, quindi soggetto a richiami periodici. Secondo l’O.M.S., tra il 1970 e il 1974 in otto paesi europei ci sono stati 360 casi di polio di cui 205 associati alla vaccinazione. Secondo il Medical Letter (1988), negli ultimi decenni negli USA si sono verificati fino a 5-10 casi dall’anno di polio paralitica come conseguenza del vaccino Sabin, praticamente quasi il 100% dei casi di polio paralizzante. Secondo Mendelshon, nel 1977, su 18 casi di polio negli USA, 13 erano derivati dalla vaccinazione. In Israele nell’88 ci sono stati 15 casi di polio (Slater,1988) di cui 9 vaccinati con almeno tre dosi di Sabin, due con due dosi, ed uno con una. Si ritiene che l’87% dei casi di polio dal 1970 negli USA derivavano dall’uso del vaccino antipolio.

Morbillo

La vaccinazione impedisce la produzione di anticorpi permanenti. Efficacia: Nel giugno 1984 la rivista medica “USA MMWR” riportò un’epidemia di morbillo tra studenti di due scuole superiori dell’Illinois e del New Mexico dove il 98% erano stati vaccinati da poco. Gustafson (1987) descrive un’epidemia in una scuola secondaria dove il 99% erano stati vaccinati con virus attenuato. Secondo i dati della FDA nel 1988, negli USA, l’80% dei casi di morbillo erano di persone precedentemente vaccinate al morbillo.

Parotite

Secondo West (1966), la mancanza della malattia in età infantile corrisponde ad una maggior probabilità di cancro alle ovaie e in generale di tutti i cancri (Ronnie, 1985). Efficacia: dal 1986 sta aumentando l’incidenza di parotite, caratterizzata da una particolare presenza tra gli studenti delle scuole medie e superiori.

Rosolia

Efficacia: Secondo Cherry (1980), l’utilizzo di centinaia di milioni di dosi negli USA non ha sortito alcun effetto nei confronti delle continue ondate periodiche della malattia, anzi è stata notata la reinfezione da parotite nei vaccinati. Kloch e Rachelefsky (1973) descrissero un’epidemia di oltre mille casi a Casper (USA) nel 1971 che si presentò nove mesi dopo la campagna vaccinale e coinvolse per lo più vaccinati, pari all’83% nelle elementari ed il 52% negli asili. Hartman afferma che la rosolia produce malattia visibile solo nel 2-5% di non vaccinati contro un 50-100% dei vaccinati, cosa che dovrebbe far riflettere in generale sull’efficacia dei vaccini.

Pertosse

Nel 1975 il Giappone decise di posticipare questa vaccinazione (particolarmente pericolosa) dal secondo mese di vita al secondo anno di vita e nel 1981 fu abolita del tutto. A partire dal 1975 la mortalità nei primi mesi di vita scomparve in Giappone, ma aumentò l’incidenza di meningite al secondo anno di età. Levine (1966) e Savinski (1973) hanno documentato che alti dosaggi di tale vaccino preludono alla comparsa di encefalomielite animali da laboratorio. Smith (1988) dimostrò l’esistenza della meningite da vaccino, con incrementi pari al 400% al terzo mese di età. In tutti i Paesi in cui sono partiti massicci programmi di vaccinazioni si sono verificati aumenti esponenziali di casi di paralisi cerebrali.

Antinfluenzale (Emophilus B)

Numerosi ricercatori (Curphey, Warren, Rosenberg, Wells, Cherington, Weintraubs) segnalano il pericolo di complicazioni neurologiche (encefaliti e paralisi di Guillen-Barrè) soprattutto nei bambini, a seguito di vaccini antinfluenzali. A seguito di una campagna massiva di vaccinazione, con oltre 40 milioni di soggetti, furono registrate migliaia di reazioni avverse con centinaia di paralisi di Guillen-Barrè e 10 decessi, nell’arco di quattro mesi. Conseguirono 4.000 cause civili che con un fatturato di 3 miliardi di dollari di risarcimento. Nel 1978-79 una nuova campagna convinse nuovamente gli americani a vaccinarsi e nel periodo 78- 79 apparvero altri casi di Guillen-Barrè, di cui il 67% era già stato vaccinato nel 1976. Secondo uno studio del CDC, i bambini vaccinati avevano un’incidenza 5 volte maggiore di contrarre il virus del vaccino stesso e quindi l’influenza.

Vaiolo

Kittel verifica che, dopo l’antivaiolosa, 3297 bambini hanno riportato danni all’udito e 71 sono rimasti sordi. Bambini che hanno ripetuto l’antivaiolosa diverse volte presentano delle aberrazioni cromosomiche nei loro globuli bianchi. Miller (1967) descrive nove pazienti che svilupparono la sclerosi multipla dopo la prima o la seconda vaccinazione antivaiolosa. I sintomi apparvero tra le 7 e le 48 ore oppure a distanza di 7-14 giorni. Efficacia: Il Messico e l’India hanno subito le epidemie di vaiolo più violente e mortali, sebbene le loro popolazioni fossero state rispettivamente completamente e parzialmente vaccinate. In Italia già nel 1887-89 la morte per vaiolo tra i vaccinati era equivalente a quella tra la popolazione non vaccinata. In Gran Bretagna la vaccinazione anti-vaiolo divenne obbligatoria nel 1853 e vent’anni dopo, nel 1870-71, si manifestò la più spaventosa epidemia della storia (23.000 morti); nei decenni successivi la mortalità da vaiolo in Gran Bretagna diminuì in modo perfettamente parallelo alla diminuzione del tasso di vaccinazione.

UN PROGRAMMA DI PREVENZIONE AD HOC

Quanto sopra si limita a focalizzare alcune condizioni clinico-epidemiologiche che impongono cautela nella vaccinazione indiscriminata. Il principio della cautela, altrove impiegato ad esempio nella contaminazione elettromagnetica, indica che comunque esso va seguito ed applicato. Basterebbe un solo caso di patologia da introduzione vaccinale per imporre un principio di cautela, ovvero un principio di esecuzione vaccinale controllata.

Le motivazioni addotte sono sufficienti e bastevoli per imporre un Programma di Prevenzione non solo delle patologie sottoposte a vaccinazione (Polio, Morbillo, Difterite, Epatite, e soprattutto Influenza) ma di prevenzione delle complicanze attese. Si esclude che si possa continuare senza una programmazione in tal senso anche per i costi che le patologie da complicazione e iatrogene implicano.

Pertanto si richiede una politica sanitaria di maggiore controllo della prevenzione vaccinale:

· visita clinica presso le ASL prima della pratica vaccinale;

· obbligatorietà della prescrizione medica vaccinale;

· imposizione di sanzioni penali per coloro che praticano autovaccinazioni e per coloro che vendono prodotti vaccinale senza prescrizione medica.

Estratto dall’ultimo comunicato ufficiale del CONDAV (COORDINAMENTO NAZIONALE DANNEGGIATI DA VACCINO) consultabile qui:
http://www.webalice.it/mymmouth/Doc/CONDAV-IV-Giornata-Memoria%20.pdf

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA

Dipartimento di Scienze Biomediche
Cattedra di Malattie dell’Apparato Respiratorio
Titolare:Prof. Aldo Ferrara
Policlinico Le Scotte 53100 SIENA
tel.335/60.88.705 – 0577/23.34.78-
E-mail: aldoferrara@libero.it; ferrara@unisi.it

Estratto dall’ultimo comunicato ufficiale del CONDAV
(COORDINAMENTO NAZIONALE DANNEGGIATI DA VACCINO) consultabile qui:
http://www.webalice.it/mymmouth/Doc/CONDAV-IV-Giornata-Memoria%20.pdf All.n. 4

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