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Fonte: http://italiadallestero.info/archives/2365

Pubblicato Mercoledì 10 Dicembre 2008 in Spagna

[El Pais]
Il secondo canale della televisione pubblica italiana, RAI2, ha trasmesso lo scorso lunedì una versione censurata del film Brokeback Mountain. La storia d’amore tra i due cowboy è stata mandata in onda alle 22:45 anziché alle 21:00 perché si tratta di un film adatto ad un pubblico di maggiori di 14 anni, però è stata trasmessa una versione che tagliava le scene più esplicite. Tra queste, è stata eliminata la sequenza dell’incontro sessuale nella tenda da campeggio. “Vedere il film con quei tagli è come vedere la Gioconda senza la testa”, ha detto Luxuria, la transessuale più famosa d’Italia ed icona del movimento gay.

Le associazioni di omosessuali hanno denunciato la censura in “stile oscurantista anni cinquanta” ed hanno reclamato responsabilità alla RAI, chiedendo che si dissolva il clima di “omofobia crescente”. RAI 2, controllata politicamente dalla Lega Nord, ha spiegato in una nota che si è trattato di un “errore” poiché aveva incaricato alla casa distributrice una copia con visto censura che fosse adatta a tutti i tipi di pubblico “per una eventuale trasmissione senza restrizioni di orario”.

La RAI riconosce di non avere verificato la versione trasmessa in antenna ed ha pensato “che fosse l’originale”. Il direttore di RAI 2, Antonio Marano, si è impegnato a ritrasmettere il film senza tagli. La pellicola ha ricevuto il Leone d’Oro al Festival di Venezia 2005, tre premi Oscar e quattro Golden Globe.

Persino il centro destra ha reagito. Benedetto della Vedova, deputato del Popolo della Libertà, non capisce perché la RAI censuri scene analoghe a quelle che contengono la maggior parte dei film trasmessi nella stessa fascia oraria. “Se la censura si applica non per il contenuto duro delle scene ma per la naturalezza omosessuale della relazione, considerata pornografia di per sé, si passa dal grottesco all’accanimento discriminante”.

La associazione dei consumatori ADUC ha chiesto ai cittadini “indignati” di non pagare il canone RAI, la tassa di 106 euro che spetta ai proprietari di un apparecchio televisivo.

[Articolo originale di MÓNICA ANDRADE]

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