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Fonte: http://storiadiierioggidomani.blogspot.com/2008/09/la-crisi-del-caucaso-e-la-guerra.html

Durante i primi giorni di conflitto, essendo in pieno agosto, non ho avuto modo di seguire con attenzione gli avvenimenti che si stavano verificando nel Caucaso, ma ascoltando i media occidentali, venne fuori apertamente che si trattava di un’aggressione russa alla Georgia. Solo attraverso un’informazione più accurata ed ampia, ho avuto modo di approfondire la questione. Si capisce chiaramente come l’occidente o meglio i media occidentali abbiano scelto fin dall’inizio del conflitto a chi assegnare torti e ragioni, omettendo spesso verità non trascurabili, come il fatto che la presenza di militari russi in Ossezia ha una funzione di peacekeeping e si inserisce in un programma di pacificazione concordato a livello internazionale. Certamente la reazione militare russa è stata durissima, d’altro canto questo è un elemento innegabile in un conflitto, ma la guerra in Caucaso ha inizio con l’attacco georgiano all’Ossezia del Sud ed alle truppe russe, quest’ultime ribadisco erano presenti in quei territori con un mandato internazionale di interposizione. I mass media russi, stampa, TV, radio ed internet sono tra l’altro meno schierati con il governo di quanto i mezzi di informazioni occidentali li dipingano. Basti pensare ai rinomati analisti come Vladimir Pozner o come la fondazione Carnegie di Mosca che hanno un atteggiamento più collaborativo con gli USA e l’Europa e sicuramente queste voci erano ancora più forti sotto la presidenza Eltsin di quanto non lo siano oggi, ma comunque continuano ad avere un ruolo determinante nel panorama mediatico russo. Ritornando al tema centrale dell’articolo, c’è da dire che il mondo non ha saputo che tra il 7-8 agosto, le truppe georgiane hanno aggredito l’Ossezia del Sud radendo al suolo la città di Tskhinvali e uccidendo quasi 3.000 civili. Come è possibile che l’opinione pubblica mondiale non abbia saputo niente di ciò che la dirigenza russa ha definito con santa ragione Genocidio? Allo scoppio della guerra molti analisti russi hanno dichiarato: “Stiamo perdendo la guerra dell’informazione” ed in effetti l’8 agosto la CNN riportava “La Russia invade la Georgia”. Nelle prime ore di conflitto il compito principale dei media è stato sorvolare sulla notizia dell’aggressione georgiana e scaricare ogni responsabilità a Mosca. L’attacco georgiano all’Ossezia del sud ed alle truppe russe e la conseguente risposta russa, si è conclusa con il riconoscimento da parte di Mosca delle due repubbliche georgiane di Abkhazia e Ossezia del sud. Il conflitto in questione, per la prima volta dopo l’ex URSS ha mostrato al mondo una recuperata azione militare di Mosca e senza manifestare il minimo timore nei confronti degli Stati Uniti. Naturalmente la Russia forte del precedente del Kosovo, ha intrapreso quest’azione a difesa dei territori secessionisti. Già nel 2006 il Ministro degli esteri russo aveva più volte avvertito Condoleeza Rice e l’Europa che un riconoscimento del Kosovo avrebbe costituito un precedente pericoloso per il Caucaso. La crisi georgiana va letta comunque in profondità e le contraddizioni georgiane sono emerse non solo a seguito della risposta del Cremlino, ma soprattutto a causa dell’affermazione del progetto georgiano ultranazionalista, che ha inteso applicare in un territorio plurietnico e plurilinguistico, un’identità omogenea a tutti i costi. Oggi sembra che l’accordo sul piano di pace presentato dalla Francia firmato da Tblisi e Mosca potrebbe essere il primo passo verso una distensione ma i negoziati con la Polonia per la costituzione del progetto dello scudo spaziale potrebbero portare nuove tensioni con il Cremlino.

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