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Fonte: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/politica/la_cultura_della_bancherella.php

Riporto una intervista ad Antonio Di Pietro, rilasciata a l’Unità di oggi, in tema di elezioni in Abruzzo e Vigilanza Rai.

Antonio Di Pietro: Silvio Berlusconi è un corruttore politico e il candidato Pdl in Abruzzo è espressione di quella cultura, la cultura della bancarella.

L’Unità: Di Pietro, la trovata della bancarella di Gianni Chiodi, il candidato Pdl, che ha chiesto il curriculum in cambio di un futuro professionale, secondo lei è frutto di una certa cultura. Quale?
Antonio Di Pietro: Partiamo dal soggetto proponente: il candidato del Pdl. E’ chiaro che è applicato il “modello berlusconiano di governo” che paga il consenso attraverso il vecchio metodo della lottizzazione politica elettorale: una scarpa oggi e una dopo le elezioni, riducendo i cittadini a sudditi. O fai parte del gruppo di potere o non ti toccano nemmeno le briciole. Mi spiego: la loro logica è ”se fai parte del gruppo bene, altrimenti nemmeno le briciole”.

L’Unità: Se fosse cosi non ci sarebbe speranza…
Antonio Di Pietro: Infatti non sarò cosi perché loro fanno un ricatto elettorale e noi diciamo che il presidente del centrosinistra che governerà la Regione farà gli interessi di tutti i cittadini: è questa la differenza.

L’Unità: L’Abruzzo ha un rilievo politico ben maggiore dei suoi confini geografici. Berlusconi ci ha trascorso un intero fine settimana.
Antonio Di Pietro: Berlusconi va in Abruzzo a fare spot, non a presentare progetti per un rilancio di quella regione. Posso leggere la prima pagina di un provvedimento giudiziario?

L’Unità: A cosa si riferisce?
Antonio Di Pietro: All’ordinanza di misura cautelare che riguardava l’assessore regionale alla Sanità Vito Domenici. Inizia cosi: “intorno al finire dell’anno 2003 con deleghe alla Sanità riconosciute all’assessore Domenici iniziava la predisposizione di un vero e proprio apparato organizzativo voluto e attuato nell’ambito della giunta regionale del governatore Pace… di poteri idonei a intervenire e decidere ogni aspetto della sanità al di fuori degli ambiti istituzionali”. La nuova stagione di Tangentopoli in Abruzzo è iniziata nel 2003 con una giunta di centrodestra. Riconsegnare questa regione al Pdl è come consegnare il pronto soccorso a Dracula.

L’Unità: Berlusconi dice che Chiodi ha undici punti di vantaggio, lei sostiene che la luna di miele è finita…
Antonio Di Pietro: Il vantaggio di cui parla è tutto da dimostrare, mentre la luna di miele finisce sicuramente quando i cittadini si rendono conto che il premier sta giocando con i loro bisogni. Agli elettori diciamo che la nostra coalizione è composta di persone per bene, con il certificato penale e quello dei procedimenti pendenti puliti. Siamo la vera svolta rispetto alla storia Pace-Del Turco e siamo coerenti, come ha dimostrato la vicenda della vigilanza Rai. In questa storia non si muoverà foglia finché Berlusconi non vorrà. Villari è stato mandato li dopo aver dato ampie rassicurazioni che non avrebbe mollato la poltrona. Orlando è una proposta nobile avanzata dal segretario del Partito Democratico quando Orlando si è fatto indietro per mettere a nudo l’alibi di Villari. Veltroni ed io siamo stati vittime di un Giuda che ha tradito per trenta denari. Ma più che Villari denuncio il Diavolo tentatore…

L’Unità: Di Pietro, già il premier ha minacciato di querelarla…
Antonio Di Pietro: Non temo le sue querele. Le minaccia e non le fa. Per me sarebbe un onore, perché un tribunale dovrebbe finalmente stabilire se dico il vero o il falso quando lo definisco un corruttore politico: è reo confesso sul punto.

L’Unità: Reo confesso?
Antonio Di Pietro: Si, dopo aver negato per anni di avermi offerto un posto come ministro degli Interni, l’altra sera in Tv lo ha pubblicamente ammesso. Lo ha fatto due volte, nel 1994 e nel 1995. Ribadisco che ha tentato anche, attraverso il presidente del senato Schifani, un abboccamento con il candidato alla presidenza Orlando e lo ha fatto tre anni fa con De Gregorio dando alla sua associazione 6-700 mila euro, denunciati alla Camera, all’indomani della sua elezione a presidente della Commissione Difesa.

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