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Fonte: http://www.carta.org/campagne/ambiente/16135

Le ripercussioni della crisi finanziaria sul settore automobilistico erano prevedibili: l’automobile è un prodotto obsoleto, non più in grado di sopravvivere nelle forme in cui si è sviluppato nel secolo scorso. Esse urtano con i limiti di spazio [soprattutto urbano], di risorse [soprattutto energetiche] e ambientali (soprattutto emissioni sia climalteranti [CO2] che inquinanti [Pm 10 e 2,5]. L’impiego di risorse materiali e finanziarie che l’auto comporta non potrà più essere retto dato che i redditi della maggior parte della popolazione sono destinati a contrarsi. La crisi dell’industria automobilistica, non ha altra soluzione possibile che una drastica riconversione verso sistemi di mobilità sostenibile compatibili con i vincoli ambientali del pianeta: fondati sul trasporto di massa e di linea e sul trasporto di vicinato flessibile. Qualsiasi tentativo di salvare l’industria dell’auto puntando su motori più efficienti, vetture meno ingombranti o soluzioni tecniche più sofisticate è destinata a fallire; le risorse riversate sul settore per salvaguardarne l’assetto attuale sono puro spreco.

Prioritario è ovviamente salvaguardare non tanto il posto di lavoro quanto i redditi e le prospettive occupazionali dei milioni di lavoratori impegnati in questo settore [in Europa 12 milioni]. Ma non mancano opportunità e sbocchi produttivi per una riconversione in settori che rispondano alle esigenze poste dalla crisi ambientale: energie rinnovabili, efficienza energetica, riadeguamento degli edifici e del tessuto urbano; poi acque, territorio, agricoltura rispettosa della biodiversità, ecc. Una riconversione che non può essere gestita dall’alto né affidata ai gruppi responsabili della crisi attuale; richiede interventi capillari, diffusi sul territorio, flessibili, modulati sulle caratteristiche di ogni comunità.

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